Serena Grandi e le false accuse per sesso e droga

Articolo di Gordiano Lupi

Serena Grandi, nome d’arte di Serena Faggioli, nasce nel 1958 a Bologna e incarna nelle sue forme abbondanti l’italiana supermaggiorata che sprizza sensualità da tutti i pori.  Le sue curve morbide e lo sguardo voglioso tormentano le notti di adolescenti inquieti che inseguono i suoi film su televisioni private e le frequenti apparizioni televisive a trasmissioni come Drive In. Durante la notte del 19 novembre 2003 invece è lei a essere svegliata dalle forze dell’ordine con l’accusa di spaccio e detenzione di stupefacenti.

Serena Grandi debutta nel cinema nel 1980 con La compagna di viaggio di Ferdinando Baldi e la prima cosa che subito colpisce è il suo corpo  da maggiorata. Il suo seno materno e il sorriso sensuale la portano a contatto con Tinto Brass che la lancia nel cinema che conta con Miranda (1985), versione erotica de La locandiera di Goldoni. Brass viene dal grande successo di pubblico de La chiave, con la Sandrelli nuda come mai si era vista al cinema e ci riprova con le forme abbondanti della sua nuova scoperta. Serena Grandi è una locandiera libertina e femminista che si concede a Branciaroli e Occhipinti. Serena Grandi è la nuova regina dei B movies anni Ottanta 80 con film come Teste di quoio (1982), Malamore (1982), Sturmtruppen 2 – Tutti al fronte (1982), Acapulco, prima spiaggia a sinistra (1983). Dopo Miranda invece le propongono soggetti erotici e il cliché è sempre lo stesso del primo film di Brass: un soggetto letterario che la vede impegnata in una interpretazione molto fisica da nuova maggiorata. Ricordiamo su questa falsariga: Desiderando Giulia (1986) e L’iniziazione (1986), ma nel suo carnet ci sono anche molte commedie (Grandi magazzini, Rimini  Rimini, Roba da ricchi, Teresa, L’insegnante di violoncello) e film thriller con sottili venature erotiche (Le foto di Gioia e Delitto passionale). La Grandi torna a Tinto Brass con Monella (1988), dove però non è più la protagonista sensuale ma si deve accontentare del ruolo di madre dell’esordiente Anna Ammirati. L’ultimo film della Grandi è Radiofreccia di Ligabue (1998), dopo fa solo qualche commedia e un po’ di fiction televisiva.

Il 19 novembre 2003 si svolge un vero e proprio blitz antidroga nella Roma bene. Operazione Cleopatra, come  la chiamano gli inquirenti.

Tra le persone coinvolte ci sono nomi molto in vista del mondo dello spettacolo e della politica, si parla di diciannove indagati illustri. Pare che la cocaina sia legata a un giro di squillo da cinquanta euro al minuto e i fatti interesserebbero gli ambienti più esclusivi della capitale. Scattano subito ordini di custodia cautelare e si fanno molte perquisizioni negli ambienti del cinema, della politica e tra gli imprenditori illustri. Serena Grandi finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di spaccio di droga, ma subito si difende: “È un clamoroso errore giudiziario”. Nel giro dei sospetti per le squillo di lusso finisce anche l’ultima scoperta di Tinto Brass: Lyudmila Derkach, ex Miss Ucraina, 26 anni, che avrebbe organizzato numerosi festini a base di sesso e polvere bianca. Tinto Brass si chiama subito fuori e dichiara: “L’unica droga che conosco è il sesso”. Lyudmila Derkach è soltanto una sua attrice che fa una piccola parte nel pessimo film a episodi Fallo! (2003), del regista veneziano, ormai lontano dai fasti di un tempo. Tra gli indagati c’è anche Ernesto Ascione, 38 anni, titolare del ristorante “Le Iene”, marito di Nadia Rinaldi, attrice protagonista di Faccione di Christian De Sica (1990), coinvolta pure lei in un’indagine per droga del 1998.  Ma sono altri gli arrestati eccellenti, personaggi come Armando De Bonis, 57 anni, direttore di divisione del Ministero delle attività produttive. In carcere finiscono pure due finanzieri, Rocco Russillo e Stefano Donno, in servizio di scorta al senatore a vita Emilio Colombo, 83 anni, primo nome illustre nell’elenco dei presunti clienti del gruppo. In alcune intercettazioni, è lui a telefonare a uno degli spacciatori sollecitando un incontro e chiamandolo “Pino”. Poi nel giugno scorso uno spacciatore viene fermato in via Veneto perché parcheggia in sosta vietata e si giustifica dicendo che deve andare da Emilio Colombo. Il ministro nega tutto, sia per sé che per i suoi collaboratori. Sono coinvolti nell’indagine anche Giuseppe Galati della Udc, sottosegretario alle attività produttive, e Bruno Petrella di An, vicepresidente del consiglio provinciale di Roma. Pure loro negano. In ogni caso Colombo, Galati e Petrella sono considerati solo consumatori di cocaina e non vengono accusati di alcun reato, pure se oggi la nuova legge Fini li farebbe finire dritti in galera. Tra gli indagati compare anche un politico di Forza Italia, nella scomoda veste di cliente di una delle prostitute di lusso a domicilio. La tariffa media di questo giro di squillo d’alto bordo sarebbe di duemilacinquecento euro per un’ora scarsa di sesso. Sono previste trasferte in ogni parte d’Italia, San Marino e persino a Dubai. Pare che tutto sia organizzato dalla bionda Lyudmila Derkach, attrice scoperta di Tinto Brass che al momento dell’arresto è impegnata sul set dell’ultimo film di Pieraccioni: Il paradiso all’improvviso.

