Andrew Stanton e Kenna Harris (sceneggiatrice) – partendo da un soggetto di Jason Katz – tornano sul luogo del delitto e completano Toy Story 4 (2019) con un sequel degno dei precedenti film di animazione targati Disney – Pixar (trentunesimo Pixar). L’azione è ambientata due anni dopo che Woody ha lasciato il gruppo, ma il simpatico cow-boy torna nel corso della storia per aiutare la sua bambina preferita in difficoltà. Intanto l’attenzione di regista e sceneggiatori si concentra sulla crescita di Bonnie che cerca di farsi nuovi amici e sta abbandonando i giocattoli per dedicarsi sempre di più a un tablet chiamato Lilypad. I vecchi giocattoli sono al gran completo, non manca la cow-girl Jessie con il suo cavallo, né Buzz Lyghtyer (in versione decuplicata perché arriva un carico di robot da un’isola deserta), alcuni ben valorizzati nel doppiaggio originale di Tim Allen (Buzz, in italiano Massimo Dapporto) e Tom Hanks (Woody, da noi Angelo Maggi), anche se la vera protagonista è Jessie (doppiata da Joan Cusack, versione italiana Ilaria Stagni). Tema di fondo un eccesso tecnologico che non fa bene ai bambini, impedisce di socializzare, anzi, spesso porta a farlo nel modo sbagliato, tramite chat impersonali che mettono in contatto persone che non hanno niente in comune. Nel film sono i giocattoli a prendere per mano Bonnie per trovarle un’amica vera, cercando di far capire che solo scambiandosi veri rapporti umani cresciamo e ci apriamo al mondo. Alla fine tecnologia e artigianato, tecnica e fantasia possono andare di pari passo, senza lasciarsi condizionare in maniera pesante, senza concedere mano libera alle imposizioni digitali. Tutto questo viene detto ricorrendo a una sceneggiatura da cinema avventuroso basata sulla ricerca dei giocattoli che si sono persi e sul recupero di una bambina che si sta perdendo metaforicamente. Animazione perfetta, colonna sonora ben dosata, ideata dal solito Randy Newman, con Taylor Swift che compone e interpreta il tema principale del film dedicato a Jessie (Knew It, I Knew You). Un film di animazione che parla agli adulti come ai bambini, che mette in guardia sugli eccessi digitali, ma al tempo stesso fa capire come sia necessario convivere con tali strumenti, senza dimenticare che è importante la realtà e che le vere amicizia si stringono grazie a relazioni con persone dai gusti in comune che condividono determinate passioni. Il pubblico che scappa (come al solito) appena partono i titoli di coda si perde gran parte della sigla animata, la canzone di Taylor Swift e alcune scene finali di raccordo con future produzioni, ma ormai lo sappiamo che è complesso educare il pubblico italiano al cinema. Consola che diversi giovani – veri appassionati del film e dei personaggi – si fermino fino in fondo, consapevoli che qualcosa debba ancora accadere e che lo spettacolo non sia finito. Visto grazie all’Arena Estiva Le Ferriere di Follonica, propaggine del Cinema Astra, che ha una buona programmazione all’aperto dedicata a un pubblico giovane e alle famiglie, localizzata in un ambiente fresco e rilassante. Consigliato per famiglie.
Regia: Andrew Stanton, Kenna Harris (co-regista). Soggetto: Jason Katz. Sceneggiatura: Andrew Stanton, Kenna Harris. Fotografia: Matt Aspbury, Jean Claude Kalache. Montaggio: Jennifer Neysa-Jew. Musiche: Randy Newman. Scenografia: Bob Pauley. Produttori: Pete Docter, Lindsey Collins, Jonas Rivera. Case di Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures. Distribuzione (Italia): Walt Disney Studios Motion Pictures. Lingua Originale: Inglese. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 2026. Durata: 102’. Genere: Animazione, Commedia, Avventura.
