Gli adolescenti e la dipendenza dalla pornografia on line

Articolo di Francesco Pira

Da tanti anni svolgo ricerche su bambini, preadolescenti e adolescenti, vecchi e nuovi media. Ho dedicato il mio ultimo libro “Figli delle App” ai giovani e ai rischi che corrono navigando in rete, ma anche alle opportunità che possono avere, attraverso un uso consapevole. Purtroppo, ci sono alcuni fenomeni che stanno prendendo sempre più il sopravvento sulla rete e mi riferisco alla pornografia, al revenge porn, al sexting, al cyber bullismo e ai rischi ad essi legati.

Un recente articolo del Corriere della Sera, firmato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, ha evidenziato il rapporto degli adolescenti con i siti di pornografia online, le conseguenze e i pericoli che corrono i nostri ragazzi.

Il web contiene contenuti pornografici e qualunque persona, in ogni momento e in ogni luogo, può collegarsi ed accedervi senza particolari problemi.

I dati riportati nell’articolo del Corriere della Sera sono stati spiegati dalla criminologa e ricercatrice presso la Middlesex University di Londra, Elena Martellozzo, e dalla Polizia Postale. A quanto pare a livello globale il 30 per cento dei bambini fra gli 11 e i 12 anni guarda pornografia online. In Italia il 44 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni.

Il 59 per cento dei maschi afferma di aver cercato spontaneamente i siti di pornografia online, mentre la percentuale delle ragazze si ferma al 25 per cento. Spesso registrarsi su alcuni siti è facile, perché bisogna creare un semplice account con email e password e non viene richiesta l’identificazione.

L’analisi dei dati ufficiali, calcolando solo i maggiorenni, offrono numeri incredibili: in Italia, secondo la piattaforma marketing Semrush, il sito più frequentato è Pornhub, con 20 milioni di visitatori unici al mese, di cui il 16 per cento dichiara un’età tra i 18 e i 24 anni.

Le reazioni dei giovanissimi, che per la prima volta osservano scene di sesso violento, dove le donne sono sottomesse e asservite ai desideri degli uomini, si suddividono in questo modo: il 27 per cento rimane scioccato, il 24 per cento confuso, il 17 per cento eccitato. La seconda volta le percentuali si abbassano rispettivamente all’8 per cento e al 4 per cento, mentre l’eccitazione sale al 49 per cento. Quindi l’insofferenza diminuisce dopo il primo impatto e aumenta l’eccitamento.

Gli adolescenti che regolarmente si avvicinano alla pornografia hanno un comportamento sessista e più violento. Il 70 per cento dei ragazzi riconosce le donne come oggetti sessuali, contro il 30 per cento di chi non guarda contenuti pornografici. Il 34 per cento dei ragazzi ha ammesso di aver fatto pressioni sulla partner per potersi toccare le parti intime o avere rapporti sessuali; il 17 per cento ha invece dichiarato di costringere la partner a compiere questi atti. Tutto questo conduce ad un fenomeno gravissimo: il sexting.

Il sexting rappresenta la tendenza di scambiare messaggi con contenuti altamente erotici da inviare alla persona che si vuole conquistare. Lo scambio di messaggi sessualmente espliciti, magari attraverso la messaggistica istantanea o i social network, può diventare molto insidioso. Tantissimi sono i rischi legati a questa pratica, poiché le immagini e i video possono essere inviati ad estranei, senza che l’interessato ne sia a conoscenza. Molti gli articoli, e le interviste delle vittime, che affrontano uno dei problemi più gravi legati al sexting ovvero la trasmissione delle foto su Telegram e Instagram. I social finiscono, molto spesso, al centro di polemiche e battaglie legali.

Come se non bastasse queste foto possono essere diffuse in rete dal partner, trasformandosi in revenge porn. La coppia decide di girare un video in un momento d’intimità, ma dopo la separazione uno dei due partner decide di pubblicare tutto sul web per vendicarsi. Scoprire la pubblicazione in rete di uno dei propri momenti personali, può generare senso di colpa e vergogna con conseguenze estreme per la vittima.

I dati della mia più recente ricerca indicano che Instagram e TikTok sono i due social network in assoluto più abitati da bambini, pre-adolescenti e adolescenti. In particolare TikTok è prevalente fino a 14 e Instagram dopo i 14. Poi la messaggeria veloce. WhatApp è molto usato da tutti ed è il mezzo con cui si comunica con la famiglia, ma si possono anche compiere atti di cyberbullismo, sexting, revengeporn, body shaming e soprattutto possono girare velocemente video pornografici e pedopornografici. Questo avviene perché c’è di fatto una cross-medialità che non va assolutamente sottovalutata. Ci sono anche piattaforme che gli adulti non conoscono che i ragazzi e le ragazze usano per atti poco opportuni. Parlo fino a qualche tempo fa di Ask.fm e oggi Tellonym, molto gettonato, con una crescita incredibile. Certo lontana da quella di TikTok, che vanta oltre 1 miliardo di utenti.

Recenti dati di ricerche confermano che i genitori sono poco consapevoli dei pericoli e dell’uso che i loro figli fanno delle nuove tecnologie. I dati diffusi in occasione delle “Giornata sulla sicurezza informatica” ci presentano un quadro allarmante, con bambini e ragazzi sempre connessi e genitori spesso all’oscuro dell’uso o dell’abuso dei figli sulla rete e con la rete.

Non riuscire a distinguere la vita reale e la vita virtuale sta producendo effetti davvero preoccupanti. Secondo i dati della Fondazione Foresta, nel 2005 solo l’8,8 per cento dei soggetti intervistati sosteneva di registrare dei disturbi della funzione sessuale (mancanza di desiderio, disfunzione erettile), mentre oggi i soggetti con disturbi dichiarati sono addirittura il 26 per cento, con una forte incidenza di problematiche legate alla riduzione del desiderio (10,4 per cento). Questa è la conseguenza di uno squilibrio tra quello che immaginiamo nel mondo virtuale e quello che invece è il mondo reale. È chiaro che questa tendenza va invertita per proteggere le nuove generazioni.

Noi adulti abbiamo il dovere di presidiare e soprattutto di educare i nostri figli ad un uso consapevole del web. Non vietare, ma guidare ad un corretto uso delle tecnologie.

Molti sanno che sugli smartphone dei loro figli girano immagini erotiche, ma non hanno il coraggio di denunciare. Invece, non bisogna aver paura e denunciare senza esitazione. Ma per farlo dobbiamo conoscere i social network, le piattaforme di messaggistica istantanea, capire quali sono i nuovi codici, i nuovi meccanismi di comunicazione e i nuovi linguaggi.

Bisogna dar vita ad una Scuola per Genitori. Un impegno forte per comprendere come la nostra società e quali sono le nuove esigenze educative, oltre a combattere le emergenze. I genitori devono sapere che esiste il parental control, per vedere a quali siti accedono e quanto navigano i loro figli. Già ottenere che tutti i genitori siano consapevoli dei rischi e delle opportunità rappresenterebbe un grande successo.

Foto: globalist.it

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