Laura Antonelli, tra censura, Malizia e storie di droga

Articolo di Gordiano Lupi

Io e Laura Antonelli purtroppo abbiamo in comune una cosa sola: la data di nascita. Siamo entrambi nati il 28 novembre, segno zodiacale irrequieto da insoddisfatti giramondo del sagittario, solo che lei è del 1941 e io del 1960. Diciannove anni di differenza che mi hanno permesso di eleggerla a simbolo della mia adolescenza irrequieta, sconvolta da Malizia e dalle sua calze autoreggenti sfoggiate dall’alto di una scala.  Laura Antonelli è istriana di Pola ma si diploma al liceo di Napoli e dopo si laurea all’ISEF e diventa insegnante di educazione fisica. Debutta in televisione nella popolare trasmissione pubblicitaria “Carosello” e nel 1966 anche nel cinema con il Franco & Ciccio movie Le spie vengono dal semifreddo di Mario Bava, parodia spionistica nella quale recita pure Vincent Price nei panni del terribile dottor Goldfoot. Per una giovanissima Laura Antonelli è il debutto assoluto, pure se nello stesso anno risulta nel cast de Lesedicenni di Luigi Petrini e di Scusi, lei è favorevole o contrario? di e con Alberto Sordi (alla sua seconda regia). Nel 1969 partecipa a Larivoluzione sessuale di Riccardo Ghione, film del filone contestatario scritto e sceneggiato da un esordiente Dario Argento. Nel 1969 Laura Antonelli recita nel bel noir Un detective di Romolo Guerrieri accanto ad altre bellezze come Florinda Bolkan, Delia Boccardo, Susanna Martinkova (una specie di sosia di Patty Pravo) e Silvia Dionisio. L’arcangelo di Giorgio Capitani e il tv movie Gradiva di Giorgio                                                                                                                                                                                                                                                   Albertazzi sono ancora interpretazioni del 1969 che per la bella attrice istriana si chiude con una parte da protagonista in Venere in pelliccia di Massimo Dallamano. La pellicola si trova citata anche come Le malizie di Venere o Venere nuda ed è tratta dal romanzo “La venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch. Laura Antonelli è Wanda de Dunaieff che sfoggia una mise insolita a base di capelli biondi, frusta in mano e sexy bikini di stoffa che fa vedere tutto. Il film è un cult di Dallamano ma è pure la pellicola più ricercata da parte dei fans di Laura Antonelli che hanno l’occasione di vederla molto nuda, forse più del solito. Laura Antonelli fa la parte di una ninfomane che porta al delitto il vecchio e ricchissimo spasimante. Si tratta di un porno – soft molto spinto che fece andare in bestia la censura del tempo che sequestrò pure i manifesti. L’unico problema è che il vero film girato nel 1969 e uscito in Germania come Venus in Pelz da noi non è mai arrivato perché l’ha bloccato la censura. Ci dobbiamo contentare di un’edizione tagliatissima del 1973 editata prima come Venere nuda e poi come Le malizie di Venere. Il film uscì in Italia sei anni dopo per sfruttare l’onda del successo strabiliante di Malizia, pellicola capostipite di una serie di formidabili “peccati in famiglia”. Come si può immaginare nelle due versioni italiane mancano quasi tutte le scene di sesso per le quali il film è famoso e ricercato dai collezionisti che tentano di accaparrarsi le copie disponibili sul mercato tedesco. Dallamano fu costretto a girare persino delle parti di raccordo con attori nuovi perché la pellicola italiana avesse un senso.