Un altro vip arrestato è Alberto Quinzi, 51 anni, contitolare del famoso ristorante romano “Quinzi e Gabrieli” che viene accusato di spaccio e favoreggiamento della prostituzione. Altri arrestati sono l’avvocato civilista Maurizio Tiberi, gli imprenditori Stefano Barbis, Francesco Ippolito e Maurizio Bigelli. Tra gli indagati ci sono anche i figli di tre, note dinastie industriali (1).

Lo scandalo scuote soprattutto il palazzo della politica perché parte che due militari della Guardia di Finanza arrestati (Rocco Russillo e Stefano Donno) facessero da intermediari fra gli spacciatori ed Emilio Colombo. Viene fuori che “il Presidente Colombo, da sempre, fa parte della clientela di Martello e che non può che rifornirsi da lui anche a costo di pagare, per lo stupefacente, dei prezzi particolarmente elevati”. Ci sono intercettazioni telefoniche che confermano tutto.
Ma a noi interessa il ruolo di Serena Grandi nella vicenda di droga e secondo le ricostruzioni dell’accusa pare che lei il 20 aprile alle 16.15 riceva una telefonata sospetta. La Grandi è all’aeroporto di Ciampino in attesa di partire con un’amica e riceve una telefonata che potrebbe far pensare a una richiesta di droga. L’uomo al telefono si dice disponibile a incontrarla ma fuori dall’aeroporto perché ha paura di incappare nei controlli di polizia. “Se io entro non mi fanno più uscire perché sono gonfio” dice. Alle 16.18 Serena lo richiama e dopo avergli confermato che l’aeroporto è pieno di “mamme” (si riferisce alla massiccia presenza di polizia) lo invita a non procedere oltre perché troppo pericoloso. Le parole della Grandi sono abbastanza esplicite: “Mi rivolgo ad alcuni amici calabresi che hanno una bisca a Riccione. Poi ti faccio conoscere questi amici, sono dei boss, dei veri boss, dei boss pazzeschi, ma roba forte, roba grossa, hai capito?” .

Il giro di droga va di pari passo alla casa di appuntamento con squillo di lusso e una delle ragazze fermate confessa: “Sono stata con un politico importante, simpatico ma brutto. Ho guadagnato 2500 euro senza fare neanche l’amore” (2).

Il senatore Colombo esce da questa brutta storia con una presentazione spontanea alla Procura di Roma dove per almeno due ore ha risposto alle domande degli inquirenti. Difende se stesso e i finanzieri incarcerati, poi abbandona gli uffici della polizia, anche perché lui è solo un “percettore di quantità di cocaina”, come tale non indagato. I due finanzieri addetti alla sua scorta però finiscono in carcere come intermediari e dalle pagine degli inquirenti emerge che a Colombo la cocaina sarebbe stata consegnata direttamente, oppure nelle mani dei suoi collaboratori, o ancora lasciata sotto le zerbino del suo studio in un palazzo di via Veneto.

Per provare la detenzione, a fini di spaccio a terzi, di cocaina da parte di Giuseppe Martello, la polizia predispone, il 13 giugno 2003, una volante con personale in uniforme presso l’ufficio di Colombo. Alle 16.50 giunge una Nissan Micra verde scuro accosta sul lato destro della corsia preferenziale. Gli agenti controllano i documenti. Martello, chiamato negli uffici per accertamenti, dichiara di dover andare dal politico che lo sta aspettando. Viene quindi condotto presso gli uffici del Primo Commissariato, e nel corso della perquisizione viene trovato un involucro bianco contenente cocaina. Altri due sacchetti con la droga verranno trovati nell’auto.

