Trent’anni passano, le generazioni cambiano, ma certe dinamiche sembrano non morire mai.
La foto che vedete è uno scatto storico. Lui è Raffaele Galatolo, boss indiscusso della borgata palermitana dell’Acquasanta.
Fu scattata negli anni ’90 alla squadra mobile, dal mio socio Michele Naccari durante uno dei tanti arresti di quel periodo. Un momento concitato, violento, in cui Michele ha rischiato letteralmente di prendersi un calcio in faccia dal boss pur di documentare la realtà.
Oggi, nel 2026, la storia si ripete con un tempismo che fa riflettere. Stamattina il nucleo speciale della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza della DDA di Palermo arrestando di nuovo 13 persone tra l’Arenella e l’Acquasanta. E chi c’è tra i nomi principali? Sempre lui: Raffaele Galatolo, oggi 75enne.
Era all’ergastolo, ma usufruiva del regime di semilibertà. E secondo le indagini, sfruttando proprio questa parziale libertà, continuava a fare il boss indiscusso, a impartire ordini e a gestire il clan attraverso una rete di fiancheggiatori.
Questo dimostra una realtà amara: per certi vertici di Cosa nostra, nemmeno l’ergastolo o i decenni dietro le sbarre sembrano bastare a recidere i legami con il territorio e il comando. Una volta fuori, anche solo per poche ore al giorno, il “lavoro” ricomincia esattamente da dove si era interrotto.
