I. La comprensione come accadimento
Hans-Georg Gadamer, nella sua grande opera Verità e metodo (1960), compie una svolta fondamentale nella storia della filosofia: la comprensione non è più un atto soggettivo della mente che si applica a un testo o a un fenomeno dall’esterno, ma un accadimento in cui l’interprete è già da sempre coinvolto. Comprendere significa essere trasportati in qualcosa, lasciarsi interpellare, essere mossi da un sentimento che supera il testo.
Le emozioni non sono semplicemente stati psicologicI soggettivi da registrare e catalogare: esse appartengono alla struttura stessa dell’interpretazione, Sentire è già, in qualche modo, comprendere. Gadamer eredita da Heidegger il concetto di Stimmung — la tonalità affettiva, l’umore fondamentale — come dimensione ontologica del nostro essere-nel-mondo. Ma mentre Heidegger si muove verso l’analitica esistenziale, Gadamer orienta la riflessione verso
il linguaggio e il dialogo, Ermeneutica significa interpretare, e riuscire a guardare oltre il paradigma linguistico si arriva a decifrare le emozioni quali medium attraverso cui il senso si trasmette, si negozia, si deposita nella tradizione.
II. La fusione degli orizzonti e la vita emotiva
Il concetto chiave dell’ermeneutica gadameriana è quello di Horizontverschmelzung, fusione degli orizzonti. Quando ci accostiamo a un testo antico, a un’opera d’arte, a un’altra persona, portiamo con noi il nostro orizzonte di comprensione — sedimentato da storia, cultura, lingua, ma anche da esperienze vissute, da affetti, da ferite e desideri, l’incontro ermeneutico è il movimento in cui il nostro orizzonte si allarga e si trasforma attraverso il contatto con l’altro. Le emozioni svolgono in questo processo un ruolo che non è meramente accessorio. La commozione davanti a una tragedia greca, il turbamento che ci coglie leggendo Dostoevskij, la malinconia che si desta ascoltando una canzone d’infanzia — non sono disturbi del processo interpretativo, bensì portali attraverso cui il senso ci raggiunge. Gadamer insiste che la comprensione autentica non è mai fredda, distaccata, neutrale: essa ci tocca, ci trasforma, lascia una traccia.
In questo senso, le emozioni sono indici ermeneutici. Quando qualcosa ci colpisce emotivamente, quando un testo o un’esperienza ci turba o ci esalta, è perché qualcosa nella nostra struttura di senso è stato interpellato. Oggi si fa fatica ad accettare le emozioni, ci si sforza di essere sempre felici e proiettati verso un futuro meraviglioso, pertanto non lasciamo parlare il corpo che ci sollecita continuamente. L’emozione segnala che la fusione degli orizzonti è in atto.
III. Il linguaggio delle emozioni
Per Gadamer, l’essere che può essere compreso è linguaggio. Non nel senso banale che tutto si riduce alle parole, ma nel senso profondo che ogni comprensione ha una struttura dialogica e che il linguaggio è la casa dell’esperienza umana. Anche le emozioni, per quanto corporee e preverbali nella loro immediata insorgenza, trovano nel linguaggio la loro compiutezza ermeneutica.
Questo punto è cruciale e spesso frainteso. Non si tratta di tradurre le emozioni in parole come si traduce un testo da una lingua a un’altra, perdendo inevitabilmente qualcosa. Si tratta piuttosto di riconoscere che le emozioni, nell’esperienza umana, tendono naturalmente verso l’espressione, verso l’articolazione, verso il racconto. La tristezza che non trova parole è già in cerca di parole; il dolore che si tace preme verso una forma che lo contenga.
Gadamer valorizza in modo particolare l’esperienza estetica come luogo privilegiato di questa articolazione emotiva. L’arte — il poema, il quadro, la musica — non rappresenta le emozioni dall’esterno: le abita. Nell’opera d’arte, il sentimento trova una forma che non lo esaurisce ma lo intensifica, lo universalizza (Memorabile eterno) senza dissolverlo nell’astratto. Per questo l’esperienza estetica è, per Gadamer, una delle forme più alte di comprensione: perché riunisce in un solo atto il sentire, il pensare e il dire.
IV. Emozioni, tradizione e cura di sé
Emozioni, tradizione e cura di sé
C’è una dimensione etica nell’ermeneutica gadameriana delle emozioni che merita di essere esplicitata. Gadamer riabilita il concetto aristotelico di phronesis — la saggezza pratica, il discernimento situazionale — come modello di una razionalità che non si separa dall’affettività. Il saggio non è colui che ha eliminato le passioni ma colui che sa abitarle correttamente, che ha sviluppato una sensibilità fine alle sfumature della situazione, e che le vive con l’ essere corpo. Simone Digennaro insiste sulla rivalutazione del corpo, non come mezzo ma come attore principale della propria storia, del proprio sentire. Nel suo libro Io-Corpo, nel capitolo primo si legge : “Corpo, movimento e relazione sono le componenti su cui si fonda l’esistenza umana,[…] occorre allargare i punti di vista facendo emergere nei discorsi educativi quattro possibili costrutti : l’organismo, la personalità, la cultura la società. Elementi che ampliano i ragionamenti sul corpo portandolo a un livello superiore di complessità e quindi di portata educativa.
