Se devi tener duro all’interno di un rapporto, e se devi lottare per mantenere la vicinanza dell’altro, allora potrebbe non essere la persona giusta per te. L’ amore è semplice, è libero e soprattutto è sciolto, non devi aggrapparti all’altro affinché rimanga legato a te. Soprattutto non devi impegnarti per dimostrarti il tuo valore soprattutto se tu sei sicuro di quanto vali, di quello che hai dentro, della ricchezza dei tuoi sentimenti, allora stai certo che l’altro li vedrà se è capace. Se vuole sintonizzarsi sul tuo canale non serve il controllo non serve essere rigidi, non serve aggrapparsi all’altro, non devi rincorrere nessuno, perché quando lasci andare e quando abbassi un po’ il volume della tua stessa voce ti accorgi se l’altro sta effettivamente parlando. Quando ti impegni a soffocare tutto per riempire il vuoto, per saturare tutti gli spazi, non darai neppure all’altro la possibilità di amarti, amare significa: amare le tue mancanze le tue debolezze, le tue vulnerabilità le tue fragilità. Lasciagliele vedere, non aver paura che una volta mostrate l’altro se ne andrà, perché se così dovesse essere non è fatto per te, vuol dire che non poteva amarti , se qualcuno ti ama lo fa grazie alla tua vulnerabilità e non nel momento in cui le nascondi questo non significa che tu non debba renderti migliore, ma lo devi fare per te stesso perché a quel punto crescerai e non avrai più paura di perdere qualcuno che non doveva
rimanere con te. Solo che ti ama resta e lo fa grazie al fatto che gli hai fatto vedere le tue fragilità perché quelle sono la parte più bella e più ricca che possiedi.

(Dott. Christopher Pacioni)
Il dott. Pacioni è uno psicologo specialista in Psicopatologia Dinamica dello Sviluppo, una persona brillante che ha a suo seguito migliaia di follower, grazie ai suoi short-social incoraggia chi ha dovuto affrontare e affronta quelle dinamiche relazionali che molto spesso soffocano i sentimenti. Con mio stupore, in un mondo pieno di demolitori, che insistono sulla inevitabile rottura di un rapporto, o che gareggiano per il numero dei partner conquistati, che insistono con sicurezza che ogni rapporto sia destinato a finire, ho notato che lui tenta di fare emergere tutte le potenzialità che rendono una coppia forte e salda. Ci barrichiamo per non farci ferire, perché, appunto, abbiamo paura dell’amore proprio a causa di questi modelli che la società propina continuamente. “l’ amore è semplice, è libero” . C’è troppa corsa per tutto, per ogni cosa ed in ogni cosa, e i rapporti si logorano, e si logora pure l’uomo. Un amore vero non finisce, ed i passi indietro non sono regressioni ma evoluzioni del proprio essere, però si vede sempre il passo indietro come un ritorno a ciò che non esiste più. L’errore è proprio questo: considerare il tornare un modo di castrazione di altre possibilità, ma se qualcosa è rimasta in sospeso, bisogna saper guardare il proprio trascorso, i due devono guardarsi negli occhi e capire se ancora persiste il sentimento, ciò che è sospeso vive in quel limbo dove è impossibile evolvere, Si cercano modelli inesistenti, si cercano proiezioni di sé nell’altro pretendendo che questo sia solamente un alter-ego. Si pretende un corpo in un certo modo, infatti si corre dietro a corpi ossessionati dalla perfezione, è come se si fosse persa la bussola dell’empatia. Non “sentiamo” più, ma vogliamo… Non è cambiare sempre partner che si cresce, il continuo voler costruire una storia, continuando a cambiare, è come se si cercassero conferme che devono arrivare dal proprio animo. Chi colleziona, probabilmente, non conosce l’amore, e strada facendo si troverà imbrigliato in tanti nodi che difficilmente si sciolgono. Ri-costruire un rapporto è segno di intelligenza, di maturità, i due devono disporsi con le proprie debolezze senza timore, anzi i punti di fragilità possono essere trasformati in forze dinamiche che ci permettono di guardare la realtà nel suo insieme e non frammentata. Percepisco, ascolto, che si fa fatica a costruire una storia che duri nel tempo, perché non si vuole affrontare la sfida della vita, come se rimettersi in discussione sia una perdita di tempo, una perdita di occasioni che soddisfano un desiderio momentaneo.
L’artista, Antonio De Renzo, pittoscultore, amante della fotografia, con una performance ha rappresentato l’uomo contemporaneo, ovvero la custodia delle proprie fragilità. Probabilmente si ha paura di nuotare sulle onde delle proprie emozioni, delle proprie vulnerabilità. Un uomo sigillato, illuso di muoversi, ma è solamente lo sguardo che osserva, ma non procede di un passo perché legato a sé stesso come se fosse una scatola da custodire. Ma è anche l’uomo sensibile che tenta di proteggere ogni fragilità perché non diventino il tallone di Achille. Chi decide di ognuno di noi? Tante volte apparire è meglio che Essere, ci si nasconde anche da sé stessi per non ammettere che quell’amore forte ancora scorre sulle nostre vene. Amare è una forma di arte, troppe opzioni ne demoliscono il senso dell’essenza.
Caro lettore, mi fai sapere cosa ne pensi?