Sledge di Giorgio Gentili e John Sturges (1970) è un film di poca importanza nella carriera di Laura Antonelli, come lo è Incontro d’amore a Bali di Ugo Liberatore e Paolo Heusch (1970). L’ultimo però merita qualche parola di commento perché  unisce l’apparizione di una sconosciuta e bellissima Antonelli a quella di Ilona Staller al debutto assoluto, quando ancora si chiamava Elena Mercuri e usava il cognome del primo marito. Il film è citato da Nanni Moretti in Io sono un autarchico (1976), quando il regista intellettuale per eccellenza si dichiara innamorato di Laura Antonelli che segue da sempre.  Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile (1970) è il film che lancia Laura Antonelli come sex simbol in un Buzzanca movie che deve molto al suo seno generoso e alle gambe lunghissime di trentenne eccitante e giovanile. Nella pellicola (ambientata a Verona) la Antonelli recita in dialetto veneto accanto a Lando Buzzanca e si mostra molto nuda in una storia che anticipa temi e situazioni che Tinto Brass svilupperà ne La chiave (1983). Il merlo maschioè uno dei migliori film di Pasquale Festa Campanile ed è tratto dal racconto Il complesso di Loth di Luciano Bianciardi. Laura Antonelli partecipa adue film francesi, Gli sposi dell’anno secondo di Jean Paul Rappeneau (1971), una commedia di cappa e spada  e Trappola per un lupo (1972) di Claude Chabrol, una storia a tinte gialle sulla vita in provincia e le sue miserie. I due film vedono protagonista Jean Paul Belmondo che Laura conosce sul set e poi finisce con l’innamorarsi di lui, dando il via a una lunga relazione. Laura Antonelli torna accanto a Buzzanca nel film All’onorevole piacciono le donne di Lucio Fulci(1972), una satira graffiante e riuscita dell’Italia democristiana che presenta un’interessante parte onirica e alcune sequenze erotiche molto piccanti. Il film viene sequestrato e tagliato dalla censura a causa della somiglianza tra il personaggio di Buzzanca e il ministro Colombo. Si prendeva in giro un potente politico democristiano e soprattutto lo si faceva ricorrendo al sesso e alla trasgressione, cosa che al tempo dava molto fastidio. Noi ricordiamo soprattutto una sexy Antonelli vestita da suora, l’albero dei culi femminili e l’onorevole De Puppis che in sogno tasta sederi a più non posso. C’erano anche altre bellezze femminili in questo film che la televisione passa spesso a notte fonda (tagliato): Agostina Belli, Eva Czemerys e Anita Strindberg.

L’anno fondamentale della carriera di Laura Antonelli è però il 1973 che segna l’exploit di Malizia per la regia di Salvatore Samperi. La nostra attrice è Angela, una bella e giovane cameriera che finisce a servizio di una famiglia composta da un ricco vedovo siciliano (Turi Ferro) e tre figli maschi. Tutti la spiano e la corteggiano e lei diventa una presenza fondamentale nella casa, contesa dagli uomini che ci vivono. La malizia del film sta proprio nel fatto che la donna è consapevole di queste attenzioni maschili che provoca esibendosi in conturbanti spogliarelli. Alla fine la cameriera sposerà il vecchio riccone ma si concederà la notte prima delle nozze al figlio quattordicenne (lo sfortunato Alessandro Momo che morirà giovanissimo). Il film è il capostipite di tutte le malizie all’italiana che verranno ed è il primo di una lunga serie di sexy commedie a base di docce nude, reggicalze ammiccanti e voyeurismo spicciolo. Se proprio si vuole essere precisi il primo film su tale argomento è Grazie ziadi Salvatore Samperi (1968)con Lisa Gastoni, ma questa pellicola è decisamente più studiata e vuole affrontare aspetti più sociologici. Con Malizia per la prima volta si vedono scene di adolescenti che spiano dal buco della chiave e il film è davvero un capolavoro di erotismo soffuso e malizioso. Laura Antonelli è l’interprete ideale di una pellicola fondamentale nel genere che la lancia improvvisamente verso il successo. Il film incassa molto (cinque miliardi e mezzo), fa grande scalpore e inaugura il sottogenere dei “peccati in famiglia” che fa proliferare una serie infinita di nipoti, adolescenti, cameriere e servette in calore che se la fanno con vecchi ricconi e mettono in crisi adolescenti inquieti. La Antonelli che sale sulla scala per spolverare e mostra le splendide gambe fasciate da calze nere con la riga e tenute ferme dalla giarrettiera, rimane un simbolo dell’erotismo anni Settanta, raccontato al cinema da femmine seducenti e maschi inevitabilmente voyeur. Ma pure l’immagine di lei seduta sul letto che si sfila le calze nere è un’altra sequenza molto sensuale  che pure a distanza di anni mantiene la sua carica erotica. Per finire ricordiamo Alessandro Momo armato di torcia che insegue Laura Antonelli illuminandone seno e cosce in una frenetica caccia a scopo sessuale.  Malizia è un film che contiene tutto il gusto del peccato e una forte carica di sensualità morbosa, però non scade mai nel cattivo gusto e la sua forza sta proprio in quel vedere-non vedere che Samperi mette sulla scena con grande bravura. Laura Antonelli che si abbandona al voyeurismo di tutti gli uomini della casa è l’attrice che si lascia spiare da tutto il pubblico in sala, la donna dei nostri sogni che osserviamo sicuri di non essere visti. 

