Il “rumore del tempo” nella toccante poesia di Patrizia Gabriella Seminerio

Articolo di Francesco Pira

La sua scrittura si nutre di una profonda tensione interiore: ogni verso prende forma nell’intimità della notte, momento in cui tutto tace e il cuore si ritrae, permettendo alle emozioni più genuine di affiorare con delicatezza. I suoi versi riflettono una sensibilità attraversata dall’amore, dalla maternità, dalla perdita e dal bisogno di ricucire le fratture dell’esistenza tramite la parola

Esistono libri che non si leggono soltanto: si attraversano. “Il rumore del tempo”, opera prima della poetessa e docente Patrizia Gabriella Seminerio, è uno di questi. Una raccolta poetica che nasce dal silenzio e si fa voce, scavando nella memoria personale per diventare risonanza collettiva. Pubblicato da Algra Editore, con la prefazione di Tino La Vecchia e arricchito dalle fotografie evocative di Sergio Giannotta, questo libro si configura come un progetto artistico in cui parola poetica e sguardo fotografico si fondono, dando vita a un’esperienza estetica immersiva e plurale.

Presentato anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, “Il rumore del tempo” manifesta sin dall’inizio un’intenzione chiara: non raccontare il tempo con una cronologia di eventi, ma farne vibrare il cuore attraverso un flusso emotivo intenso e profondo.

La scrittura di Patrizia Gabriella Seminerio si nutre di una profonda tensione interiore: ogni verso prende forma nell’intimità della notte, momento in cui tutto tace e il cuore si ritrae, permettendo alle emozioni più genuine di affiorare con delicatezza. I suoi versi riflettono una sensibilità attraversata dal tempo, dall’amore, dalla maternità, dalla perdita e dal bisogno di ricucire le fratture dell’esistenza tramite la parola.

La poesia “La giostra” è emblematica di questa visione: “Tante vite in una sola vita / nella stessa anima”. L’immagine della giostra, con i suoi cavalli e aeroplani che girano in cerchio, richiama l’inesorabile ripetersi delle esperienze, degli istanti, dei momenti. È un’allegoria della condizione umana: vivere è un continuo girare tra desideri e illusioni, tra dinamiche che cambiano ma appartengono alla stessa interiorità. Una metafora del tempo che, pur sembrando sempre uguale, è irripetibile e personale.

In “Parole taciute”, l’autrice esplora il territorio del non detto, del sentire nascosto: “Vibrante canto dell’anima / prigioniero e senza voce”. Qui il silenzio non è assenza, ma materia poetica, spazio denso dove si muovono sensazioni, battiti che si consumano nel sussurro. Il fuoco del sentire femminile – che cerca parole per placare e guarire – diventa immagine viva di una società spesso incapace di ascoltare il dolore intimo.

Tra le poesie più toccanti del volume c’è “Mia madre”, in cui si intrecciano tenerezza e consapevolezza nel riconoscere nella figura materna una donna fragile, viva, sofferente: “E divento tua madre / nel bisogno smanioso di proteggerti”. È un passaggio generazionale ribaltato: la figlia che si fa madre della madre. Questo capovolgimento non è solo biografico ma anche profondamente culturale. Rappresenta il mutamento dei ruoli affettivi e familiari che segna le relazioni nella società contemporanea. Un legame che si fa ricordo e identità.

Nel lavoro di Patrizia Gabriella Seminerio, la poesia si configura come un atto di resistenza emotiva e culturale. In un’epoca dominata dall’efficienza, dalla produttività e dalla velocità, scrivere versi significa opporsi consapevolmente a una logica che marginalizza la sfera privata. La sua poesia non corre, non semplifica, non grida: rallenta, scava, accoglie.

Seminerio compie una scelta etica: difendere il tempo del sentire in un presente che tende a ignorarlo. I suoi componimenti offrono un luogo di sospensione e riflessione, in cui l’esperienza personale si trasforma in voce plurale. In questo senso, la sua poesia diventa un dispositivo sociale che custodisce fragilità, memorie, desideri inespressi. Una forma di cura che non pretende di guarire, ma di accompagnare.

