Oggi 61 anni fa non ero ancora.
O più precisamente ero, ma non mi ero palesato, non ero uscito dal luogo più accogliente e caldo che io ricordi.
Non ero uscito dal grembo di mia madre che mi aveva accolto e coccolato sin da quando ero un qualcosa che non ricordo nemmeno io.
Non ho ricordi di quei momenti, ma solo sensazioni dell’anima o di qualcosa che somigli.
Silenzioso e caldo, umido ed accogliente era il grembo di mia madre.
Era il luogo dove ognuno di noi vorrebbe ritornare.
Non ero 61 anni fa.
Avevo una vita davanti e non lo sapevo.
Non sapevo cosa fosse avere una vita davanti.
Ero ignaro e lieto di non saperlo.
Il tempo era trascorso senza che me ne accorgessi, un tempo indefinito e pieno di gioia e di dolore, quella gioia e quel dolore che si prova vivendo.
Quella gioia e quel dolore che si raccolgono nel percorso della vita.
Non ero se non qualcosa che si era introdotto in un luogo bellissimo e si era trovato bene…anzi molto bene.
Talmente bene che non volevo lasciarlo quel luogo.
Ad un certo punto, però, una forza, che non capii da dove venisse, mi spingeva ed io non riuscivo a fermarla.
Mi portava fuori da quel luogo, sentii un alito di vento e delle urla; urla di mia madre e di chi era vicino a lei.
Mi parevano tutti matti (i manicomi c’erano ancora non come oggi che i matti sono per strada o fanno i presidenti di nazioni), il silenzio dentro il grembo di mia madre era sinonimo di pace.
Ho aperto gli occhi ed una luce intensa mi ebbe a sorprendere, mi veniva da dire di spegnere quei riflettori.
Ma poi capii due cose: non potevo parlare, ma solo gridare e che tutti erano contenti di vedermi.
Avevano ragione era nato un Divo…il “Divo Maximo”.

PS (a corollario): La modestia, per mia fortuna, non è un mio difetto.
La perseveranza e l’ostinazione sono virtù a cui mi sono sempre abbeverato e mi abbevero.
La pazienza con il tempo va scemando ma per fortuna sto selezionando parecchio; quasi solo animali.