Il grande successo ottenuto con Malizia fa sì che la Antonelli viene notata dal grande Dino Risi che la dirige magistralmente in Sessomatto (1973), film composto di nove episodi che la vede protagonista insieme al bravo Giancarlo Giannini. La pellicola registra anche la presenza di attori del calibro di Duilio Del Prete, Paola Borboni e Alberto Lionello e offre alla bella attrice l’opportunità di dimostrare ancora una volta la sua bravura.

Salvatore Samperi, un antesignano del cinema erotico all’italiana, la vuole ancora con sé per ricostruire l’accoppiata vincente di Malizia con Alessandro Momo. Il film è Peccato veniale (1974) ed è un altro successo senza precedenti, pure se risulta più debole di Malizia.

Laura Antonelli è all’apice del successo ed è questo il momento migliore della sua carriera. La chiamano per fare di tutto e la sua presenza in un cast basta da sola a garantire il successo della pellicola. Il pubblico paga per vederla, per ammirare il suo corpo nudo e i suoi sguardi maliziosi e provocanti. Tra il 1974 e il 1976 Laura Antonelli viene diretta da tre grandi registi come Luigi Comencini, Giuseppe Patroni Griffi e Luchino Visconti con interpretazioni  che la decretano attrice di grande livello. I contesti dei tre film sono dannunziani e decadentistici: Mio Diocome sono caduta in basso di Luigi Comencini (1974), Divinacreatura di Giuseppe Patroni Griffi (1975) e L’innocentedi Luchino Visconti (1976).

Laura Antonelli dopo le tre prove d’autore torna a ruoli erotico-maliziosi che forse le sono più consoni. Alla fine degli anni Settanta il panorama del cinema comico-erotico vede un fiorire di insegnanti, dottoresse, infermiere, assistenti sociali e chi più ne ha più ne metta. Laura Antonelli interpreta molti ruoli della commedia sexy e ne risulta un’icona fondamentale, ma non sarà mai una delle tante comparse che recitano ruoli a imitazioni di altre. Non vedremo mai Laura Antonelli nella parte di una liceale, di un’insegnante o di un’infermiera, lei fornirà sempre un’interpretazione personale ai ruoli proposti. Tra l’altro i suoi film classificabili come commedie erotiche risultano molto castigati. Mogliamante di Marco Vicario (1977) vede Laura Antonellli piuttosto nuda nei panni di una donna che pratica il libero amore nel Veneto di inizio secolo. Gran bollito di Mauro Bolognini (1977) è una commedia nera ispirata alla vicenda reale della saponificatrice di Correggio che metteva a bollire le persone nella soda caustica. Letti selvaggi di Luigi Zampa (1979) è la classica commedia a episodi che in Italia non ha mai riscosso molto successo. Il malato immaginario(1979) di Tonino Cervivede la Antonelli accanto al grande Alberto Sordi per una rivisitazione non troppo riuscita e in chiave erotica e romanesca della commedia di Moliere.Mi faccio la barca di Sergio Corbucci (1980) presenta la Antonelli a fianco di Johnny Dorelli che è un dentista che per riconquistare la ex moglie borghese si compra la barca. Un puro film erotico-malizioso con Laura Antonelli lo dirige ancora l’esperto Salvatore Samperi ed è Casta e pura (1981) che annovera alcuni attori interessanti come Massimo Ranieri, Fernando Rey, Enzo Cannavale e Christian De Sica. Casta e pura è un ottimo film che cerca di ricreare le atmosfere erotiche di Malizia pur inserendole in un contesto diverso.