Questa scrittura si oppone all’imperativo della performance e della costante esposizione, proponendo un’alternativa fatta di attenzione, lentezza e profondità. Ridefinisce ciò che conta, ciò che merita spazio, ciò che ha valore. E nel farlo, riafferma il diritto alla complessità emotiva in una società che spesso la semplifica o la ignora.

Attraverso parole ricorrenti come “tempo”, “occhi”, “madre”, “donna”, si costruisce un percorso poetico e al tempo stesso sociologico, che interroga l’identità individuale e relazionale. Non è un caso che la figura femminile ritorni con frequenza: la donna non è soltanto protagonista, ma custode del passato, testimone di un tempo che non si misura, ma si vive. La poesia, in questo senso, diventa anche uno strumento culturale per riflettere su ruoli, legami, trasformazioni.

La collaborazione con Sergio Giannotta, autore delle fotografie che accompagnano i testi, genera un autentico dialogo tra parola e immagine: ogni scatto cattura e arricchisce il cuore dei versi. Le immagini si trasformano in estensioni tangibili della poesia, potenziandone la forza espressiva. Come sottolinea l’autrice nella nota introduttiva al volume: “Ogni poesia trova il suo eco visivo in un’immagine capace di esaltarne il nucleo”. È un esempio raffinato di contaminazione artistica, in cui versi e fotografie costruiscono un linguaggio poetico nuovo e sinestetico.

Anche nelle poesie – “Innamorati di te”, “Accarezzami il cuore”, “Ricordi”, “Il dolore” – si percepisce una coerenza stilistica e tematica: l’ascolto profondo di sé, il recupero di percezioni, la sensibilità vissuta come risorsa. Ogni componimento è un frammento di vita donato al lettore, con la volontà non di spiegare, ma di condividere.

“Il rumore del tempo” non è semplicemente un esordio letterario: è una dichiarazione di poetica. È il gesto coraggioso di una donna che ha scelto di dare voce ai sussurri della propria dimensione personale, trasformandoli in versi capaci di parlare a chiunque abbia vissuto l’amore, la perdita, la nostalgia, il desiderio di comprendersi.

Con questo libro, Patrizia Gabriella Seminerio si afferma non solo come autrice sensibile e raffinata, ma anche capace di illuminare il senso del nostro vivere. Ho avuto modo di apprezzare la sua sensibilità e la sua cultura nel corso di alcuni eventi che abbiamo condiviso come relatori. Questo libro di poesie, apparentemente così innocente, riesce però a toccare le corde dell’anima.

La sua voce – intima, discreta, potente – ci ricorda che la poesia è un rifugio, un respiro coinvolgente per chi sente il bisogno di fermarsi, immergersi, riconoscersi. È la carezza delle parole che si manifesta nella quiete “oltre il rumore del tempo”.

Un sentito plauso all’autrice, con l’augurio che questi versi continuino a incontrare lettori sensibili, capaci di coglierne l’essenza e di far fiorire sentimenti destinati a durare nel tempo.

Patrizia Gabriella Seminerio è una docente di Lettere. Vive e insegna a Catania ma trascorre le sue vacanze estive a Torre di Gaffe (frazione di Licata).La sua passione per la letteratura l’ha spinta a coltivare amore per la scrittura, trovando nelle parole un modo per esprimere emozioni. Impegnata in iniziative culturali e sociali, ama viaggiare e scoprire nuove culture, esperienze che arricchiscono la sua scrittura e le offrono nuove prospettive. Le poesie contenute in questo libro di esordio esplorano temi come l’amore, la memoria, le relazioni umane, offrendo uno sguardo sensibile e profondo sulla vita.

Sergio Giannotta è nato a Catania nel 1965, dove ha frequentato il Liceo Artistico Statale e l’Accademia di Belle Arti. Si accosta alla fotografia alla fine degli anni Novanta, elaborando un personale linguaggio poetico in cui tecnica e memoria si fondono, dando vita a visioni ricche di magiche suggestioni. Utilizza sia la tecnica digitale che analogica in maniera indifferente. Attualmente vive e lavora a Catania.

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