“Educazione fisica”, un film teatrale

Articolo di Gordiano Lupi

Educazione fisica è teatro più che cinema, infatti il soggetto deriva da La palestra di Giorgio Scianna, ma la trasposizione su grande schermo è così ben fatta, priva di sbavature a livello di dialoghi e di sceneggiatura, che non fa rimpiangere la messa in scena sul palcoscenico. Ottima l’ambientazione in una palestra decadente di una scuola periferica che ricorda tempi lontani, con un attacco pasoliniano che vede la macchina da presa fissa inquadrare da lontano l’ingresso in scena dei protagonisti. Una preside (Mezzogiorno) incontra i genitori di tre ragazzi (Rubini e Finocchiaro, Santamaria, Rea) che si sono resi colpevoli di un atto di violenza carnale – tra l’altro ripetuto – ai danni di una compagna di classe; la donna spera nella loro comprensione, ma riceve solo minacce e tentativi di corruzione che portano a un rocambolesco finale, da non svelare perché il film è costruito su colpi di scena e in un crescendo di tensione. Il tema di fondo è proprio la ferocia dei genitori disposti a perdonare qualsiasi cosa ai figli, addossando ad altri colpe personali, scagionandoli persino se si rendono protagonisti di atti efferati e aberranti. Il regista crea un clima cupo e angosciante girando l’azione in interni claustrofobici – nella classica unità di tempo, di luogo e di azione -, usando una fotografia scura e un montaggio sincopato che procede per scatti rapidi ed essenziali. Alcune sequenze sono davvero perfette, tra queste la visione di un terribile filmato che immortala le colpe dei figli, filtrata attraverso gli sguardi e l’angoscia dei genitori. Non da meno l’aggressione verbale nei confronti di una preside impaurita che cerca di sfuggire agli sguardi truci e per niente rassicuranti dei genitori che sembrano male intenzionati. Stefano Cipani è laureato in storia e critica del cinema a Bologna, torna alla regia cinematografica dopo il debutto con Mio fratello rincorre i dinosauri (2019) e la serie Fedeltà (2022); questa volta si mette alla prova con una storia che comporta attenzione ai particolari, da dosare con abilità e senza cadute di stile, riuscendo a gestire un gruppo di attori consumati, sfruttati al meglio delle loro qualità. Importante la sceneggiatura di Fabio e Damiano D’Innocenzo che adattano benissimo il soggetto drammaturgico di Scianna, così come la fotografia di Cianchetti e il montaggio di Quadri si mettono al servizio di un racconto cupo e drammatico. Colonna sonora azzeccata, con brani di Leonard Cohen e parti originali di Mario Fanizzi. La palestra cadente e buia, dove si svolge il film, è stata ricreata in studio, a Cinecittà. Il film, una co-produzione italo polacca, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, in sala non ha avuto grande circolazione ma è stato più apprezzato dal pubblico che dalla critica. In ogni caso lo vedrete presto su Rai Movie, Rai 5 o RaiPlay, dato il sostegno di Rai Cinema. Noi l’abbiamo visto nel ciclo Cinema d’Autore del Metropolitan di Piombino, ma si tratta di un film teatrale girato in interni ed è accettabile anche una visione su piccolo schermo. Consigliato per tutti gli amanti del buon cinema italiano.

Regia: Stefano Cipani. Soggetto: Giorgio Scianna (La palestra, dramma teatrale). Sceneggiatura: Damiano D’Innocenzo, Fabio D’Innocenzo. Fotografia: Fabio Cianchetti. Montaggio: Jacopo Quadri. Musiche: Mario Fanizzi. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Paesi di Produzione: Italia, Polonia, 2022. Durata. 88’. Genere: Drammatico. Interpreti: Giovanna Mezzogiorno (preside Diana Peruggia), Sergio Rubini (Aldo Stanchi), Claudio Santamaria (Franco Zucca), Angela Finocchiaro (Rossella Stanchi), Raffaella Rea (Carmen Majano). 

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