Un piccolo libro di poesie – per la precisione 40 – dedicate all’amore. Un racconto d’amore in poesia. Una silloge a tematica erotica composta da due giovani, Carlo De Tommasi ed Elena Piccolo, due studenti veneti dell’ultimo anno del liceo classico europeo, il primo al debutto editoriale, la seconda con esperienza nei concorsi e una pubblicazione personale. Quella bianca altalena racchiude tutte le variabili dell’amore, la nascita e la crescita, il momento di crisi, la passione giovanile, il sogno di un rapporto duraturo, coltivato nel tempo, tra parole e sorrisi. Catullo viene citato sia nelle intenzioni del classico odi et amo, sia riferendosi all’amata che in alcuni versi viene chiamata Lesbia. La poesia serve a raccontare le stazioni dell’amore, i momenti più dolci e le tristezze, le languide preoccupazioni e i timori, percorrendo per la prima volta una dantesca Vita nova fatta di baci e abbracci. Le brevi liriche recano lo spavento e la preoccupazione di non saper coltivare un rapporto nuovo, ma anche la ricerca di una candela che brilli e che d’un tratto rischiari il mattino. I due innamorati bruceranno insieme e saranno per sempre la “fiamma di una candela che brilla nel buio di un’eterna notte”. Scrivere del soggetto amato e dell’amore fa bene al cuore, perché “Strofe e versi spariscono / Rimangono la tua mano e la mia / a scrivere una cascata di parole. / Rimani tu”. Paura della felicità, luci che si spengono attorno alle labbra e alle mani degli amanti, consapevolezza di una bellezza che dura sinché vive l’amore, come un temporale. Bagnarsi d’amore è l’unica soluzione, mentre uno sguardo appassionato non può chiedere permesso ma soltanto entrare, “come il vento, come un fulmine”, come “una tempesta d’estate”. Gli innamorati si nascondono agli occhi degli altri, si isolano in cerca di solitudine, vivono in un mondo fatato, si fanno trasportare da una dolce corrente, che è l’illusione dei giorni trascorsi insieme. E poi ci sono le foglie autunnali celate in una camera oscura insieme agli scatti dei baci rubati. Immagini bellissime, poetiche, ricerca lessicale profonda, mai banale. Infine la voglia di trovare nell’amore reciproco quel solo bacio capace di cambiare il mondo, capace di baciare il cuore, di accarezzare lo stomaco, di diventare unico. Il piccolo libro termina quando gli innamorati escono a riveder le stelle e si spingono verso un leggero funerale, forse metafora della fine di un amore, sempre dietro l’angolo. I due autori ringraziano chi li ha ispirati e supportati, famiglie, amici e professori che li hanno guidati. Noi ringraziamo loro per questo regalo d’amore contenuto in poche pagine che abbiamo letto con piacere diverse volte, perché la buona poesia va riletta. Un plauso anche al giovane editore, Il Filo di Arianna.
Leggiamo alcune liriche, come esempio del contenuto di un’opera compiuta, sincera e intrisa di tutto quell’amore che i poeti estraggono dalle loro penne e dai loro cuori.
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Ebbrezza
Questo è il mio grido
Strappo i capelli, sputo sangue
Alzo la mia bandiera bianca vinto del tuo amore
Mi abbandono esanime alla quotidianità
ubriaco di te.
(nel testo è presente un refuso, il titolo indicato è: Ebrezza)
Piume di fuoco
In una strada di errori
bruciano le nostre promesse,
il fuoco, le fiamme
sono il nostro scudo delle lacrime.
Siamo dannati
dal tempo usuraio
che bussa alla porta,
scende nell’inferno dell’altro.
Come usignoli
cantiamo al vento
la melodia del nostro tormento.
Per ore,
giorni,
anni.
Bellezza e poesia
Che in queste lettere sopravviva
la bellezza del piccolo
estemporaneamente eterno
Amore dei giovani
che ridono e piangono.
