Oltre l’obiettivo: perché un post non varrà mai quanto uno sviluppo in camera oscura

Articolo di Franco Lannino

In questa foto si riesce ancora a sentire il rumore ritmico degli otturatori, il “click” metallico che si mescolava al brusio della stanza. il secondo da destra, seminascosto dall’obiettivo, sono io.

La foto l’ha scattata il mio socio, Michele Naccari.

​Eravamo un esercito di fotoreporter. Non c’erano schermi luminosi, non c’era il “buona la prima” digitale. Avevamo 24/36 scatti a disposizione nel rullino e dovevamo farceli bastare. Dovevi sentire il momento prima che accadesse. Dovevi essere bravo, e in questo plotone i bravi eravamo in pochi. ​la Pucci era lì, al centro della tempesta. Era il 1992, l’anno della sfida contro Leoluca Orlando (che poi la spuntò). Ma per noi Elda Pucci era già leggenda: era stata la prima e unica donna della storia di Palermo a sedersi sulla poltrona di Sindaco tra l’83 e l’84. In una città che masticava fiele e politica, lei era un’anomalia.

Ricordo la sua capacità di restare composta mentre noi le stavamo addosso, quasi a volerle rubare un frammento di quella forza che l’aveva portata, per la prima volta in mille anni di storia, a guidare Palazzo delle Aquile. ​Oggi quel mondo è evaporato.

Vedo questa immagine e provo una stretta al cuore pensando a cosa siamo diventati. Il nostro “plotone” è stato ucciso dalla velocità degli smartphone, dalla democrazia istantanea dei social dove chiunque è fotografo, ma nessuno è testimone nello stesso modo in cui lo eravamo noi.

​Noi aspettavamo lo sviluppo in camera oscura per vedere se avevamo catturato la storia. Oggi la storia si consuma in un “tap” e sparisce dopo poche ore.

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