Il suicidio di Luigi Vannucchi

Articolo di Gordiano Lupi

Luigi Vannucchi nasce a Caltanissetta nel 1930 e muore suicida a Roma nel 1978. Vannucchi lascia la Sicilia a sedici anni, si iscrive all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico e quindi debutta nella compagnia di Vittorio Gassman e Luigi Squarzina, lavorando in seguito in vari Teatri Stabili. Una recitazione inquieta e nervosa, intrisa di un’intensità drammatica e dolorosa, caratterizza le sua interpretazioni teatrali e televisive. Sulle scene è il superbo interprete di Ibsen, Pirandello, Betti, Hayes, Shakespeare, ma si toglie la vita proprio quando è all’apice della carriera e nel pieno della maturità artistica. Vannucchi aveva da poco interpretato per la televisione lo sceneggiato Il vizio assurdo, tratto dal libro di Davide Lajolo sulla vita di Cesare Pavese. La cosa che fa scalpore è l’immedesimazione totale con la vita del suo ultimo personaggio. Lo scrittore piemontese scrive un diario che contempla la sua morte (Non scriverò più, è la frase finale), la realtà sprofonda in un libro e mette in scena il suicidio. La sofferenza raggiunge il livello di guardia e quando lo scrittore non trova consolazione neppure nella sua arte decide di morire. Anni dopo l’attore Luigi Vannucchi si mette le vesti dello scrittore e recita il diario di Pavese, immedesimandosi nel ruolo fino in fondo, tanto che alla fine si spara, proprio come Pavese. L’attore resta vittima di un libro e di un personaggio e la sua interpretazione televisiva de Il vizio assurdo resta memorabile. La ricostruzione drammaturgica di Davide Lajolo e Diego Fabbri della vita di Cesare Pavese viene resa da Vannucchi con una totale adesione all’intimo sentire dello scrittore piemontese. Attore e personaggio forse vivono esperienze simili e l’interprete trova la morte calandosi nei panni che deve recitare.

Luigi Vannucchi è stato uno dei doppiatori più interessanti e ricercati del cinema italiano. Ha prestato la sua voce a James Coburn (La battaglia di Midway), Norman Alden (Tora! Tora! Tora!), William Devane (Complotto di famiglia), Robert Duvall (Quinto potere), Clint Eastwood (L’uomo dalla cravatta di cuoio), Peter Graves (La donna del West), Edward Mulhare (Caprice, la cenere che scotta), Charles Cioffi (Una squillo per l’ispettore Klute), Clark Gable (Via col vento), Andrew Duggan (A noi piace Flint), Dean Martin (Bandolero), Roy Scheider (Il maratoneta) e Roger Moore (Il Santo).

Vannucchi è anche molto attivo nel cinema degli anni Sessanta – Settanta. Il suo primo film è  I fratelli Corsi (1961), al quale seguono: Le piacevoli notti (1966), Tiffany memorandum (1967), Johnny Yuma (1967), L’Arcidiavolo (1966), Il Tigre (1967), Domani non siamo più qui (1967), I giorni della violenza (1967), La tenda rossa (1971), L’assassinio di Trotsky (1972), Anno uno (1974) e Il mio uomo è un selvaggio (1975).  Luigi Vannucchi però lo ricordiamo soprattutto per la televisione dove ha lasciato il segno con Tutto da rifare pover’uomo (Rai, 1960), nel ruolo di Paolino, ma anche in Una tragedia americana (Rai, 1962), di Anton Giulio Majano, con Warner Bentivegna, Virna Lisi e Lilla Brignone, nel ruolo di Gilbert Griffiths. Vannucchi dà grande forza ai tormenti e alla lucida follia di Raskolnikov nella riduzione televisiva di Delitto e castigo (Rai, 1963), di Anton Giulio Majano, con Gianrico Tedeschi, Ilaria Occhini e Ivo Garrani. Interessante è anche lo sceneggiato La donna di fiori (Rai, 1965), di Anton Giulio Majano, con Ubaldo Lay, Andrea Checchi e Vittorio Manipoli. Vannucchi è anche il perfido Don Rodrigo de I promessi sposi (Rai, 1967), di Sandro Bolchi, con Paola Pitagora, Nino Castelnuovo e Tino Carraio. Nel Cristoforo Colombo (Rai, 1968), di Vittorio Cottafavi, invece presta solo la sua voce narrante fuori scena.  Una vasta popolarità gli procura lo sceneggiato tratto dal romanzo di De Marchi  Il cappello del prete (Rai, 1970), di Sandro Bolchi, con Achille Millo, Bruno Cirino e Angela Luce, dove interpreta lo spietato barone di Santafusca. Gli appassionati di fantascienza lo ricordano soprattutto per l’ottimo A come Andromeda (Rai, 1972), di Vittorio Cottafavi, con Paola Pitagora, Nicoletta Rizzi e Tino Carraro, dove interpreta il dottor John Fleming. Ma anche I demoni (Rai, 1972) vede una sua ottima interpretazione. Il suo ultimo lavoro è Il vizioassurdo (Rai, 1978), di Giuseppe Sbragia, con Valeria Ciangottini e Valentina Fortunato, nel ruolo dello scrittore Cesare Pavese (1). Come abbiamo visto questa è la sua ultima prova sul set, come se l’attore volesse lasciare in eredità ai suoi fan una vita condivisa con il personaggio. Non reciterò più, sembra dire Vannucchi quando scrive le ultime frasi del diario del grande poeta piemontese. Ci mancheranno entrambi.

Note

Aldo Grasso – Enciclopedia della Televisione – Garzanti – Milano, 2003

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