Ai primi indagati si aggiungono anche Valery McPhail, legata, secondo gli inquirenti, a Giuseppe Martello, e accusata di aver rifornito di cocaina anche Serena Grandi e Umberto Marzotto.
Luciano Moneta Caglio, uno dei legali dell’attrice, la definisce  “distrutta, ma fiduciosa”. Ettore Boschi, l’altro avvocato, ha parlato di “querele” pronte “per coloro che hanno accostato il nome della Grandi a vicende di sesso”, precisando inoltre di “non essere al corrente di alcun incontro con boss della malavita”, come si fa riferimento nelle intercettazioni telefoniche. Nel corso dell’interrogatorio, comunque, l’attrice si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Interviene anche il Presidente del Senato Pera nella vicenda ed esprime il suo rammarico per come sono state svolte le indagini e per come si sono eseguite intercettazioni telefoniche (a suo dire) non regolari. Pera è preoccupato soprattutto di difendere l’integrità morale del senatore Colombo e investe del caso la Giunta per le immunità di Palazzo Madama.

Stefano Rodotà, garante della privacy, afferma in una nota: “Nel corso di un’indagine in materia di stupefacenti e prostituzione, alcuni servizi giornalistici hanno diffuso, unitamente a legittime notizie di cronaca, foto segnaletiche e altri dati relativi in particolare a conversazioni e utenze telefoniche, in violazione della disciplina sui doveri d’ufficio di appartenenti alle forze dell’ordine, richiamati anche in atti generali dei relativi vertici, e in contrasto con la normativa sulla protezione dei dati e del diritto d’autore. Il garante per la protezione dei dati personali ricorda di aver già vietato in passato la diffusione di foto segnaletiche fuori dei casi consentiti dalla legge, con un provvedimento il cui rispetto è per alcuni profili sanzionato anche penalmente”.

L’indagine mette in rilievo l’esistenza di una stabile organizzazione criminale finalizzata allo spaccio di stupefacenti di cui fanno parte Giuseppe e Marco Martello, Massimiliano Bernardi, Stefano Barbis, Giuseppa Porrovecchio, Michela Pontecorvi e Ludmilla Derkach. Per questi sette personaggi la procura contesta anche l’associazione a delinquere, oltre alle detenzione, lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione. Serena Grandi viene messa agli arresti domiciliari con l’accusa di procurare la droga dal gruppo di Martello e da altri pusher e di cederla ai suoi amici nel corso di incontri e cene. Le intercettazioni telefoniche la inguaiano e aumentano i sospetti sul suo conto. La Grandi al telefono usa spesso frasi ed espressioni convenzionali come: “Sto cercando le fiale come quelle di Valery”. Tutte cose comunque che non provano niente. Solo supposizioni. Tanto è vero che i due legali dell’attrice affermano: “Non abbiamo trovato in nessuna delle pagine che abbiamo letto dell’ordinanza di custodia la minima traccia che porti alle accuse che sono state mosse contro la nostra cliente. Abbiamo parlato a lungo con lei. Entrambi siamo arrivati alla stessa conclusione e porteremo il nostro punto di vista al magistrato. Sicuramente su questa vicenda c’è molto da discutere”’. Il processo si conclude con la piena assoluzione di Serena Grandi che si è vista riabilitata davanti all’opinione pubblica e può parlare in sua difesa dalle antenne della radio nazionale e dagli schermi della televisione di stato. Serena Grandi non c’entra niente in questi oscuri traffici di droga e prostituzione e l’accusa di spaccio di stupefacenti spiccata con leggerezza a suo carico decade. Interrogata dai magistrati, l’attrice respinge l’accusa di spaccio sostenendo che la droga acquistata è solo per consumo personale. Il Tribunale della libertà a fine aprile del 2004 accoglie il ricorso dell’avvocato difensore Valerio Spigarelli e la fa uscire dagli arresti domiciliari dove era stata relegata con l’accusa di aver acquistato dosi di cocaina e di averle consegnate ad alcuni conoscenti. Finisce l’incubo per Serena Grandi che nei cinque mesi di arresti domiciliari ha avuto il tempo per diventare scrittrice e ha da poco pubblicato il romanzo Emilia (3).

Note

(1) Massimo Lugli – “Droga: arrestata serena Grandi. Diciannove indagati nella Roma bene” – da la repubblica del 19 novembre 2003

(2) Articolo citato sopra

(3) Redazionale – Serena Grandi è libera – da www.ildue.it del 26 aprile 2004

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