Tommaso Campanella, da Stilo a Cosenza e da Cosenza alla Città del Sole

Articolo di Emilio Ferrara

Nel 1588, nel convento di San Domenico a Cosenza, un giovane frate calabrese leggeva un’opera destinata a cambiare per sempre l’orientamento dei suoi studi. Tommaso Campanella, nato a Stilo nel 1568, stava proseguendo la formazione teologica domenicana, ma nelle risposte dei suoi maestri trovava sempre meno soddisfazione. Il libro era il “De rerum natura” di Bernardino Telesio, e proponeva di conoscere la natura partendo dai suoi princìpi e dall’esperienza sensibile; Cosenza divenne così il luogo in cui la sua inquietudine intellettuale incontrò una proposta filosofica capace di darle forma. 1

La relazione fra i due pensatori ebbe però una particolarità che merita di essere ricordata. Campanella desiderava ascoltare Telesio, ma non riuscì a incontrarlo vivo: nelle proprie testimonianze raccontò di averne visto il corpo portato in chiesa e di avergli dedicato alcuni versi. Il maestro cosentino morì nell’ottobre del 1588, lasciando al giovane lettore un insegnamento ricevuto attraverso i libri. L’incontro che spesso immaginiamo come un dialogo fra filosofi fu dunque soprattutto un incontro con un’opera, destinato a continuare anche dopo la morte del suo autore. 1

Telesio aveva indicato un percorso preciso: le spiegazioni della natura dovevano essere confrontate con le cose, anziché ricevere la propria validità dall’autorità di chi le aveva formulate. Il suo sistema attribuiva al caldo e al freddo un ruolo fondamentale nelle trasformazioni della materia e riconosceva alla sensibilità una funzione essenziale nella conoscenza. Campanella accolse soprattutto questa libertà di ricerca, che gli permetteva di discutere l’aristotelismo insegnato nelle scuole. La ragione conservava il proprio compito, mentre l’osservazione diventava il criterio attraverso cui mettere alla prova le costruzioni filosofiche. 2

Le sue letture, tuttavia, comprendevano tradizioni più antiche e differenti. La formazione domenicana gli aveva fatto conoscere Tommaso d’Aquino e Alberto Magno; il confronto con Platone e Plotino passava anche attraverso Marsilio Ficino, del quale utilizzò i commenti per elaborare la propria concezione dell’anima del mondo. Nel platonismo rinascimentale trovava un universo le cui parti partecipavano a un ordine vivente, mentre Telesio gli offriva una spiegazione dei processi naturali fondata su princìpi fisici. Personalmente, ritengo interessantissima questa combinazione perché mostra quanto una filosofia possa nascere dalla rielaborazione di eredità diverse, conservando domande più antiche, cambiandone però il modo di affrontarle. 3

In “Del senso delle cose e della magia”, Campanella sviluppò, infatti, la convinzione che gli enti naturali possedessero sensibilità e tendessero a conservare il proprio essere. La natura gli appariva animata anche dove l’occhio umano vedeva materia inerte, e le relazioni fra le sue parti rendevano concepibile una magia naturale. Per il filosofo, conoscere quelle relazioni significava poter intervenire sui processi del mondo. Era una teoria inserita nella filosofia e nella medicina del suo tempo, nella quale l’ordine naturale esprimeva anche l’intelligenza divina. 4

Un passo poco ricordato chiarisce bene il significato che attribuiva alla parola “magia”. Parlando delle invenzioni, scriveva: “finché non s’intende l’arte, sempre dicesi magia: dopo è volgare scienza”. La polvere da sparo, la stampa e l’impiego della calamita figuravano fra le arti che avevano suscitato meraviglia prima di diventare conoscenze diffuse; e Campanella osservava così un mutamento nella percezione del sapere: ciò che sembra prodigioso perde quel carattere quando il suo funzionamento viene compreso. È un particolare utile anche oggi, quando il linguaggio della meraviglia può accompagnare tecnologie delle quali conosciamo gli effetti senza comprenderne i meccanismi. 5

