La nascita di Dante sotto il segno dei Gemelli. Giulio Clamer ci racconta come il Sommo Poeta impreziosisce la vita

Articolo di Pietro Salvatore Reina

In un giorno tra il 14 maggio e il 13 giugno 1265, più probabilmente verso la fine di maggio, nasce a Firenze Dante (Durante) nella casa degli Alighieri nel popolo di S. Martino del Vescovo, di fronte alla Torre della Castagna. (Le fonti per la ricostruzione della nascita del Sommo Poeta a cui rimando sono: Giorgio Petrocchi, Vita di Dante, Laterza, 1986; Nicolò Mineo, Dante, Laterza, 1992; Marco Santagata, Dante. Il romanzo della sua vita, Mondadori, 2012). Dante nasce sotto il segno della costellazione dei Gemelli il cui influsso, secondo la credenza del tempo, inclinava agli studi e alle arti:

O glorïose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno,


con voi nasceva e s’ascondeva vosco
quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,
quand’ io senti’ di prima l’aere tosco;

e poi, quando mi fu grazia largita
d’entrar ne l’alta rota che vi gira,
la vostra regïon mi fu sortita.

(Paradiso, XXII, 112-120).

L’opera omnia di Dante, e in particolare la Commedia, è la parabola, l’allegoria del cammin di purificazione, di salvezza che ogni uomo deve compiere. È sempre tempo di Dante! La lettura, la ri-lettura di Dante giova per superare per superare le crisi (ecologica, economica, del pensiero) che stiamo vivendo. La letteratura, tutta la cultura, è la nostra scialuppa in questo mare in tempesta che stiamo vivendo. Proseguiamo il viaggio di come Dante segna e impreziosisca la vita di un uomo. In quest’intervista al dott. Giulio Clamer, dirigente scolastico in pensione, per più di vent’anni Presidente del Comitato di Bolzano della Società Dante Alighieri e dal 2006 consigliere centrale della stessa.

D.: Può raccontarci, dottor Clamer Giulio, a quando risale il suo primo incontro con Dante? Come e cosa ricorda?

R.: Nel mio caso devo parlare dei miei incontri progressivi con Dante. Ebbi i primi cenni di questo faro della nostra letteratura al tempo delle elementari quando un bravo insegnante ci parlò di Dante e mi rimase impresso il valore che questo insegnante attribuiva al Sommo Poeta, descrivendoci per sommi capi il viaggio nell’aldilà. Successivamente nelle scuole superiori ebbi una percezione di noia nel modo di affrontare Dante che si doveva conoscere solo nella parafrasi di alcuni canti. Io non riuscivo a cogliere il senso dell’intera opera e mi pareva si parlasse di tutt’altra persona rispetto a quella che ci presentava il maestro delle elementari. La luce sulla bellezza di Dante mi arrivò chiarissima da alcune conferenze tenute per la Società Dante Alighieri negli anni Ottanta da un teologo bolzanino, ora scomparso, mons. Alfredo Canal. Non dimenticherò mai come improvvisamente mi fece cogliere i significati altissimi per la poesia, per la lingua, per la fede e soprattutto per la vita che Dante ha donato all’umanità intera. Successivamente promossi io stesso decine, se non centinaia, di incontri con molti esperti di Dante dai quali attinsi sempre ulteriori conferme e arricchimenti.

D.: Quale rima, terzina o frase dantesca ha guidato e guida il suo quotidiano lavoro che ha svolto da maestro, da direttore scolastico – il più giovane direttore didattico d’Italia, correva l’anno 1986. – e adesso da Presidente emerito del Comitato di Bolzano della Società Dante Alighieri?

R.: Ci sono tanti passaggi delle “parole” dantesche che mi affascinano e che mi fanno pensare, ma la mia mente e il mio cuore vibrano fortemente ogni volta che sento citare o declamare la preghiera di San Bernardo alla Vergine Maria: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d’etterno consiglio,…”. Io ci trovo il senso della vita, la percezione ineffabile del Paradiso, la guida di fronte alle precarietà e tristezze quotidiane ma anche la gioia e la commozione per quanto succede e facciamo succedere di bello nel nostro tempo e nella storia. Dante nell’intera sua opera, non solo nella Divina Commedia, è un gigante dell’ottimismo che prende le mosse dalle miserie umane ma che sa far intravedere per ciascuno la luce che porta oltre la paura, oltre la sfiducia, che porta alla meta straordinaria per ciascuno, quella meta che illumina l’intera esistenza. Non sono certo il solo a pensarla così e non sono solo i credenti o i religiosi. Basti pensare a quanto scrivevano uomini come Benedetto Croce o a quanto scrive oggi Massimo Cacciari.

D.: La figura di Dante come uomo e letterato, è davvero piena e completa: un politico, un poeta e scrittore, un esule con prole al seguito, un condannato a morte sempre alla ricerca della giustizia. Cosa quest’uomo oggi può davvero insegnare? Quale segno nella vita dei giovani e dei meno giovani può porre?

R.: Dante è interessantissimo e non esiste autore o esperto che possa comunicare in modo esaustivo tutte le forze e fortune che la confidenza con Dante possa ispirare nel cammino di ogni persona. Ricordo che a sostenere questo concetto era Emilio Pasquini, che ebbi il piacere di conoscere, seduto accanto a lui in tante riunioni alla Dante centrale di Roma. Pasquini ha dedicato quasi tutta la sua vita allo studio di Dante, alla promozione di convegni su Dante, alla realizzazione di opere e mostre di straordinaria importanza. Lui mi diceva, quasi agli ultimi giorni della sua vita, quanto poteva ancora imparare nello studio di Dante. Messaggi analoghi mi giunsero da un altro amico e studioso che non dimenticherò mai più e che pure mi fece innamorare di Dante e non solo. Parlo di Luca Serianni. Per i giovani e per tutti Dante può dare tutto. Basti pensare che non esiste alcun grande della letteratura, della poesia, della fede che non abbia attinto a Dante. Dante è da cogliere prima nel senso complessivo della sua opera e successivamente nell’infinità dei messaggi che ne scaturiscono. Dante è giovinezza, è ottimismo, è guida. Dante ci dice che vale la pena impegnarsi quanto più il cammino si fa arduo. E lo testimonia con la sua stessa vita carica di affanni e di tormenti: al culmine del suo percorso di persona esiliata e condannata ci dona la sua impresa letteraria che ben si può accostare alla Bibbia quale miniera di valori, di spunti di vita, di ideali che merita seguire. Dante scrisse per l’oggi di ogni tempo. E, da bambini fino agli anni ultimi della vita, si possono trovare in Dante motivi di ispirazione che non passano di moda, anzi che devono sempre essere di moda, quelli che servono per uscire a guardare le stelle. Se volessimo riassumere in poche parole cosa può dare Dante oggi io direi il coraggio, la voglia di mettercela tutta, l’ansia di abbracciare l’universo, la scoperta della bellezza negli eventi di ogni giorno, l’amore intenso per le persone, per la vita, per Dio.

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