“Un Natale in casa Croce”, un lavoro interessante e coinvolgente

Articolo di Gordiano Lupi

Abbiamo visto su Rai Tre, in occasione delle feste di Natale 2025, Un Natale in casa Croce, originale visione della vita di Benedetto Croce secondo l’ottica di Pupi Avati (autore del soggetto), sceneggiata insieme a Luigi Boneschi. Inutile dire, il tocco di un artista si vede sempre, anche in un documentario realizzato su commissione, perché certi temi cari ad Avati vengono con prepotenza alla ribalta. Tra questi l’amore coniugale, l’amicizia, la nostalgia del passato, il senso del tempo che passa e il valore del ricordo. La pellicola, introdotta da una frase di Anna Maria Ortese che scorre sopra una panoramica avvolgente di Napoli, è fotografata alla perfezione da Cesare Bastelli, montata con tempi adeguati da Ivan Zuccon e accompagnata da una colonna sonora intensa (non ci abbandona mai) composta da Rcco De Rosa. Il tema di partenza è la nipote di Benedetto Croce che ricorda le vecchie feste di Natale trascorse a Napoli, in casa del nonno, i presepi costruiti con cura e i grandi pranzi in famiglia. La tavola si popola di familiari, nel ricordo, con una fotografia anticata che apre al racconto in dissolvenza. La persona intervistata sulla figura di Benedetto Croce è Gennaro Sasso, che racconta la personale scoperta del filosofo attraverso i libri, quindi il regista alterna le testimonianze a brevi elementi di fiction, con il colore che diventa bianco e nero quando vengono inseriti spezzoni d’epoca. Vediamo un Benedetto Croce anziano camminare malfermo sulle gambe, la grande famiglia riunita al tavolo per il pranzo, approfondiamo il rapporto tra nonno e nipote (Benedetta), senza trascurare Adele, compagna di una vita. “Non perdete tempo!”, è uno dei motti ricorrenti di Croce. A volte dorme vestito per non sprecare minuti preziosi impiegati a cambiarsi. La voce fuori campo è il tocco di Avati, soffusa e avvolgente, racconta un’esistenza perduta con tono fiabesco e andamento lento. Vediamo la grande biblioteca di casa Croce (ottantamila volumi) dove il filosofo passa le giornate immerso negli studi, quindi parte la storia con la nascita a Pescasseroli, il 25 febbraio del 1876, da due genitori proprietari terrieri, borbonici e conservatori, fedeli alla monarchia. Le pagine del Soliloquio di Croce (edito da Adelphi) sono il filo conduttore di un’esistenza; raccontano il colera a Napoli (motivo per cui Benedetto nasce a Pescasseroli), la passione per i libri, il piacere di entrare nella bottega di un libraio e annusare l’odore della carta stampata. Croce parla di sé, del suo amore per l’arte nato grazie alla madre, solita condurlo nei musei e nelle chiese napoletane che contenevano affreschi. Si accenna anche al poco amore che Croce nutre per Leopardi, colpevole di aver trascorso una giovinezza strozzata e una vita non vissuta. L’episodio fondamentale della vita di Benedetto Croce è il tremendo terremoto di Casamicciola (luglio 1883) nel quale perde i genitori e la sorella; il ragazzo resta solo con il fratello e le immagini di quei giorni tristi saranno compagne di un’intera esistenza. Lo zio (Silvio Spaventa) adotta Benedetto che prosegue gli studi ma attraversa un periodo cupo intriso di pensieri suicidi. Il documentario alterna immagini d’epoca per raccontare la distruzione di Casamicciola e passa la mano alla fiction – interrotta da un’intervista – per creare un quadro pubblico e privato della vita di Benedetto Croce, tra ricerche e archivi, studio della storia di Napoli e della letteratura. Pupi Avati mette al centro del racconto il rapporto tra Croce e Giovanni Gentile che nasce in modo epistolare (nel 1896), intervista Cecilia Castellani (curatrice del carteggio) e approfondisce la lunga amicizia tra i due filosofi che collaboreranno sia per elaborare un comune sistema, sia per lavorare a riviste. Quando muore la compagna di Benedetto (Angiolina Zampinelli), con la quale il filosofo conviveva da dieci anni, l’amico è il primo confidente, come sarà il primo a sapere della futura moglie (Adele Rossi, di Torino), un’amica di Angiolina, più giovane del filosofo di ben 15 anni. Avati documenta il matrimonio – avvenuto nel 1913 – con un filmato d’epoca e una vecchia intervista concessa da Adele, aggiungendo che da quelle nozze sono nate quattro figlie e un figlio. Siamo alla Prima Guerra Mondiale quando Croce – contrario all’intervento – scrive con passione che è “la fine della civiltà”, attirandosi le critiche di Gentile e di chi lo considera germanofilo; persino a guerra finita non cambia idea e parla di “una strage inutile di ragazzi italiani”. Nel 1917 muore Giulio, il suo unico figlio maschio, sepolto nella tomba di famiglia al cimitero di Poggioreale. Trionfa il fascismo e Croce (Ministro con Giolitti nel 1921) perde importanza per una posizione non allineata alle idee dominanti, anche se in un primo tempo sostiene la riforma Gentile che cambia il mondo della scuola. Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, Croce si dissocia del tutto dalle idee del regime e rompe con Gentile, anche se resterà per sempre il rimpianto per un’amicizia perduta. Gentile diventa Ministro e Presidente dell’Enciclopedia Treccani, abbandona la filosofia per la politica che Croce definisce “abietta”, i due grandi pensatori diventano “ex migliori amici”. Gentile redige il Manifesto degli intellettuali fascisti, mentre Croce scrive quello degli antifascisti (Aleramo, Cecchi, Einaudi, Montale, Alvaro…), affermando che politica e letteratura non devono contaminarsi. Croce viene protetto dalla sua fama internazionale, ma non del tutto, perché nottetempo riceve la visita di squadracce fasciste inviate nella sua casa per intimorirlo. “Ho avuto l’onore di ricevere una visita dallo Stato etico”, afferma con dolore. Avati prosegue narrando per brevi cenni la Seconda Guerra Mondiale, l’ingresso nel conflitto dell’Italia per assicurarsi un posto al tavolo della pace, infine la disfatta. Gentile – fedele fino in fondo al duce – segue Mussolini anche a Salò, quindi viene ucciso in un attentato a Firenze (nel 1944) da quattro sicari in bicicletta, anche se il suo compito sarebbe stato quello di pacificare il clima. “Un filosofo, un maestro che aveva tradito la sua missione”, lo definisce Radio Londra. Benedetto resta comunque sconvolto dal delitto e piange un grande amico perduto. Siamo al Referendum e alle prime libere elezioni, arriva l’attacco di Togliatti a Croce, colpevole di non essere comunista. Benedetto Croce si trova al di fuori dal nuovo blocco della cultura italiana, perché è anticomunista con la stessa forza con cui era stato antifascista. Pensatore distaccato ma non provinciale, conclude Avati, profondamente cristiano nel modo di pensare, come si comprende dal volume “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Un liberale che si sente cristiano, in questo atteggiamento simile alla personalità di Avati, l’autore giusto per raccontare la vita e le opere del grande filosofo napoletano. Croce muore a causa di un infarto fulminante mentre sta leggendo Petrarca, in modo silenzioso, pare quasi che dorma, la figlia se ne rende conto e chiama la madre, in lacrime. La scena dipinta da Avati è struggente. Resta misterioso il rapporto tra Croce e il Canzoniere del Petrarca, forse cercava nella poesia quella libertà che ha sempre visto come un sentimento etico. “La vita è preparazione alla morte, che verrà a toglierci dalle mani il compito al quale attendevamo”, scrive negli ultimi tempi. Bellissimo il finale del documentario con un brano di fiction intensamente avatiano. La nipotina cerca il nonno ma lui non c’è più, allora lancia il fuso della trottola per terra e immagina che sia proprio la mano del nonno a raccoglierlo. Un lavoro di 74’ che non fa sentire la fatica, scorre lieve come un’opera di finzione, interessante e coinvolgente.

Regia: Pupi Avati. Soggetto: Pupi Avati. Sceneggiatura: Pupi Avati, Luigi Boneschi. Fotografia: Cesare Bastelli. Montaggio: Ivan Zuccon. Scenografia: Alessandro Marangolo. Costumi: Angela Capuano. Musiche: Rocco De Rosa. Suono: Pompeo Iaquone. Regia Seconda unità: Mariantonia Avati. Organizzazione Generale: Simon Manzoluino. Produttore Delegato: Francesca Boselli. Produttore Esecutivo: Gabriele Guidi. Produttore Rai: Fabio Mancini. Realizzazione: Gianluca Curti. Produzione: Minerva Pictures, Luce Cinecittà, Rai Documentari, MIC Cinema e Audiovisivi, Regione Campania, Film Commission Campania. Produttori: Santo Versace, Gianluca Curti. Interpreti: Paolo Spezzaferri, Teresa Cerciello, Chiara Barassi, Roberta Geramicca, Fenicia Rocco, Sabrina Bevilacqua, Benedetta Craveri, Maria Giovanna Trapani, Vincenzo Vecchione, Marcello De Angelis, Peppe Celentano, Maria Fosco.

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