I simboli rappresentativi di Riccardo Bellavia

Articolo di Bartolomeo Di Giovanni

Nel suo profondo vidi che s’interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna
(Par. canto XXXIII VV. 85-87)

La genialità di Dante è sempre ricavabile in ogni dove dello scibile umano, quando ho visto questa opera ho sentito un sobbalzo di emozioni, un continuo sussurro che evocava alcuni versi della Commedia, ma anche il simbolo di quella via iniziatica che pochi possono percepire.

Nel dinamismo cromatico dell’opera sono equilibrati i colori rivelatori del mistero che congiunge cielo e terra, c’è la fase Nigredo, l’inizio del Tikkun (ןקוית, riparare, riequilibrio energetico) Nella Kabbalah Pratica il Tikkun è dunque un tipo di lavoro di armonizzazione tra i vari livelli. Attraverso meditazioni, pratiche di movimenti ed espressioni vitali, si lavora per attivare processi di riequilibrio

posto come sfondo sulla sfera che alterna il bianco ed il nero, non c’è sollecitazione di cambiamento se non si passa per la parte nera, dove tutto ciò che siamo viene messo in discussione, ma ecco l’occhio sopra le linee quale consapevolezza della essenza umana che si raggiunge tramite la volontà.

Riccardo si perde con le sue matite, si lascia guidare dallo spirito consapevole dei propri passi, un’opera d’arte non nasce mai a caso, spesso è il fruitore che ne comprende l’intrinseco messaggio. Tra il foglio e l’artista c’è l’inconscio che diventa la guida verso la realizzazione, cosa siamo noi se non espressione di immensi simboli tendenti alla fusione cosmica? Il pianeta terra è lì, col suo alone scuro ma non è disgiunta dagli altri mondi, che sono i passaggi obbligati dell’anima attraverso la materia fino al raggiungimento del compimento dell’opera Uomo-Universi. Nigredo, Albedo e Rubedo, si muovono simultaneamente, fasi indicatori della iniziazione ovvero ogni cosa che svolge l’uomo deve superare le prove materiche imprescindibili. Siamo un riflesso della luce infinita ma è necessaria la terra, è necessario il percorso di questo regno talvolta duramente difficile, ma non appena si guarda dalla sfera maggiore allora arriva la rivelazione di tutto ciò che si è dovuto attraversare.

Questa opera è un portale che ci collega con l’incommensurabilità delle galassie. Ecco, quel Riveder le stelle tanto atteso, coltre protettiva della sacralità del creato. In questo gioco sferico sembra intravedersi il sorriso del cielo, conoscitore di tutti i passi della natura, l’artista ci indica che è possibile superare il crogiuolo che anticipa la forgiatura, tutto sommato cosa significa vivere se non la forgiatura della forza che plasma l’anima?!

Questa opera dovrebbe essere appesa nella parete delle nostre case, e anche una volta a settimana concentrarci davanti ad essa, poco alla volta scopriremo tutti messaggi subliminali che non hanno paura di manifestarsi in quell’ Io talvolta nascosto per paura, per distorta idea di spiritualità, che tende alla ripetizione di una corsa senza mai trovare la scia di luce sulla quale potremmo imparare a volare.

E’ possibile seguire Riccardo Bellavia sul profilo Instagram “Pastelliamerenda”

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