La brillante professionista siciliana dopo una lunga esperienza all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’oncologa oggi guida l’Unità di Oncologia Medica dei Sarcomi dell’Istituto Europeo di Oncologia – IRCCS. L’obiettivo è chiaro: costruire un centro di riferimento nazionale e internazionale per la cura e lo studio di queste patologie complesse
Ci sono malattie che riempiono statistiche e titoli, e altre che restano più silenziose, quasi invisibili. Non perché siano meno gravi, ma perché sono rare. I sarcomi dei tessuti molli appartengono proprio a questa categoria: tumori maligni che nascono nei tessuti connettivi – muscoli, grasso, tendini, nervi, vasi sanguigni – e che possono svilupparsi in qualsiasi parte del corpo.
La loro complessità e la loro eterogeneità li rendono uno dei traguardi più delicati dell’oncologia contemporanea. Malattie che richiedono competenze altamente specialistiche, diagnosi accurate e un approccio multidisciplinare capace di integrare clinica, ricerca scientifica e attenzione alla persona. Non è un caso che la gestione di queste neoplasie venga sempre più affidata a centri di eccellenza.
È proprio in questo scenario che si inserisce il percorso professionale della dottoressa Roberta Sanfilippo, di Licata da anni a Milano, oncologa tra le più autorevoli esperte nel campo dei sarcomi. Dopo una lunga esperienza all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, oggi è Direttore dell’Unità di Oncologia Medica dei Sarcomi presso l’Istituto Europeo di Oncologia – IRCCS, dove è chiamata a guidare un progetto ambizioso: rafforzare un polo di riferimento per la diagnosi, la cura e l’approfondimento di queste malattie rare. Già eccellenza a livello nazionale e internazionale.
“Sono onorata di guidare l’Unità Sarcomi dello IEO, un centro di riferimento nazionale e internazionale per tumori rari e complessi”, spiega Sanfilippo. Non si tratta soltanto di coordinare un reparto, ma di sviluppare un modello di medicina in cui diverse professionalità dialogano tra loro: oncologi, chirurghi, patologi, radiologi e ricercatori uniti da un obiettivo comune, offrire ai pazienti le migliori opportunità diagnostiche e terapeutiche.
Nel campo dei tumori rari la parola chiave è spesso invisibilità. Non perché le malattie siano meno importanti, ma perché colpiscono un numero più limitato di persone e rischiano quindi di ricevere meno attenzione. È una questione che riguarda non solo la medicina, ma anche la società e il modo in cui si costruiscono le priorità della ricerca scientifica.

La carriera della dottoressa Sanfilippo si è sviluppata proprio lungo questa frontiera dell’oncologia. Formata tra Palermo e Milano, ha costruito nel tempo un percorso scientifico interamente dedicato all’osservazione delle malattie rare, con un focus particolare sui sarcomi dell’adulto e sui tumori stromali gastrointestinali. Negli anni ha partecipato e coordinato numerosi studi clinici nazionali e internazionali, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche e alla definizione di percorsi sempre più personalizzati per i pazienti.
Il suo lavoro si inserisce in una rete scientifica internazionale che coinvolge gruppi di studio europei e collaborazioni con centri oncologici di tutto il mondo. La dedizione nella ricerca clinica e traslazionale sui sarcomi, la partecipazione a società scientifiche e reti dedicate ai tumori rari e l’attività di pubblicazione su riviste internazionali testimoniano una carriera costruita con rigore e passione.
Ma accanto alla dimensione scientifica esiste un altro aspetto che per Sanfilippo è fondamentale: quello umano. “C’è un tema che mi sta particolarmente a cuore: il paziente con sarcoma non deve sentirsi penalizzato solo perché affetto da un tumore raro”, sottolinea. È una frase che racconta molto della sua visione della medicina. La rarità di una malattia non può diventare un limite alla qualità delle cure. Al contrario, proprio le patologie meno frequenti richiedono uno sforzo maggiore in termini di conoscenza, ricerca e organizzazione sanitaria.
Da questo punto di vista il lavoro dei centri altamente specializzati assume anche un valore sociale: creare reti di collaborazione, condividere dati clinici, sviluppare studi multicentrici e offrire ai pazienti accesso alle terapie più innovative. È il modello della medicina moderna, in cui l’attività scientifica non resta confinata nei laboratori ma diventa uno strumento concreto per migliorare la vita delle persone.
In questa prospettiva il ruolo del medico torna a essere centrale. Non solo come esperto della cura, ma come punto di riferimento umano per chi affronta la malattia. La figura di Roberta Sanfilippo incarna proprio questa sintesi tra rigore scientifico e attenzione al paziente: una medicina fatta di competenza, indagine continua e capacità di ascolto.
Perché dietro ogni diagnosi esiste sempre una storia personale, una famiglia, una comunità che cerca risposte.
La sfida dei tumori rari è una sfida collettiva: della ricerca, delle istituzioni sanitarie, dei medici e della società. Perché nessuna malattia, per quanto poco frequente, può essere considerata marginale.
Ed è proprio questa la missione che guida ogni giorno il lavoro e l’impegno scientifico della dottoressa Roberta Sanfilippo: trasformare la ricerca in possibilità di cura, affinché anche chi affronta un tumore raro possa sentirsi parte di una medicina che non dimentica nessuno. Per chi come me la conosce da anni e sa quale è il suo impegno è solo la conferma di come passione e abnegazione, ma anche una grande professionalità, possono far conquistare eccellenti risultati. Roberta Sanfilippo è una figlia della Sicilia che ha saputo, in Italia e nel mondo, mettere in luce i risultati di anni di ricerche e di lavoro.
Perché, in fondo, la vera misura del progresso scientifico non è solo nelle scoperte, ma nella capacità di non lasciare indietro nessuno.
E nessun paziente deve sentirsi solo.
