Soluzione per Cuba

Articolo di Gordiano Lupi

di Alejandro Torreguitar

Per Cuba troveremo una soluzione,
tuona dalla stanza d’oro,
dall’alto d’un grattacielo di carta,
il Grande Imperatore del capitale.

Un omino di burro fuso al sole.
Un nulla in giacca e cravatta
che al cospetto di Fidel
– Fidel montagna, Fidel barba di pietra e vento –
pesa quanto
lo starnuto d’una zanzara
nella sera d’agosto.

“Una soluzione”, dice.
E la parola gli rimbalza sui denti
come una monetina falsa.

Intanto qui,
nell’isola stretta come un vicolo di Genova,
si cerca pane tra i rifiuti,
con le mani magre,
con la pazienza degli animali.

Il cielo è lo stesso di sempre,
un cielo celeste – sbiadito, lavato troppo –
ma ora è inondato
d’una misera disperazione
che non fa rumore.

Apagón,
la parola nera.
La luce se ne va come un treno
che non torna.
E poi i cicloni in arrivo,
non quelli del cielo,
quelli economici,
quelli con la firma in calce,
quelli che non strappano i tetti
ma le vene.

E noi
qui sulla banchina,
con la valigia di cartone in mano,
in attesa delle bombe,
metaforiche, speriamo.

Arriveranno gli Americani
e li accoglieremo come liberatori,
con le braccia di chi non ha più braccia.
Ci porteranno il grande magazzino,
il capitalismo lucido nei sacchetti,
la nuova miseria consumistica,
l’uno contro l’altro, la fine – sottile – della solidarietà,
il filo del tram che si spezza.

Ma siamo messi così male
che aspettiamo gli yankee
come se fossero emissari del Paradiso,
angeli biondi con le ali di dollaro.

Nell’attesa di Godot –
che non viene, mai –
viviamo.
Un quotidiano inferno,
un inferno di attesa,
col fiasco dell’acqua a metà
e il mare, intorno,
che non ci lascia uscire.

27 settembre 2026

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