Si dice che quel 25 maggio del 1992 ci fossero centomila palermitani in piazza San Domenico e le vie limitrofe. Ed è molto probabile. In questo scatto di piazzetta Due Palme, ce ne sono circa 1.000: solo un decimo della marea umana che quel giorno ha stretto Palermo in un abbraccio disperato.
Eravamo in quattro a documentare quella dannata mattina. Chi arrampicato sui balconi dei palazzi vicini, chi nel cuore della navata, chi schiacciato in prima linea tra la gente davanti l’ingresso del nostro Pantheon.
Due giorni prima, il 23 maggio, a Capaci, 500 chili di tritolo mafioso avevano squarciato la terra, portandosi via Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Due giorni dopo, Palermo non era più una città: era un solo cuore che batteva per la rabbia e per il lutto.
Ricordo l’umidità, la pressione dei corpi e quel grigio metallico del giorno. Pioveva. Una pioggerellina sottile, insistente, come se anche il cielo avesse finito le parole e potesse solo piangere insieme a noi. Non era solo un funerale, era il momento in cui abbiamo capito che non potevamo più restare a guardare.
Questa foto è la nostra testimonianza. Non è solo cronaca, è il frammento di una ferita che ancora oggi cerchiamo di rimarginare.
