Quinto film da regista di un ottimo attore come Daniel Auteuil, che per l’occasione si ispira a un fatto di cronaca per girare un intenso e teatrale thriller giudiziario con protagonista un avvocato che prende troppo a cuore i casi che segue. Inutile dire che il protagonista – un tormentato Jean Monier – è proprio Auteuil che riveste un ruolo complesso (quanto centrale) nell’economia del racconto. Ci troviamo in Provenza, dove Nicolas Milik (Gadebois) – padre di cinque figli – deve difendersi dall’accusa di aver ammazzato la moglie. Jean Monier si trasforma da svogliato avvocato d’ufficio a paladino di quella che ritiene una causa per la giustizia, anche per rivalutare la sua professionalità dopo aver fatto assolvere un serial killer di vecchiette. Il legale parla a lungo con il presunto uxoricida e si convince della sua innocenza, visto il rapporto che lo lega ai figli e la sostanziale bontà d’animo. Per l’accusa Milik è colpevole di aver ammazzato la moglie dopo un litigio – dovuto ai problemi della donna con l’alcol – e con lui avrebbe collaborato l’amico Roger Marton (Roussel), titolare del bar frequentato da Nicolas (solo latte perché non ama gli alcolici). Monier affronta la causa convinto che il marito non avrebbe avuto un movente per uccidere la moglie, anche se lo spettatore scoprirà elementi nuovi nel corso della storia. Non rivelo lo svolgimento del racconto, soprattutto non anticipo il finale, perché l’elemento thriller è importante e la suspense non manca. La pellicola si ispira a un racconto di Jean-Yves Moyart – un avvocato penalista di Lille che difese un uxoricida in un processo analogo -, ma il regista cambia luoghi e nomi, infine il personaggio del legale è molto diverso da quello inventato da Jean-Yves Moyart per la finzione letteraria. I fatti storici sono identici, il regista scrive la sceneggiatura – in collaborazione con Steven Mitz – alternando presente e passato, lunghe sedute dibattimentali e brevi flashback della realtà storica e di quel che si pensa possa essere accaduto. Fotografia intensa e luminosa della Provenza (Jean-François Hensgens) con suggestivi momenti onirici in una plaza de toros (usanza tipica nella regione che confina con la Spagna), evocativi e metaforici. Montaggio compassato che vira dal consequenziale all’alternato senza soluzione di continuità, al punto che gli sbalzi temporali aiutano nella comprensione del film (Valérie Deseine). La pellicola ha una durata medio – lunga (115’), ma il metraggio pare essenziale per lo sviluppo di un tema che deve essere sviscerato in ogni aspetto. La colonna sonora di Gaspar Claus segue l’intensità della sceneggiatura sottolineando con forza i momenti cruciali. La parte teatrale è molto ben fatta, i momenti del processo sono credibili, sia per la mimica degli attori, sia per i dialoghi scritti alla perfezione. Presentato al Festival di Cannes. Buon successo di critica e discreta accoglienza da parte del pubblico. Visto su Rai Movie in Prima TV. Visibile su Rai Play. Consigliato agli appassionati di thriller giudiziario.
Regia: Daniel Auteuil. Soggetto: Jean-Yves Moyart (racconto Au Guet-apens). Sceneggiatura: Daniel Auteuil, Steven Mitz. Fotografia: Jean-François Hensgens. Montaggio: Valérie Deseine. Musiche: Gaspar Claus.Scenografia: Christian Marti. Costumi: Charlotte Betaillole. Genere: Thriller Giudiziario. Durata: 115’. Paese di Produzione: Francia, 2024. Lingua Originale: Francese. Titolo Originale: Le Fil. Interpreti: Daniel Auteuil (Jean Monier), Grégory Gadebois (Nicolas Milik), Sidse Babett Knudsen (Annie Debret), Alice Belaïdi (pubblico ministero Adèle Houri), Gaёtan Roussel (Roger Marton), Isabelle Candelier (Violette Mangin, il presidente), Suliane Brahim (Judith Goma), Aurore Auteuil (Audrey Girard), Jean-Noёl Brouté (esperto), Charlie Nelson (antiquario), Anna Mihalcea (giurata).
