Bilancio 2025: accettare il divenire per accogliere il domani

Articolo di Francesco Ferrara

Un altro anno sta per chiudersi: il 2025. Ogni anno che si conclude porta con sè speranze e desideri per l’anno nuovo e bilanci di quello che abbiamo vissuto nell’anno che si conclude.

E’un’esigenza comune che ci aiuta a mettere ordine nella nostra vita ed a formulare meglio i desideri per l’anno che verrà. Tante le immagini e le parole che risuonano nella nostra mente.

Immagini, parole, fatti, accaduti nel mondo, nel nostro Paese, dentro di noi.

Se interroghiamo l’intelligenza artificiale o più semplicemente un qualsivoglia motore di ricerca una delle parole più frequenti è: “conflitto”.

Il pensiero, frettolosamente, sembra correre alle guerre che hanno insaguinato l’anno che si conclude, ma se rallentiamo un attimo il flusso dei nostri pensieri ci accorgiamo che la parola “conflitto” non si riferisce solo ai fatti, tristemente noti che hanno dominato le prime pagine dei giornali, ma definisce una parte significativa della nostra interiorità che non sta in primo piano ma che, dietro le quinte, anima le nostre giornate.

Conflitti interiori, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere, tra come veniamo visti e come vorremo che gli altri ci vedessero, conflitti (interiori) aggettivabili in mille modi.

Il nostro bilancio personale si allunga di voci “attive” e “passive”, spesso, in conflitto tra loro: cosa abbiamo fatto e cosa avremmo voluto fare, dove saremmo voluti essere e dove siamo.

Talvolta troviamo il coraggio di parlarne a noi stessi, talvolta agli altri, più spesso li mettiamo a tacere (o pensiamo di averlo fatto) e lì gli scenari si complicano.

Ecco che allora i nostri conflitti implodono o talvolta esplodono in violenza, fisica e verbale, altre volte – come l’acqua non canalizzata – si infiltrano silenziosamente ed appaiono sotto varie forme dove nemmeno avremmo immaginato.

Qualcuno che non sa socializzare ma sa essere soltanto social si nasconde dietro uno schermo e ruggisce come un leone da tastiera; qualcuno, invece, posta i suoi selfie sempre sorridente e fiero come se non avesse conflitti dentro di sè.

Tutti, invocano la pace, molti la urlano, in pochi, forse, compongono i propri conflitti. E forse è proprio quello il desiderio più autentico che dovremmo imparare a formulare: sapere ascoltare e comporre i nostri conflitti; più semplicemente accettare che la natura non è mai ferma, ma in continuo divenire e noi siamo parte della più grande natura che ci circonda.

Fare guerra ai nostri conflitti non porta alla pace.

Siamo fatti, in parte, della stessa materia del fuoco: ardiamo, ci consumiamo ma è solo così che sprigioniamo luce e calore.

Così sono i nostri conflitti interiori, come i tizzoni ardenti che alimenano la fiamma.

A noi la scelta: gestirli e lasciarci illuminare e scaldare oppure “lanciare fiamme” contro di essi e lasciare che divampino in incendi pericolosi per noi e per gli altri.

Scaldati dal nostro fuoco interiore, a nome del direttore del “Salto della quaglia” e mio auguro a tutti un sereno bilancio per il 2025 ed uno “scoppiettante” 2026!

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