Viuuulentemente… mia di Carlo Vanzina (1982) va riscoperto perché è uno dei migliori film del periodo terrunciello di Diego Abatantuono. Laura Antonelli è una ricca finanziera che il poliziotto Abatantuono deve arrestare e portare in Italia, ma la trama conta poco perché il film si regge solo sulle battute di Abatantuono e sulle grazie (non tropo esposte) della Antonelli. Porca vacca di Pasquale Festa Campanile (1982) è ambientato nella Prima guerra mondiale ed è davvero un film da dimenticare, con la Antonelli che fa la parte di una contadina.  Sesso e volentieri di Dino Risi (1982) è ancora un film a episodi e non è certo uno dei migliori di Dino Risi. La gabbia di Giuseppe Patroni Griffi (1985) è un film scritto da Francesco Barilli e sceneggiato da Alberto Silvestri e Lucio Fulci che poi ne realizzerà una sua versione da regista ne Il miele del diavolo (1986) con Corinne Clery. Si tratta di un insolito thriller erotico, quasi un pezzo unico nei film interpretati da Laura Antonelli che recita una parte morbosa e viene ripresa in molte scene audaci. Si tratta di un buon soft d’autore che però ha il limite di risultare poco incisivo e molto frenato proprio nei frangenti che dovrebbe spingere sull’acceleratore.

Grandi magazzini di Castellano e Pipolo (1986) è ancora peggio e fa parte di una nuova tipologia di film che volevano far sorridere senza dar fastidio a nessuno. Tanti attori come Montesano, Pozzetto, Manfredi, Villaggio, Banfi, Boldi, Ciavarro. Molte belle donne come Muti, Parisi, Grandi e Antonelli. Il risultato è pessimo, una serie di sketch a incastro ambientati in un grande magazzino che sa di lunga barzelletta senza molto senso. Il film è povero di idee e procede stancamente. Laura Antonelli fa una breve apparizione un po’ svestita, ma niente di eccezionale. Rimini Rimini di Sergio Corbucci (1986) è più divertente, anche se certe commedie ormai sono alla frutta e la televisione è alle porte. Laura Antonelli è una vedova da consolare e il suo episodio si inserisce in una serie di storie ambientate al mare che vedono protagonisti femminili come Eleonora Brigliadori, Serena Grandi e Sylva Koscina. Niente di speciale, in ogni caso. Villaggio, Calà, Micheli e Roncato provano a far ridere ma non sempre ci riescono. La Venexiana di Mauro Bolognini (1986) è una commedia ambientata nella Venezia del Settecento che ci mostra con generosità la Antonelli senza veli. Pure Monica Guerritore si dà da fare mica male e dimostra le sue ambizioni nel campo del cinema erotico. La preda contesa è il bel Jason Connery che finisce prima nel letto della vedova matura (Antonelli), poi in quello della giovane dama (Guerritore). Più erotico che commedia e in ogni caso un film da rivedere soprattutto per ammirare la bellezza delle due attrici. Robadaricchi di Sergio Corbucci (1987) ci presenta un cast con Serena Grandi, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Lino Banfi Claudia Gerini e Laura Antonelli. L’avaro di Tonino Cervi (1990) è un altro adattamento erotico di Molière con Alberto Sordi nei panni di un Arpagone romanesco che fa il tenutario di un bordello e presta i soldi al Papa. Ci sono anche Anna Kanakis, Miguel Bosè, Christopheer Lee E Marie Laforet. Degni di nota soltanto i costumi, ma il film è pessimo.

Laura Antonelli purtroppo gira l’inutile e pessimo Malizia 2000 di Salvatore Samperi (1991), che non solo non ripete il successo del suo film simbolo ma soprattutto ne segna l’amara e definitiva uscita dalle scene, causata dalle conseguenze di inadatte cure cosmetiche. Laura Antonelli viene sottoposta a una serie di iniezioni di siero antirughe per renderla attraente e giovanile, adatta al ruolo sexy che la sceneggiatura le imponeva. Purtroppo le iniezioni le deturpano il volto, la faccia si gonfia mostruosamente, le foto del disastro fisico fanno il giro del mondo e contribuiscono al flop della pellicola. Laura Antonelli chiede tre miliardi di danni alla produzione che non si prende nessuna responsabilità. Triste uscita di scena per un’attrice simbolo del cinema erotico italiano che si congeda dal suo pubblico con un film da dimenticare. Accanto a lei ci sono Turi Ferro, Roberto Alpi, Luca Ceccarelli e Barbara Scoppa. Laura Antonelli è ancora Angela, adesso ex cameriera e adesso moglie trascurata e sfiorita di Turi Ferro, che si riaccende di passione per il giovane figlio di un archeologo. Il film è davvero brutto, mal recitato e soprattutto per niente erotico, costellato di pessimi e improbabili dialoghi, di situazioni grottesche e paradossali che ne fanno solo un’icona del trash. Peccato.

