Marco Laganà, artista, pittore e “installatore di emozioni”, sempre alla ricerca di elementi che vibrano attraverso le parole con la stessa intensità dell’animo umano. Tutto è energia, ormai è risaputo che , anche quelle cose che identifichiamo come inermi, hanno una propria energia, un messaggio che appartiene alla Unitotalità della vita.
Un animo poliedrico sempre alla ricerca di elementi che sollecitano il dialogo anima-corpo, le sue espressioni . Un’arte dinamica, un ricreare continuamente la vita oltre la vita stessa. Con Marco un oggetto non muore ma ritrova un “altrimenti” dal suo stato originario. Ogni cosa attraverso lui trova spazio per una Bereshit che si espande oltre i confini del tangibile. Un “mago” degli elementi, che vede l’altro come possibilità dell’ oltre. Con te un oggetto non muore ma ritrova un “altrimenti” dal suo stato originario. Ogni cosa con te trova spazio per una Bereshit che si espande oltre i confini del tangibile. Sei un “mago” degli elementi, riesci a imprimere il tocco magico di chi, come te, vede l’altro come possibilità dell’ oltre.
Laganà vive e lavora a Genova
Dal 1987 inizia il suo percorso artistico, studiando pittura nelle botteghe di noti artisti liguri. Nel 1999 approfondisce la sua passione per l’incisione, frequentando l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Nel 2000 inizia a creare sculture in cartapesta, utilizzando l’antica tecnica della macerazione della carta, con colle vegetali e animali preparate personalmente. Da qui nascono sculture illuminate e suggestive scenografie fiabesche, popolate da animali fantastici. Parallelamente al percorso artistico, Marco sviluppa una formazione professionale in teatroterapia, conducendo laboratori teatrali con finalità sociali e culturali. Come attore e scenografo ha realizzato numerosi spettacoli, progettando anche maschere, muppets e installazioni in cartapesta. Ha inoltre collaborato con l’Accademia MAAF di Pinerolo (TO) in occasione del Festival di Teatro di Figura. Nella sua carriera artistica ha partecipato con incisioni e installazioni a numerose mostre collettive e personali presso prestigiosi musei e gallerie d’arte, tra cui:
Palazzo della Regione Liguria (Genova)
Palazzo Oddo (Albenga, SV)
Museo della Ceramica Trucco (Albisola, SV)
Ecomuseo delle Langhe (Cortemilia, CN)
Biennale Internazionale di Opere di Carta, Palazzo Fogazzaro (Schio, VI)
Esposizione Internazionale di Grafica d’Arte a Villa Panizza (Paese, TV)
Mostra collettiva internazionale “Mirror Face to Face” (Santiago del Cile)
Museum MUA (Alicante, Spagna)
Una delle sue installazioni più importanti è attualmente conservata nel Museo Diocesano di Genova.”
Ecco quali risposte sono arrivate dopo una chiacchierata amichevole, ove si è discusso del rapporto tra lui e l’arte, tra la morte e la vita, e quale messaggio evocano le opere.
Da sempre lavoro con la carta: stampa artistica (acquaforte e acquatinta), sculture in cartapesta e collage.Quando ho cominciato a fare sculture in cartapesta, mi affascinava l’idea che tutta la potenza delle parole e tutto il sapere di quelle pagine scritte, rimanesse vivo all’interno dell’opera. È così anche per i collage: per me non si tratta di un riciclo, ma della ricerca di una vibrazione che voglio trasmettere. Le parole intrise di colore, che a volte affiorano e talvolta rimangono più nascoste, non creano solo texture: racconti, personaggi e poesie scivolano fuori dalle pagine per trovare un nuovo percorso fisico. Ultimamente sto lavorando con un libro di poesie di Simona Garbarino, attrice e poetessa. Le sue poesie vivono di frammenti, di spazi, di accostamenti fulminei e di non-detto. Questo mezzo è perfetto per il mio lavoro perché genera la vibrazione che cerco, perché non spiega, ma evoca e guida l’occhio di chi osserva lungo un sentiero fisico fatto di parole e immagini. Una sorta di mappa emotiva che riguarda ognuno di noi.
Le mie opere si rivolgono a chi ha voglia di fermarsi un secondo in più, di avvicinarsi e di lasciarsi guidare da ciò che non viene detto ad alta voce. ma è disposto a fermarsi, ad avvicinarsi e a “leggere” la superficie. Voglio far sì che il pubblico colga i dettagli, le stratificazioni e le sfumature. Quello che voglio trasmettere è una vera e propria vibrazione emotiva. Non spiegare un concetto in modo rigido, ma far sì che la potenza delle parole e della luce rimanga viva nella materia.
Per me l’arte non è un oggetto da esporre o una spiegazione da dare, ma un incontro. È il punto in cui la materia smette di essere solo un supporto e diventa un corpo vivo. Per quello che mi riguarda l’arte è quella mappa emotiva di cui parlavo prima, è lasciare che sia chi guarda a completarla con la propria sensibilità.
Quando creo percepisco dentro di me un’attesa concentrata. A volte c’è anche la paura di non riuscire a raggiungere quella frequenza giusta. Tendenzialmente quando creo sono in uno stato di flusso in cui avverto tensione e calma insieme. Cercando di lasciarmi guidare dall’intuizione e di creare l’immagine, un ponte emotivo che dall’opera possa arrivare dritto a chi la guarderà.
La morte nel mio lavoro non è una fine cupa, ma è il presupposto della trasformazione. Prendiamo per esempio un vecchio libro, io lo distruggo, muore. Ma è pronto ad una nuova vita. L’amore è un atto di attenzione. È un gesto che accoglie quei frammenti, che vengono curati, intrisi di colore nella maniera più appropiata. L’arte e il punto di contatto, è la vibrazione. L’arte e cio’ che tiene insieme gli altri due elementi. È il ponte. Se la morte separa e l’amore unisce, L’arte prendere la memoria trasformandola in una vibrazione viva. L’arte e il tentativo di superare il tempo, di far scivolare le parole fuori dalla pagina morte, per farle diventare un corpo fisico. Una mappa emotiva, capace di far battere il cuore di chi osserva.
Sono complementari. Ma non perché uno spiega o completi l’altro, lo sono perché si fondono per evocare ciò che sta oltre. Per diventare atmosfera per il futuro ci sono molti progetti, esposizioni personali da qui a dicembre e altri da confermare con gallerie e fondazioni d’arte.