Già la sua prima opera a stampa, la “Philosophia sensibus demonstrata”, pubblicata a Napoli nel 1591 dopo il soggiorno ad Altomonte, aveva espresso questa volontà di ricerca. Scritta in difesa di Telesio contro Giacomo Antonio Marta, comprendeva un frontespizio allegorico ideato dallo stesso Campanella: la verità, rappresentata da una sfera sull’acqua, era minacciata dai venti, mentre un giovane frate nuotava per raggiungerla. Il dissenso filosofico, quindi, assumeva una forma visibile, legata alla vicenda personale dell’autore. 3,6

Anche la poesia partecipava alla sua personale ricerca; e nel 1622 una scelta di ottantanove componimenti filosofici apparve sotto lo pseudonimo di “Settimontano Squilla”, accompagnata da spiegazioni in prosa dello stesso Campanella. Il lettore era così guidato attraverso i significati dei versi, nei quali l’elaborazione filosofica trovava una forma diversa dal trattato. 11

L’elaborazione successiva estese quella ricerca alla società. Nella “Città del Sole”, composta agli inizi del Seicento durante la prigionia, il confronto con la “Repubblica” di Platone si riconosce nella centralità del sapere e nella vita comunitaria. Campanella immaginava una città in cui i beni fossero condivisi, il lavoro distribuito e l’istruzione accessibile a tutti. I sette gironi, associati ai pianeti, inserivano la vita collettiva in una concezione del cosmo che conservava il linguaggio astrologico rinascimentale. Le mura dipinte raccoglievano le conoscenze, permettendo ai bambini di apprendere attraverso le immagini. Il mondo da osservare diventava anche un mondo da insegnare, e la città stessa partecipava all’educazione dei suoi abitanti, organizzando lo spazio quotidiano in funzione della conoscenza. 7,8

La libertà della ricerca trovò un’altra espressione nell’“Apologia pro Galileo”, scritta nel 1616 e stampata nel 1622. Campanella difese il diritto del matematico fiorentino a indagare la natura, pur conservando riserve sull’eliocentrismo. La distinzione è significativa: poteva sostenere la libertà di una ricerca anche quando i suoi risultati non coincidevano con la propria fisica. L’autorità di Aristotele non doveva vincolare la teologia a una spiegazione del mondo che nuove osservazioni avrebbero potuto correggere. 3,9

Un altro episodio mostra quanto quel pensiero restasse legato alla cultura astrologica rinascimentale. Durante il soggiorno romano, Urbano VIII ricorse alle conoscenze di Campanella per contrastare le previsioni astrologiche della propria morte. Il filosofo mise in pratica accorgimenti descritti nel “De siderali fato vitando”, riprendendo anche idee di Ficino sulla possibilità di sottrarsi agli influssi astrali ritenuti sfavorevoli. 3

A diffondere in Europa queste opere contribuì il tedesco Tobias Adami, al quale si deve anche la prima pubblicazione latina della “Città del Sole”, a Francoforte nel 1623. Fra coloro che svilupparono un progetto affine di riforma del sapere emerge Comenio, il pedagogista moravo che unì l’educazione al miglioramento della società; e Jean Piaget, ricostruendone il pensiero, riconobbe l’influenza campanelliana insieme a quella neoplatonica. In Comenio, invece, il rapporto fra natura e conoscenza diventava un programma educativo esteso all’intera vita umana: imparare dalle cose doveva permettere di ordinare diversamente anche i rapporti fra gli uomini. 8,10

Questa eredità assunse una forma concreta nell’“Orbis sensualium pictus”, pubblicato da Comenio nel 1658, dove le figure accompagnavano i nomi delle cose e aiutavano l’apprendimento. Il confronto con le mura dipinte di Campanella è suggestivo, purché lo si intenda come una continuità di direzione e non come la semplice copia di un modello. Il sapere veniva reso visibile perché potesse essere condiviso: nell’utopia campanelliana abitava le pareti di una città, nel progetto comeniano entrava in uno strumento scolastico. In questo passaggio dalla costruzione filosofica alla pratica educativa, io riconosco una delle conseguenze della ricerca cominciata dal giovane frate a Cosenza. 7,10

