Attori e stupefacenti

Articolo di Gordiano Lupi

Una legge sulla droga da tutti riconosciuta come formalmente ingiusta ha causato per anni carcerazioni indiscriminate di giovani sorpresi a consumare droga. Tra questi spesso sono finiti attori e uomini di spettacolo, visto che la normativa metteva sullo stesso piano spacciatori e tossicomani. Il punto in discussione è stato per anni l’articolo 6 comma 4 della legge 22 ottobre 1954 numero 1041, detenzione  e uso di sostanze stupefacenti. Una legge che comminava pene identiche per reati diversi, quali sono il commercio e il consumo personale di droga, violando il principio costituzionale di uguaglianza. Tanta gente ha dovuto passare mesi e anni in cella per un grammo di canapa indiana o per una capsula di acido lisergico, a causa di una polizia troppo zelante nel comminare l’arresto obbligatorio. Vale per tutti l’esempio di Lelio Luttazzi rinchiuso per un semplice sospetto in una cella di Regina Coeli, ad attendere ventinove giorni prima che gli venga riconosciuto il diritto alla difesa. Luttazzi alla fine riesce a spiegare l’equivoco ed è liberato con tante scuse, ma dopo un evidente clamore sollevato pure a mezzo stampa. L’attore ha citato per danni lo Stato chiedendo un risarcimento di cento milioni di lire.

La sera del 6 agosto 1970, William e Carol Berger si trovano coinvolti in un caso simile nella loro villa di Positano dove ospitano sette amici. Carol è malata di cancro e William le vuol regalare un po’ di serenità in un posto di fronte al mare, in una casa sempre aperta ad amici di ogni tipo. La polizia fa irruzione nella villa e viene rinvenuta una tabacchiera con dentro un pizzico di marijuana troppo secca per essere fumata. William e Carol Berger affermano di non aver mai visto la tabacchiera ma vengono arrestati lo stesso insieme ai loro ospiti. Un controllo medico successivo sentenzia che alcuni degli arrestati sono in stato di intossicazione. William e Carol Berger scontano un lungo periodo in cella, poi nel manicomio di Pozzuoli e infine in ospedale. Un paio di mesi dopo l’arresto, priva delle cure necessarie per la sua grave malattia e sconvolta dall’esperienza del manicomio, Carol muore a Napoli nell’ospedale degli incurabili. Possiamo dire che è la macchina della giustizia italiana a fermare la sua vita, per la mancata assistenza medica e per la brutalità del nostro sistema detentivo. A William viene concesso di partecipare al suo funerale ma solo con le manette ai polsi e allora lui rifiuta sdegnosamente. Berger deve passare altri sei mesi in carcere prima del processo e alla fine il tribunale lo assolve perché la tabacchiera non era sua e lui non l’aveva mai vista. Anche la defunta Carol è dichiarata innocente e la tabacchiera colpevole di tutto non troverà mai un padrone (1).

Note

(1) Nerio Minuzzo – “Da Luttazzi a Clementi” – da l’Europeo del 10 gennaio 1971

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