La scuola fenomenologica: Edith Stein e Edmund Husserl

Articolo di Bartolomeo Di Giovanni

Un vocabolo sulla bocca di tutti : Empatia. Ma conosciamo veramente il significato autentico?

A meno di un mese dell’anniversario della scomparsa di Edith Stein (9 Agosto 1942), ho intenzione di omaggiare tale grande pensatrice che ha fornito un notevole contributo alla filosofia ed alla psicologia.

Cos’è la Fenomenologia? Domanda che ci si pone quando si va avanti con gli studi filosofici, bisogna avere il dono della sintesi per definire tale corrente di pensiero. Non è possibile partire da concetti astrusi per fornire l’effettivo significato di questa parte stupenda della filosofia. In questa sede, si tenta di semplificarne i contenuti a partire da Edith Stein, andando a ritroso, fino al suo “FONDATORE”. Edmund Husserl.

Iniziamo con la Stein e il concetto di Empatia in chiave fenomenologica.

Per Stein, l’empatia (Einfühlung) è l’atto cognitivo specifico attraverso cui cogliamo l’esperienza vissuta di un’altra coscienza come tale, cioè come appartenente a un soggetto diverso da noi. E’ utile una depurazione per non cadere nell’equivoco contemporaneo, non si tratta di proiezione: non proiettiamo i nostri stati sull’altro, non riproduciamo dentro di noi lo stato altrui. La fenomenologia dell’ empatia dichiara che il soggetto non “prende” l’emozione dell’altro come fosse sua, ma è una forma particolare di percezione che ci dà accesso diretto (anche se non immediato come l’autopercezione) alla vita psichica altrui. Quando proviamo empatia, percepiamo l’esperienza dell’altro, mantenendo sempre la consapevolezza che non è la nostra.

Le tre fasi dell’atto empatico

Stein descrive l’empatia come un processo articolato in tre momenti:

L’emergere (Auftauchen): l’esperienza dell’altro si presenta a noi, ad esempio attraverso un’espressione del volto o un gesto, in modo immediato e non riflesso.

Il riempimento esplicativo (erfüllende Erklärung): cerchiamo di comprendere e approfondire il contenuto di quell’esperienza, “entrando” cognitivamente in essa.

L’oggettivazione comprensiva (verstehende Vergegenständlichung): l’esperienza empatica viene infine compresa come esperienza pienamente appartenente all’altro, distinta dalla nostra.

Un punto centrale della tesi di Stein è che l’empatia non riguarda solo la comprensione di singole emozioni altrui, ma è la via attraverso cui riconosciamo l’altro come soggetto, come “io” analogo al nostro ma irriducibilmente distinto. È, in questo senso, il fondamento stesso dell’intersoggettività: senza empatia non potremmo costituire l’esperienza di un mondo condiviso con altre coscienze.

Questo aspetto collega il lavoro di Stein al progetto fenomenologico più ampio di Husserl, che nelle sue Meditazioni cartesiane (1931) affronterà anch’egli il problema dell’intersoggettività, riconoscendo un debito verso le riflessioni della sua allieva.

Distinzione tra empatia, simpatia e identificazione

Stein è molto attenta a distinguere l’empatia da concetti vicini ma diversi:

Simpatia: implica una condivisione affettiva e un coinvolgimento emotivo verso l’altro; l’empatia, invece, può avvenire anche senza simpatia (posso comprendere lo stato d’animo di qualcuno che non mi è gradito)

Identificazione: comporta una fusione, una perdita del confine tra sé e l’altro; l’empatia mantiene sempre la distinzione tra il proprio vissuto e quello altrui Contagio emotivo: è un processo automatico e non cognitivo (es. il pianto che si diffonde in un gruppo); l’empatia comporta consapevolezza intenzionale dell’esperienza come appartenente a un altro soggetto

Rilevanza e attualità

L’opera di Stein, sebbene scritta oltre un secolo fa, anticipa molte intuizioni della psicologia e delle neuroscienze contemporanee:

La distinzione tra empatia cognitiva ed emotiva, centrale negli studi di Goleman e Baron-Cohen, trova un antecedente nella sua analisi fenomenologica.

La scoperta dei neuroni specchio ha offerto un correlato neurobiologico a processi che Stein aveva già descritto a livello fenomenologico, il suo lavoro resta un riferimento imprescindibile in filosofia della mente, fenomenologia ed etica della cura, per chiunque voglia comprendere su basi rigorose cosa significhi davvero “comprendere l’altro”. In sintesi Edith Stein ha offerto una delle analisi filosofiche più rigorose e originali dell’empatia, definendola come un atto di conoscenza irriducibile attraverso cui accediamo all’esperienza di un’altra coscienza, riconoscendola come distinta dalla nostra. Il suo lavoro ha gettato le basi per la comprensione filosofica dell’intersoggettività e continua a dialogare, a un secolo di distanza, con la psicologia e le neuroscienze contemporanee.

