Misteri di mafia: quel filo invisibile che congiunge Bagheria alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino

Articolo di Franco Lannino

Ci sono immagini che non raccontano solo un fatto di cronaca, ma che contengono fili invisibili della nostra storia più drammatica. Questa fotografia scattata a Bagheria il 23 maggio 1989, ritrae le drammatiche sequenze successive all’omicidio di Bartolomeo Scaduto, un delitto di mafia che finì all’epoca sotto la lente del giudice Giovanni Falcone.

​Ma se lo sguardo si sposta dal corpo della vittima che viene deposito nella cassa da morto dai necrofori e va verso lo sfondo, cattura un dettaglio fondamentale per gli anni a venire.

​Lì in mezzo, tra la folla e gli operatori, c’è l’allora tenente dei carabinieri Giovanni Arcangioli. All’epoca in forza al Nucleo Operativo di Palermo. Arcangioli era un ufficiale di polizia giudiziaria che “sul campo” vedeva tutto, appuntava tutto e coordinava i primi decisivi rilievi per dare un nome ai killer. Un uomo costantemente in prima linea nei delitti di cosa Nostra.

​Tre anni dopo quel giorno a Bagheria, il destino (e il mio obiettivo fotografico) mi ha portato a incrociare nuovamente la sua strada. Era il 19 luglio 1992, in via D’Amelio.

​Circa mezz’ora dopo l’esplosione infernale che uccise il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, scattai una foto rimasta tristemente storica: ritraeva proprio lui, Arcangioli, mentre si allontanava da quel fumo e da quella macerie stringendo in mano una borsa bruciacchiata, la borsa di Borsellino. Quella borsa da cui, in circostanze mai del tutto chiarite, sparì l’agenda rossa del magistrato.

​Rivedere oggi questa foto del 1989 ci ricorda l’incredibile e drammatico filo rosso che unisce la quotidianità del sangue mafioso siciliano ai più grandi, oscuri e irrisolti misteri d’Italia. Si perchè chi sta dietro l’obiettivo non fotografa solo il presente, ma a volte, senza saperlo, fotografa la storia.

Related Articles