Se la prospettiva gadameriana si punta alla saggezza pratica, nella visione di Digennaro tale prospettiva si estende fino al corpo, collocandolo nella sua vera dimensione ovvero come parte imprescindibile della educazione. Educarsi emotivamente significa educarsi ermeneuticamente: imparare a prestare attenzione alle proprie emozioni come segnali di senso, senza lasciarsi travolgere da esse né sopprimerle con la forza della volontà. Significa sviluppare la capacità di sostare nell’ambiguità, di tollerare la tensione tra ciò che si sente e ciò che si capisce, lasciando che la comprensione matura formandosi nel tempo del dialogo e nel processo di riconoscimento del corpo.
La tradizione, in questo quadro, non è un peso passato ma una risorsa viva: le grandi opere della letteratura, dell’arte, della filosofia sono archivi di esperienza emotiva elaborata, forme di sapere affettivo sedimentate nei secoli che parlano alle nostre emozioni del presente. Rileggere i classici, tornare ai miti, prestare ascolto alla poesia non è nostalgia: è un atto di comprensione che mette in dialogo la nostra vita interiore con quella di generazioni di esseri umani che hanno sentito, sofferto e gioito prima di noi.
V. Verso un’ermeneutica clinica delle emozioni
Le riflessioni di Gadamer trovano oggi una risonanza sorprendente nei dibattiti contemporanei sulla salute mentale e sulla psicoterapia. Numerosi approcci clinici — dalla psicoterapia fenomenologica alla terapia narrativa, dall’approccio centrato sulla persona all’analisi esistenziale — condividono con Gadamer l’idea che la guarigione psicologica non consista nell’eliminazione dei sintomi ma nella reintegrazione del senso: il paziente non deve soltanto smettere di soffrire, ma capire perché soffre, riconoscere nel dolore un’interpellazione che chiede di essere ascoltata.
In questa luce, la psicoterapia diventa un evento ermeneutico per eccellenza: un dialogo in cui due orizzonti si incontrano — quello del terapeuta e quello del paziente — cosi come
sostiene sempre il professore Digennaro, nella pedagogia, educante ed educando si incontrano, e in cui le emozioni del secondo non sono sintomi da correggere ma testi da interpretare, messaggi provenienti da strati profondi della biografia personale che aspettano di essere letti con cura e rispetto. L’ermeneutica delle emozioni ci consegna dunque un’indicazione preziosa: le emozioni non sono il contrario della comprensione, ma la sua condizione di possibilità più profonda. Comprendere davvero — un testo, un altro essere umano, noi stessi — richiede di lasciarsi toccare. La distanza critica è necessaria, ma non è sufficiente. Occorre anche la prossimità del cuore.
VI. Biopedagogia: imparare con il corpo vissuto
La biopedagogia nasce dall’incontro tra le scienze della vita e le scienze dell’educazione, ponendo al centro una domanda radicale: cosa significa imparare se si è, prima di tutto, un corpo vivente? Francisco Varela, Humberto Maturana, Francisco Mora, hanno mostrato che la cognizione non è un processo che avviene dentro il cervello, separato dal corpo e dall’ambiente: essa è incarnata, distribuita nell’organismo intero e nel suo incessante dialogo con il mondo, ciò viene confermato anche dall’ autore di Io-Corpo.
Questo orizzonte si salda in modo naturale con l’ermeneutica gadameriana. Se comprendere è un evento che ci accade, se le emozioni sono indici di senso e non disturbi da eliminare, allora l’apprendimento autentico non può essere ridotto alla trasmissione di informazioni da una mente a un’altra. Imparare è sempre un’esperienza corporea: si apprende con la postura, con il respiro, con la qualità dell’attenzione, con il tono emotivo dello spazio educativo. In ambito educativo concreto, la biopedagogia suggerisce pratiche che integrano movimento, ritmo, respiro e regolazione emotiva nei processi di apprendimento — dalle tecniche di mindfulness in classe, alle pedagogie corporee ispirate a Waldorf e Montessori, fino agli approcci di apprendimento situato che valorizzano il contesto fisico e relazionale come parte integrante del processo cognitivo.