Chi fu il maestro di Edith Stein? Ovviamente Edmund Husserl fondatore della Fenomenologia, un metodo filosofico che studia i fenomeni così come si presentano alla coscienza, mettendo da parte, per quanto possibile, pregiudizi e teorie precostituite. la Fenomenologia si basa su alcuni punti fondamentali : -Intenzionalità : ogni atto di coscienza è sempre coscienza *di qualcosa* (non si pensa “nel vuoto”, si pensa sempre a qualcosa, si percepisce sempre qualcosa) Epoché (sospensione del giudizio): per studiare i fenomeni in modo puro, bisogna “mettere tra parentesi” le nostre convinzioni abituali sulla realtà esterna — non negarle, ma sospenderle temporaneamente perché venga compresa la realtà del fenomeno. Riduzione fenomenologica: il processo con cui, dopo l’epoché, ci si concentra esclusivamente su come le cose appaiono alla coscienza, sulla loro essenza (eidos), non sulla loro esistenza oggettiva Vissuto (Erlebnis): l’esperienza così come è vissuta in prima persona dalla coscienza. Intersoggettività: come più coscienze (più “io”) possano condividere un mondo comune — problema che Husserl approfondisce anche grazie al contributo della sua allieva Edith Stein sull’empatia

Husserl quindi, propone di “tornare alle cose stesse” (*Zu den Sachen selbst!*), studiando l’esperienza diretta e descrivendola con rigore, prima di ogni teoria scientifica o filosofica su di essa. Il suo metodo ha influenzato profondamente filosofi come Heidegger, Sartre, Merleau-Ponty e, appunto, Edith Stein.

Cosa possiamo rilevare da questa disamina? Che cos’è effettivamente l’Empatia?

In tale sunto sulla fenomenologia dell’empatia è possibile riconoscere la funzione del corpo, quale medium dell’empatia stessa, è quindi attraverso l’espressività dell’altro che io accedo alla sua vita interiore, sentendone, in parte, le stesse emozioni. Tali studi hanno influenzato le Neuroscienze, con quali risultati? Negli anni ’90, Rizzolatti e colleghi a Parma scoprirono che certi neuroni si attivano sia quando si compie un’azione sia quando si osserva la stessa azione compiuta da altri. Questo meccanismo fu presto collegato all’empatia come base neurale della comprensione altrui. Le neuroscienze oggi distinguono: Empatia affettiva – risonanza emotiva automatica, mediata dall’insula e dalla corteccia cingolata anteriore Empatia cognitiva – comprensione della prospettiva altrui (Theory of Mind), mediata dalla corteccia prefrontale mediale e dalla giunzione temporoparietale (TPJ) Cosa ci dice la ricerca? L’empatia ha una base parzialmente innata ma è fortemente modellata dall’esperienza, può essere inibita però da meccanismi di difesa, pregiudizi, o sovraccarico emotivo, la distinzione tra sentire con l’altro e regolare quell’emozione è cruciale per evitare il burnout empatico. Ritornando a Edith Stein, essa stessa fa una peculiare distinzione cioè suddivide l’empatia autentica ed il contagio emotivo, tale distinzione trova conferma nella neuroscienza. Anche il cervello distingue tra risonanza automatica e comprensione riflessiva dell’altro. Si deve però distinguere il significato neurale dell’empatia, che non equivale a spiegare il significato dell’esperienza vissuta, pertanto il problema che Stein affrontava resta tuttora aperto.

La persona empatica riconosce l’altro come soggetto irriducibile, non come proiezione di sé. L’atto empatico lascia una traccia conoscitiva, non solo emotiva. Un soggetto molto empatico può apparire distante perché regola attivamente le emozioni. Infatti, l’empatia eccessiva senza confini può produrre esaurimento o iperresponsabilità. Come accade spesso, chi ha vissuto traumi può sviluppare empatia molto acuta. Il soggetto empatico autentico sa stare nell’esperienza altrui rimanendo se stesso — presente senza dissolversi nel nichilismo, ma mosso dall’esigenza di fondersi con quella luce infinita che in kabballah si definisce con Ain., luce-nulla come atto di realizzazione della coscienza. L’empatia, ritornando all’idea di Edith Stein, è una capacità che è insieme dono, disciplina e conquista.

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