Il famigerato siero antirughe produce il disastro fisico e tutto questo conduce Luara Antonelli a crisi mistiche e a tristi vicende giudiziarie, si parla di cocaina e di giri strani, tanto che il 27 aprile 1991 viene arrestata nella sua casa, a Cerveteri. La polizia trova 36 grammi di cocaina, corrispondenti a 162 dosi. Laura Antonelli è condannata in primo grado dal Tribunale di Civitavecchia a tre anni e sei mesi di reclusione e da allora per lei comincia il calvario, viene isolata dal mondo dello spettacolo e abbandonata dai falsi amici, vive sola, distrutta nel fisico e nell’anima. Dopo nove anni dalla sentenza di condanna per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, viene assolta dalla seconda Corte di appello di Roma perché il fatto non costituisce reato, in quanto la droga era per uso personale. Un epilogo che riabilita la bella attrice di Pola dopo lo scalpore seguito all’arresto e al periodo di carcere scontato dopo il ritrovamento della droga. Il risarcimento danni concesso alla Antonelli è irrisorio, visto che nove anni di processo prima della definitiva sentenza che la scagiona da ogni colpa, una vita artistica e la mente rovinata, vengono monetizzati solo diecimila euro (1). Nella vita di Laura Antonelli ci sono stati un arresto infamante per droga, una condanna in primo grado, un processo lungo nove anni prima di arrivare alla sentenza che la assolve, una serie di gravi disturbi psichici, la fine della sua carriera di attrice, la rovina della sua vita. Per questo processo lumaca il ministero della Giustizia è stato condannato dalla Corte di appello di Perugia a versare diecimila euro all’attrice Laura Antonelli a titolo di risarcimento per i danni psichici subiti. Una cifra modesta che non è assolutamente sufficiente a coprire i danni fisici e di immagine patiti a causa della “irragionevole durata del procedimento” (2).

Secondo i legali dell’attrice, Lorenzo Contrada e Dario Martella, si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce il danno alla salute procurato dalla lungaggine di un procedimento giudiziario. Sull’entità del risarcimento “è evidente – dicono gli avvocati – che il danno patito dalla Antonelli sia di gran lunga maggiore. Presenteremo ricorso in Cassazione”. Laura Antonelli ha detto: “Continuerò la mia battaglia davanti alla Corte europea di Strasburgo per avere una maggiore soddisfazione a livello economico” (3). 

Laura Antonelli è una delle vittime illustri della repressiva legge n. 162 del 1990, cosiddetta Jervolino-Vassalli che punisce il semplice consumo di sostanze e afferma il concetto di “dose media giornaliera”. La legge 162 reprime chiunque consuma droghe. Così, il possesso di una quantità di sostanza inferiore alla dose media giornaliera fissata per legge comporta sanzioni amministrative (sospensione della patente, del passaporto, etc.) e al di sopra di quella soglia le sanzioni diventano automaticamente penali. Oltre alla Antonelli sono caduti sotto il rigore punizionista della 162 anche personaggi come Patty Pravo e Marco Bassetti, arrestati o sottoposti a giudizio talvolta solo per un paio di spinelli. Nel luglio 1991, nel giro di pochi giorni, tre persone arrestate per droga si suicidano in carcere. Tra di esse, Stefano Ghirelli: diciotto anni appena compiuti, incensurato, portato nel carcere di Ivrea poiché trovato con venticinque grammi di hashish, s’impicca dopo il rifiuto del giudice di concedergli la libertà provvisoria per “pericolosità sociale”. Si arriva così al “decreto Martelli”, n. 247, che nell’agosto 1991 rende non più obbligatorio l’arresto qualora la sostanza rinvenuta supera di poco la dose fissata dalle tabelle. Un tampone che non risolve il problema. Alla vigilia del referendum abrogativo, il governo Amato, anche sulla base di un impegno preso con Marco Pannella, il 12 gennaio 1993 emana un decreto che triplica i limiti previsti per la dose media giornaliera. La situazione attuale non è migliore perché la nuova legge Fini ha reintrodotto il concetto di “dose media giornaliera” o “dose massima consentita” che dir si voglia. Basta il consumo per finire dentro.

Note

(1) Redazionale – “Laura Antonelli: solo venti milioni di risarcimento” – da “La Padania” del 12 giugno 2003

(2) Articolo citato

(3) Articolo citato

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