Ettore Scola, la commedia per capire la società italiana

Articolo di Gordiano Lupi

Ettore Scola (Trevico, 10 maggio 1931 – Roma, 19 gennaio 2016) è tra i registi della migliore commedia all’italiana, erede di molte tematiche neorealiste che supera in un discorso filmico moderno e originale. Il nome completo del regista è Ettore Euplio Emidio Scola, nasce a Trevico, provincia di Avellino, paese al quale dedica uno dei suoi primi film, da Giuseppe Scola e Adelaide Pertimalli. Poco dopo la nascita si trasferisce a Benevento, in seguito a Roma (rione Esquilino), città di adozione nella quale frequenta il Liceo Classico Pilo Albertelli. Prima che regista è stato appassionato di fumetti e vignettista del Marc’Aurelio e del Travaso – riviste satiriche fucine di grandi autori – cosa che gli è stata utile per il futuro, nel disegnare le sequenze dei suoi film. Laureato in giurisprudenza a Roma, nel frattempo scrive sceneggiature per commedie insieme a Ruggero Maccari e testi per trasmissioni e varietà sia radiofonici che televisivi. Siamo alla fine degli anni Quaranta, Scola non ha ancora vent’anni, tra le cose che si ricordano scritte per la radio citiamo alcune scenette dei personaggi di Mario Pio e del Conte Claro (interpretati da Sordi). Il debutto alla regia avviene nel 1964 – con Se permette parliamo di donne (interpretata da Vittorio Gassman) e La congiuntura – seguiti nel 1965 dall’episodio Il vittimista (contenuto in Thrilling) e da L’arcidiavolo (1968). Il suo tratto d’autore va ricercato nella commedia sociale che critica il costume e i difetti nazionali. Ne sono esempi film come Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968), primo grande successo ottenuto dirigendo due mostri sacri come Alberto Sordi, Nino Manfredi e Bernard Blier. Scola termina gli anni Sessanta con altre due opere interessanti: Il commissario Pepe (1969) e Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (1970). Il decennio più importante di Scola comincia con Permette? Rocco Papaleo (1971) e La più bella serata della mia vita (1972), senza dimenticare il buon film sociale Trevico-Torino – Viaggio del Fiat-Nam (1973). Tra i suoi migliori film va citato C’eravamo tanto amati (1974), opera soffusa di malinconica ironia, che attraverso le vite incrociate di tre personaggi innamorati della stesa donna racconta trent’anni di storia italiana, rappresenta il crollo delle ideologie e rende omaggio al cinema italiano. C’eravamo tanto amati va oltre la commedia all’italiana e compone un affresco mirabile che mette al centro il sentimento del tempo che passa analizzando i tanti ideali traditi. Ettore Scola è un regista che difficilmente sbaglia un film e quando esce con una nuova opera ha sempre qualcosa da dire. Sono ottimi anche Brutti, sporchi e cattivi (1976), sgradevole e cinica operazione per presentare i problemi degli immigrati, La terrazza (1980), che segna la fine della commedia all’italiana, e Passione d’amore (1981), insolito film in costume per raccontare una storia di emarginazione, tratto da Fosca di Tarchetti. Importanza minore rivestono i film collettivi Signore e signori, buonanotte (1976) e I nuovi mostri (1977, sette episodi firmati Scola). Il suo capolavoro resta Una giornata particolare (1977), una superba interpretazione di Marcello Mastroianni e Sophia Loren in un dramma psicologico consumato durante un breve incontro nel giorno della visita di Hitler a Roma. Sono interessanti alcuni film successivi come Il mondo nuovo (1982) che racconta la Rivoluzione Francese, ma anche altri sulla realtà italiana come Ballando ballando (1983), Maccheroni (1985) – amara riflessione sull’amicizia -, La famiglia (1987), racconto di ottant’anni di storia privata. Notevoli Splendor (1989), sulla crisi dei piccoli cinema di provincia e Che ora è (1989), che approfondisce la difficoltà di comunicare tra padre e figlio (interpreti eccellenti Mastroianni e Troisi). Nel 1988 citiamo anche la produzione di una serie televisiva italo-francese in sei episodi come Piazza Navona. In questo periodo il suo impegno politico a sinistra diventa effettivo con un incarico ricoperto nel governo ombra del PCI come esperto di Beni Culturali. Il viaggio di Capitan Fracassa (1990) segna un nuovo incontro con Massimo Troisi e una sorta di nuovo cinema in costume. Mario, Maria e Mario (1993) è una storia pubblica e privata ai tempi della fine del partito comunista. Tra gli ultimi lavori Romanzo di un giovane povero (1995) e La cena (1998), pellicola girata in un’unità di tempo e di luogo per raccontare diverse esistenze prese a simbolo della realtà contemporanea. Meno importante Concorrenza sleale (2001) – con Abatantuono, Castellitto e Depardieu -, mentre Gente di Roma (2003) è il suo penultimo film, un documentario girato in digitale, non all’altezza dei lavori precedenti, anche se si sforza di raccontare la società multietnica. Infine è degno di nota Che strano chiamarsi Federico (2013), un documentario poetico dedicato con affetto al Maestro Fellini nel ventennale della scomparsa, girato tre anni prima di morire. Tra l’altro in questo film Scola ricostruisce la redazione del Marc’Aurelio e mostra all’opera autori che diventeranno il fulcro della commedia all’italiana, gente come Maccari, Age & Scarpelli, Mosca, Metz e lo stesso Fellini. Ettore Scola si segnala come regista impegnato e animato da una sincera coscienza civile che realizza cinema da metabolizzare e riflettere per comprendere la nostra storia. Scola ha vinto otto David di Donatello, è stato candidato per quattro volte al Premio Oscar (come miglior film straniero) con Una giornata particolare, I nuovi mostri, Ballando ballando, La famiglia. Premio “Federico Fellini 8 e mezzo” (2009) e David di Donatello alla carriera (quando ha compiuto 80 anni). Una decina i cortometraggi girati in carriera, mentre le sceneggiature sono innumerevoli – dal 1953 in poi – per film personali (sempre firmati come autore) ma anche per altri registi (soprattutto prima del 1968). Autore anche di varietà televisivi come Poltronissima (1957) e Le canzoni di tutti (1958), scritti con la collaborazione di Ruggero Maccari. Indimenticabili le scenette radiofoniche contenute in Vi parla Alberto Sordi (1949-51) – attore che dirige al cinema in diverse pellicole – ricordiamo anche Sesta pagina (1951) e Affari d’oro (1952). Sposato con Gigliola Fantoni (1930 – 2022), anche lei sceneggiatrice e regista, dalla quale ha avuto due figlie – Paola e Silvia – che hanno seguito le orme del padre. Ricordiamo il documentario Ridendo e scherzando, dedicato al padre, e il libro Chiamiamo il babbo. Ettore Scola, una storia di famiglia. Ettore Scola è morto il 19 gennaio 2016 a Roma, nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico. La camera ardente e il funerale laico si sono tenuti presso la Casa del Cinema a Villa Borghese.

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