Riferimenti per l’articolo

1. Carlo Longo, “Su gli anni giovanili di fr. Tommaso Campanella OP — 1568–1589”, Archivum Fratrum Praedicatorum, LXXIII, 2003, pp. 380–382. Vi sono riportate le testimonianze autobiografiche sulla lettura di Telesio e sul mancato incontro in vita. https://heyjoe.fbk.eu/index.php/afp/article/download/8405/8406/8407

2. Emilio Sergio, “Bernardino Telesio”, Internet Encyclopedia of Philosophy, sezioni sulla teoria della conoscenza e sulla cosmologia. https://iep.utm.edu/telesio/

3. Germana Ernst e Jean-Paul De Lucca, “Tommaso Campanella”, Stanford Encyclopedia of Philosophy, revisione del 17 aprile 2025, sezioni 2 e 7. Per Ficino, il frontespizio allegorico, la difesa di Galileo e l’episodio astrologico di Urbano VIII. https://plato.stanford.edu/entries/campanella/

4. Andrea Suggi, scheda di “Del senso delle cose e della magia”, Archivio Tommaso Campanella, ILIESI-CNR, 2010. Edizione di riferimento a cura di Germana Ernst, Laterza, 2007. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/schede.php?sc=t_5&tp=1&tx=15

5. Tommaso Campanella, “Del senso delle cose e della magia”, edizione a cura di Germana Ernst, Laterza, 2007, p. 177. Testo primario consultato nella trascrizione dell’ILIESI-CNR. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/testi.php?iop=Sens1&pg=177&tp=

6. Luigi Guerrini, scheda della “Philosophia sensibus demonstrata”, Archivio Tommaso Campanella, ILIESI-CNR, 2010. Verifica dell’edizione napoletana del 1591 e dell’intervento dell’autore sul frontespizio. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/schede.php?nd=22&sc=s_1&tp=5&tx=2

7. Tommaso Campanella, “La Città del Sole”, edizione di Luigi Firpo, a cura di Germana Ernst e Laura Salvetti Firpo, Laterza, 2006, pp. 4 e 7–8. Testo primario: gironi planetari e mura dipinte con le scienze. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/testi.php?iop=Cit&pg=4&pt=&tp=1&vw= https://www.iliesi.cnr.it/ATC/testi.php?iop=Cit&pg=7&pt=&tp=1&vw= https://www.iliesi.cnr.it/ATC/testi.php?iop=Cit&pg=8&pt=&tp=1&vw=

8. Andrea Suggi, scheda di “La Città del Sole”, ILIESI-CNR, 2010; Germana Ernst, “Campanella, Tommaso”, Il Contributo italiano alla storia del Pensiero — Filosofia, Treccani, 2012. Per il confronto con Platone e la pubblicazione curata da Tobias Adami nel 1623. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/schede.php?sc=t_3&tp=1&tx=27 https://www.treccani.it/enciclopedia/tommaso-campanella_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero%3A-Filosofia%29/

9. Luigi Guerrini, scheda dell’“Apologia pro Galileo”, Archivio Tommaso Campanella, ILIESI-CNR, 2010. Redazione nel 1616 e stampa a Francoforte nel 1622. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/schede.php?sc=s_4&tp=1&tx=46

10. Jean Piaget, “Jan Amos Comenius (1592–1670)”, Prospects, XXIII, 1/2, 1993, pp. 173–196, riproduzione UNESCO–IBE del 1999. Testo, pp. 3 e 11; cronologia, p. 18, per l’“Orbis sensualium pictus” del 1658. https://orientation94.org/uploaded/MakalatPdf/Mufakirun/comeniuse.pdf

11. Luigi Guerrini, scheda della “Scelta d’alcune poesie filosofiche di Settimontano Squilla”, Archivio Tommaso Campanella, ILIESI-CNR, 2010. Per l’edizione del 1622, gli ottantanove componimenti e le spiegazioni in prosa dell’autore. https://www.iliesi.cnr.it/ATC/schede.php?sc=s_5&tp=1&tx=45

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