“Agora”, un film che concede molto al romanzesco

Articolo di Gordiano Lupi

Alejandro Amenábar è un regista cileno, naturalizzato spagnolo per motivi produttivi, che mantiene tutta l’originalità degli autori sudamericani, capaci di affrontare tematiche importanti, non solo senza ricorrere a banalizzazioni, ma calcando la mano sul lato drammatico. Il film vede protagonista Ipazia (Weisz), filosofa vissuta ad Alessandria nel IV secolo dopo Cristo, la sceneggiatura (Amenábar e Gil) è ispirata (molto liberamente) al romanzo di Adriano Petta e Antonino Colavito (Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo). Ipazia è una matematica greco-alessandrina che anticipa Keplero – sulla scorta di Aristarco – criticando il sistema geocentrico tolemaico, cercando di dimostrare il movimento ellittico dei pianeti intorno al Sole e al tempo stesso che la Terra ruoti su se stessa. Il film è ambientato sul finire del IV secolo, sotto Teodosio, quando comincia la disgregazione dell’Impero Romano e prendono campo le prime guerre di religione. Se si vuole Agora è un film contro l’intolleranza religiosa, nel quale gli ex perseguitati cristiani non ne escono per niente bene, dato che diventano accaniti persecutori, prima dei pagani, poi degli ebrei. A farne le spese è sia la Biblioteca di Alessandria, sia la cultura di un’epoca intera, senza dimenticare la distruzione di antichi templi e le opere d’arte mandate al macero. Agora è un titolo che è tutto un programma, il centro del film è la piazza tanto cara a Socrate e alla democrazia greca, il luogo dove si discute, anche se Ipazia tiene le sue lezioni in biblioteca e nella sala del tempio di Serapide (il Serapeo), dove predica tolleranza e insegna che “sono più le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono”. Teodosio lascia che la religione cristiana diventi culto di Stato e subito sorgono i problemi tra fede e potere laico, impotente di fronte a vescovi arroganti che manovrano le frange più violente della popolazione. Ipazia non è cristiana, quindi perde la protezione dello Stato, al punto che il prefetto che governa in nome di Roma – pur essendo suo grande estimatore – non può proteggerla dalle accuse di stregoneria che le muovono i cristiani. Amenábar rappresenta una donna colta, intelligente, studiosa, laica e indipendente, votata alla ricerca della verità, non interessata a potere e amore, perché dedita alla filosofia. Molto brava la protagonista Rachel Weitz nel presentare una donna combattiva e determinata, che fa innamorare lo schiavo Davo (Minghella) e il nobile Oreste (Isaac) ma non cede a nessuno, restando devota alla sola scienza. Il film concede molto al romanzesco, non tutto quel che il regista sceneggia è provato storicamente, ma realizza un quadro efficace di quanto sia pericolosa l’intolleranza religiosa e di come certe problematiche siano antiche come il mondo. Agora fonde in circa due ore di pellicola (126’) sia il cinema in costume, sia la sceneggiatura sentimentale, senza dimenticare una fedele ricostruzione di ambienti e costumi davvero perfetti (Pescucci).

La fotografia è semplicemente fantastica (Giménez), mentre le sequenze girate da Amenábar sono affascinanti nelle panoramiche dell’antica Alessandria e diventano intense nelle parti di azione, che non concedono tregua allo spettatore anche per via di un montaggio sincopato (Capillas). Colonna sonora adeguata al film, un mix di sonorità classiche che ricordano il periodo storico, curata dal bravo Dario Marianelli. Riprese per 15 settimane a Forte Ricasli, Delimara, Medina, La Valletta, Marsa Scirocco sull’isola di Malta, per un budget di circa 50 milioni, giustificati anche dagli imponenti effetti speciali e dalla grandiosità del numero delle comparse. Agora ha avuto problemi di diffusione in Italia, forse per un messaggio troppo critico nei confronti dei cristiani, vestiti e dipinti come veri e propri talebani della fede. Consiglio la visione, se riuscite a reperirlo su qualche piattaforma o in dvd, perché i film pericolosi sono importanti…

Regia: Alejandro Amenábar. Soggetto: Adriano Petta, Antonino Colavito (romanzo Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo). Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil. Fotografia: Xavi Giménez. Montaggio: Nacho Ruiz Capillas. Musiche: Dario Marianelli. Costumi: Gabriella Pescucci. Trucco: Jan Sewell, David Martí. Effetti Speciali: Chris Reynolds, Félix Bergés. Produttori: Fernando Bovaira, Álvaro Augustin. Produttori Esecutivi: Simón de Santiago, Jaime Ortiz de Artiñano. Case di Produzione: Mod Producciones, Himenóptero, Telecinco Cinema. Distribuzione: Mikado Film (Italia). Paese di Produzione: Spagna, 2009. Titolo Originale: Ágora. Durata: 126’. Genere: Storico, Drammatico. Interpreti: Rachel Weisz (Ipazia), Max Minghella (Davo), Oscar Isaac (Oreste), Ashraf Barhom (Ammonio), Michael Lonsdale (Teone), Rupert Evans (Sinesio), Homayoun Ershadi (Aspasio), Sammy Samir (Cirillo), Richard Durden (Olimpio), George Harris (Heladius), Omar Mostafa (Isidoro), Manuel Cauchi (Teofilo), Oshri Cohen (Medoro), Charles Thake (Esichio), Harry Borg (prefetto Evagrio), Yousef Sweid (Pietro), Amber Rose Revah (Sidonia), Sylvester Morand (dignitario romano), Clint Dyer (Hierax).

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