VII. Neurodidattica: il cervello che apprende attraverso l’emozione
La neurodidattica — disciplina sviluppatasi a partire dagli anni Novanta grazie ai contributi di Gerhard Roth, Manfred Spitzer e in Italia di Mario Dogliani e Andrea Moro — studia le basi neurobiologiche dell’apprendimento al fine di orientare le pratiche educative verso modalità più efficaci e rispettose dei ritmi cerebrali. I suoi risultati convergono sorprendentemente con le intuizioni gadameriane sull’intreccio tra emozione e comprensione. In questo caso è da citare il prof. Pierluigi Diotaiuti e il prof. Francesco Di Siena, che attraverso un ciclo di sperimentazioni sulla realtà virtuale, stanno cercando di approfondire l’asse delle emozioni sull’ascisse dell’ apprendimento e della influenzabilità.
La neuroscienza affettiva si dimostra che il sistema limbico — e in particolare l’amigdala, responsabile dell’elaborazione emotiva — è intimamente connesso all’ippocampo, struttura fondamentale per la formazione della memoria a lungo termine. Antonio Damasio, con la sua celebre teoria dei marcatori somatici, ha mostrato che le emozioni non ostacolano il ragionamento ma ne costituiscono la guida: i pazienti con lesioni alle aree prefrontali
deputate all’elaborazione emotiva mostrano gravissime difficoltà decisionali, pur mantenendo intatte le capacità logico-formali.
Per la didattica, questo significa che un contenuto appreso in un contesto emotivamente neutro o negativamente connotato — stress, noia, paura del giudizio — ha una probabilità molto più bassa di essere consolidato e recuperato rispetto a un contenuto appreso in un contesto di curiosità, meraviglia, coinvolgimento affettivo. La novità significativa, la sorpresa controllata, il senso di competenza crescente sono dispositivi neurobiologicamente fondati che attivano i circuiti della dopamina e della noradrenalina, favorendo la plasticità sinaptica e la consolidazione mnestica.
Il concetto gadameriano di Wirkungsgeschichte — la storia degli effetti, il modo in cui un testo o un’esperienza continua ad agire in noi ben oltre il momento della sua ricezione — trova qui una traduzione neuroscientifica precisa: i ricordi più duraturi non sono quelli delle nozioni ripetute meccanicamente, ma quelli delle esperienze che hanno lasciato un’impronta emotiva, che hanno risonato con la struttura affettiva del soggetto. La traccia mnestica è sempre, in qualche misura, una traccia emotiva.
VIII. Convergenze: per una pedagogia ermeneutica dell’esperienza
Gadamer, la biopedagogia e la neurodidattica convergono verso un medesimo orizzonte: quello di una pedagogia dell’esperienza che prende sul serio la totalità del soggetto che apprende — corpo, emozione, storia personale, relazione con l’altro — come condizione irrinunciabile di ogni apprendimento autentico.
In questa prospettiva integrata, l’insegnante non è un trasmettitore di contenuti ma un facilitatore di esperienze di senso: il suo compito è creare spazi in cui la fusione degli orizzonti possa avvenire, in cui il sapere storico-culturale possa incontrare la vita emotiva degli studenti e trasformarla. Ciò richiede una certa disponibilità a lasciarsi interpellare a propria volta — a essere presenti non solo come esperti di disciplina ma come esseri umani in relazione.
Le implicazioni pratiche sono molteplici. Sul piano della progettazione didattica: privilegiare la narrazione e il racconto come vettori di comprensione emotivamente agganciata; valorizzare il conflitto cognitivo come motore di crescita; alternare momenti di alta intensità emotiva con spazi di rielaborazione tranquilla. Sul piano della relazione educativa: coltivare un clima di sicurezza affettiva in cui l’errore sia vissuto come opportunità e non come minaccia; praticare l’ascolto attivo e l’empatia come competenze professionali fondamentali.
L’ermeneutica gadameriana ci ricorda infine che ogni atto educativo è, nella sua struttura più profonda, un atto di cura del senso: non si tratta di riempire menti vuote, ma di accompagnare esseri umani già pieni di domande, di emozioni, di storie interrotte, nel faticoso e meraviglioso lavoro di dare forma alla propria comprensione del mondo. In questo lavoro, sentire e capire non sono mai separati, ma sono, da sempre, la stessa cosa.
Bibliografia e Sitografia.
H. G. Gadamer : Verità e Metodo.
Simone Digennaro : Io-Corpo, Erickson editore.
https://www.wikipoesia.it/wiki/Bartolomeo_Di_Giovanni https://www.wikifilosofia.it/wiki/Bartolomeo_Di_Giovanni https://www.rivistaea.it/2020/03/26/lettera-di-un-prof-di-bartolomeo-theo-di-giovanni/
Citazioni
Prof. Pierluigi Diotaiuti
Prof. Francesco Di Siena.
Un cordiale ringraziamento al Dr. Salvatore Montagna, pedagogista.
L’ Associazione culturale MentreCuore di Baiano, presidente Stefanina Russo, Il Sindaco Enrico Montanaro, e l’ ass. Mattia Di Lieto, offrono piena disponibilità per eventuali convegni che mirano a diffondere la cultura.
