Quanto andremo ad esporre potrà sembrare un ragionamento “complottista”, uno di quei ragionamenti da reazionari della tecnologia e del progresso, ma riteniamo, invece, che certe riflessioni debbano essere fatte alla luce del quadro molto più complesso dei rapporti nascenti tra il denaro ed il progresso tecnologico. Sappiamo bene che il denaro come moneta di scambio viene introdotto dalla notte dei tempi (Assiri – Babilonesi – Egiziani) per favorire i rapporti tra le persone e dare un valore alle merci ed ai servizi. La moneta è strumento di scambio fungibile per eccellenza che è, quindi, neutra rispetto all’insieme delle necessità collettive. La moneta si è portata sino a noi e, in pratica, sino a 40 anni fa era l’unico mezzo di pagamento e come unico modo fungibile per accedere ai beni ed ai servizi.
La moneta è da sempre stata considerata strumento di distribuzione della ricchezza e scambi di beni e servizi. Con il divenire della tecnologia i cittadini si sono adattati alle carte di credito (o di debito) che attraverso lettori sostituiscono la moneta e fanno transitare il denaro in modo immateriale da chi compra a chi vende, da chi chiede un servizio a chi lo presta. Per fare questo occorre che i cittadini abbiano un conto corrente ed una carta di credito ed un pos (professionisti e ditte), strumento atto ai pagamenti elettronici. Alcuni popoli (quelli anglosassoni in particolare) si sono abituati da subito a questo strumento, mentre i popoli latini hanno fatto fatica ad avvicinarcisi, ma con il tempo, ciò è avvenuto. Il COVID e gli acquisti online che si sono moltiplicati in questi anni hanno, di fatto, favorito, in modo spropositato, l’abitudine ad acquistare senza l’uso del denaro contante. Lo sforzo fatto dalle banche in questo senso è stato ciclopico perché gli interessi in gioco erano e sono enormi (banche ed assicurazioni guidano l’economia).
La moneta elettronica è un affare immenso a livello planetario. Le banche e tutto il mondo del digitale e del mercato digitale ha sempre più spinto ad acquisti non prevalentemente, ma esclusivamente con moneta elettronica. Gli affari sono enormi e vanno a ricadere in modo positivo sulle banche che concretizzano utili dalle transazioni e sulle aziende (Amazon ed affini) che sono certi della transazioni. Sino a qui si potrebbe dire poco; tutto molto scontato, tutto molto in linea con l’idea che il digitale non solo sia il futuro ma sia l’unico futuro possibile. Le banche hanno un loro tornaconto, ma mettono in atto un servizio e le aziende del digitale hanno un loro utile, ma mettono in gioco i loro beni e servizi. Sembrerebbe tutto a posto, ma così riteniamo non sia.
Appare evidente che un sistema così fatto costringe, con assoluta necessità, il cittadino a munirsi di un conto corrente ed attraverso il conto corrente fare i vari pagamenti. Non è solo la violazione della privacy che è una delle prime conseguenze, ma ormai possiamo dire che la privacy è una mera chimera, ma soprattutto, l’utilizzo dei dati personali (quando anche non il furto o l’illecito utilizzo di essi). L’acquisto digitale comporta una tracciabilità che individua il soggetto e lo espone per sempre nel mondo telematico e virtuale del digitale in senso lato. La presenza di una moneta digitale e la nascita di banche non fisiche, ma solo su internet apre la strada ad una moneta che non è più apprezzata come tale; anch’essa è considerata merce. Si deve, inoltre, precisare che la moneta fisica tra l’altro ha anche il valore di dare un concreto fine alla operazione di acquisto e vendita.
Il contante al contrario della moneta digitale è espressione di diritti e di libertà. Non c’è tracciamento tra venditore-acquirente e modi di pagamento del compratore. La questione è molto rilevante perché incide anche sulla concreta possibilità che gli Stati effettuino controlli indebiti sul conto corrente quando non addirittura non anche dei prelievi forzosi (in Italia negli anni ‘90 con il Governo Amato, il “dott. Sottile”). Ecco perché la non tenuta di un conto corrente e la non tenuta di una carta di credito crea libertà, ma è vista come un comportamento opaco, elusivo, illecito o, addirittura, illegale. Un comportamento, in definitiva, fonte di evasione contributiva. La patologia vista come fisiologia della attuazione di una libertà è una aberrazione dei diritti stessi.
Nella piena libertà di disporre del denaro proprio ci deve essere la piena libertà di disporre sia in forma digitale sia in forma contante. Ma non può essere sottaciuto che anche nel commercio al minuto si esercita la “pressione” sull’utilizzo della carta con prezzi con decimali che, ormai, non vuole più nessuno. Un caso? Riteniamo proprio di no. Non vi è alcuna legge che obbliga ad avere un conto corrente e non vi è alcuna legge che obbliga alla moneta digitale, ma chi si discosta da questi parametri è visto come un evasore, un soggetto anomalo, un soggetto fuori dal contesto. Invece, è vero il contrario: è una persona che sta esercitando i propri diritti e che ha alzato la testa. La libertà è esercitare i propri diritti nella legge e nel rispetto altrui. Utilizzare il proprio denaro in modo non necessariamente collegato ad un conto corrente ed una moneta digitale è un diritto inalienabile del cittadino, altrimenti, si insinua l’idea che siamo proni alla moneta digitale per fini diversi.
La praticità e le nuove generazioni sono gli alleati più potenti del denaro digitale: tutto è più semplice e più pratico ma tutto più controllato e quindi più asservito ai voleri (poteri) del sistema economico. Non vi è dubbio che il denaro digitale sia più pratico, ma non deve essere imposto come unico strumento di transazione. Le nuove generazioni sono il punto di forza del mercato digitale nel mondo. Vanno con i loro telefoni a comprare al “roba” (Mazzarò – Verga), mentre conversano con un amico al telefono. Leggerezza ed irresponsabilità questo è il veicolo della forza della moneta digitale. Il contante è, invece, fonte di piena libertà e di garanzie di anonimato nelle transazioni (acquisti ordinari). Siamo abituati a pensare al contrario e siamo abituati a ritenere che non tutto ciò che agevola è poi così positivo. Siamo eretici perché le religioni non ci piacciono e tanto meno se queste religioni hanno un unico dio: il denaro.
