Teresa Mammoliti e la memoria come geografia dell’Anima

Articolo di Francesco Pira

La Calabria e la Sicilia emergono come territori “belli e dannati”, secondo una definizione che richiama una lettura ambivalente del Sud: da un lato luogo di radici e affetti, dall’altro spazio segnato da criticità strutturali

Non tutte le narrazioni si esauriscono nel racconto di una vicenda: alcune, più profonde, riescono a intercettare il senso di un’esperienza collettiva, trasformando la scrittura in uno strumento privilegiato di lettura del reale. È in questa prospettiva che si colloca con forza l’opera di Teresa Mammoliti.

Con Dove si abbronzano gli dei, Teresa Mammoliti costruisce un testo che si pone con eleganza nel solco della narrativa contemporanea capace di interrogare il presente attraverso il filtro della memoria. Il romanzo si apre con un attraversamento, fisico e simbolico, dello Stretto: un luogo che non divide, ma connette, e che diventa metafora di una identità plurale, sospesa tra Sicilia e Calabria.

Sin dalle prime pagine, il libro dell’autrice si distingue per una qualità evocativa raffinata, capace di trasformare il paesaggio in soggetto narrante e in dispositivo sociologico. Il mare, i paesi della costa ionica, il treno dei pendolari: ogni elemento contribuisce a costruire uno spazio vissuto che richiama la lezione della sociologia del quotidiano.

Il personaggio di Silvia, dirigente scolastica “per destino amministrativo”, si muove dentro una trama che intreccia biografia individuale e trasformazioni sociali. Il suo ritorno nei luoghi dell’infanzia rappresenta una vera e propria “riattivazione della memoria”, in linea con quanto sostenuto dal sociologo Maurice Halbwachs, per cui il ricordo non è mai puramente individuale, ma sempre inscritto in cornici sociali. Mammoliti rende visibile questo processo con una prosa delicata, capace di restituire il senso di spaesamento e, al contempo, di appartenenza che caratterizza le identità contemporanee.

La Calabria e la Sicilia emergono come territori “belli e dannati”, secondo una definizione che richiama una lettura ambivalente del Sud: da un lato luogo di radici e affetti, dall’altro spazio segnato da criticità strutturali. In questa tensione si inserisce la figura della scuola, che nel romanzo assume un ruolo centrale come presidio culturale e istituzione fondamentale per la costruzione del futuro.

L’istituzione scolastica non è solo sfondo, ma vero e proprio microcosmo relazionale, con le sue dinamiche complesse, le relazioni tra docenti, studenti e territorio. In questo senso, il testo dialoga idealmente con le riflessioni del sociologo Pierre Bourdieu sul capitale culturale e sulle disuguaglianze, ma anche con Zygmunt Bauman, soprattutto quando si coglie la fragilità delle traiettorie individuali in una modernità “liquida”.

Il tempo costituisce un ulteriore grande protagonista della narrazione. Non è soltanto il tempo nostalgico dell’infanzia, ma anche quello accelerato del presente, segnato da cambiamenti rapidi, mobilità lavorativa e nuove forme di comunicazione.

Pur non tematizzando esplicitamente le tecnologie digitali, il testo lascia intravedere, per contrasto, la perdita di lentezza e profondità relazionale che caratterizza l’epoca dell’iperconnessione. In controluce, si può leggere una riflessione sulla distanza tra il tempo umano della memoria e quello algoritmico delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale, che ridefiniscono oggi i modi dell’apprendere e del comunicare.

In una società attraversata da flussi continui di informazioni, dove l’esperienza tende a essere frammentata e consumata rapidamente, il romanzo di Mammoliti sembra suggerire la necessità di recuperare una dimensione più densa e riflessiva del vivere.

L’accelerazione tecnologica, che investe anche il mondo della scuola, pone interrogativi cruciali sul ruolo della formazione: non si tratta soltanto di trasmettere competenze, ma di costruire senso, di accompagnare le nuove generazioni nella capacità di orientarsi tra reale e virtuale.

In questo scenario, l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali rischiano di ridurre la complessità dell’apprendimento a mera funzionalità, mentre la scrittura di Mammoliti restituisce valore alla relazione educativa come spazio insostituibile di crescita umana.

L’istituzione scolastica, in questo contesto, appare chiamata a una sfida decisiva: mantenere viva la dimensione umana dell’educazione in un mondo sempre più mediato dalla tecnica.

Le parole di Mammoliti si distinguono per una capacità rara: quella di coniugare leggerezza e profondità. L’ironia, disseminata lungo il racconto, funziona davvero come dispositivo espressivo, rendendo accessibili tematiche complesse senza mai banalizzarle. I dialoghi, i ricordi, le descrizioni del paesaggio costruiscono una tessitura narrativa in cui il lettore è invitato a diventare “amico” dei personaggi, secondo un’intenzione dichiarata dall’autrice e pienamente realizzata. Particolarmente riuscita è la dimensione simbolica del finale, in cui il riferimento a Scilla e Cariddi restituisce l’idea che ciascuno di noi conviva con i propri “mostri”, ma anche con le proprie possibilità di attraversamento.

Dove si abbronzano gli dei è un romanzo che si presta a una lettura sociologica proprio perché riesce a raccontare, attraverso una vicenda individuale, nodi cruciali del nostro tempo: l’identità plurale, il rapporto con il passato, il ruolo delle istituzioni educative, la tensione tra radicamento e mobilità.

Teresa Mammoliti dimostra una notevole maturità narrativa, unendo sensibilità letteraria e capacità di osservazione sociale. Il suo stile, elegante e coinvolgente, restituisce dignità ai luoghi e alle relazioni, offrendo al lettore non soltanto una storia, ma un’esperienza di riconoscimento.

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’intelligenza artificiale, questo libro ci ricorda che la coscienza del passato, i legami e la scuola restano strumenti insostituibili per comprendere e abitare il mondo. Ed è forse proprio lì, tra le onde dello Stretto e le aule scolastiche, che gli “dei” di Mammoliti continuano ad abbronzarsi: nella luce fragile ma persistente dell’umano.

TERESA MAMMOLITI

È nata a Gela (CL). È laureata in lettere moderne e insegna italiano e latino nel Liceo Scientifico della sua città. Dove si abbronzano gli dei è il suo primo romanzo.

Related Articles