Un film tratto dal romanzo Elle s’appellait Sarah – titolo originale della pellicola – di Tatiana de Rosnay che prende le mosse da un triste episodio parigino del 1942, quando la Francia era sotto la dominazione nazista, governata dal collaborazionista Petain, il cosiddetto rastrellamento del Velodromo d’inverno. La storia viene narrata su due piani, quello moderno che vede una giornalista condurre un’inchiesta sui fatti della persecuzione antisemita e quello storico che riproduce gli eventi in presa diretta con una fotografia anticata. Un’ottima scelta narrativa con stupenda ricostruzione d’interni e di esterni, sia il velodromo sia i campi di detenzione, con costumi e scenografie che rasentano la perfezione. La parte moderna è costruita on the road, tra Parigi, Stati Uniti (New York) e Italia (Firenze) sulle tracce di una sopravvissuta ebrea, ripercorrendo le strade del suo passato e tutta la tristezza vissuta. Montaggio alternato – non poteva essere altrimenti -, mai confuso, con dissolvenze inserite ad arte nei momenti topici della vicenda che lasciano spazio all’incursione in un drammatico passato. La storia di Sara (Mélusine Mayance) è segnata per sempre dalla morte del fratellino (nascosto in un armadio per sfuggire ai nazisti) e da tutte le atrocità subite prima di essere salvata da una coraggiosa coppia di contadini francesi. La giornalista (Kristin Scott Thomas) conduce un’inchiesta accurata che la porta a scoprire un legame familiare con la tragica vicenda: l’appartamento dove è morto il fratello di Sara è stato abitato per alcuni anni dal padre del marito. La sceneggiatura del regista – collabora Serge Joncour – è molto accurata, non tralascia i punti nevralgici del romanzo e mette in evidenza tutti gli aspetti drammatici della vicenda. La fotografia di Pascal Ridao è strutturata come se dovesse appartenere a due film distinti, si vira dai toni morbidi e poetici del passato alla più gelida ricostruzione del presente. Montaggio di Hervé Schneid agile e snello, con una compenetrazione del tutto riuscita tra le due storie, strutturato in 98’ di buon cinema, senza lunghezze eccessive. Colonna sonora adeguata di Max Richter. La regia di Gilles Paquet-Brenner viene molto apprezzata al Tokyo International Film Festival, così come va ricordata l’interpretazione partecipe di Kristin Scott Thomas. Un film da rivedere, originale e interessante, anche se sono molti i buoni lavori su identico tema, questa volta si va a toccare un periodo poco noto della storia francese. Rivisto su IRIS, il consiglio è di cercarlo sui canali digitali Mediaset che ne detengono i diritti.
Regia: Gilles Paquet-Brenner. Soggetto: tratto dal romanzo Elle s’appellait Sarah di Tatiana de Rosnay. Sceneggiatura: Gilles Paquet-Brenner, Serge Joncour. Fotografia: Pascal Ridao. Montaggio: Hervé Schneid. Musiche: Max Richter. Effetti Speciali: Rodolphe Chabrier, Mac Guff Ligne. Scenografia: Franҫoise Dupertuis. Costumi: Eric Perron. Produttori: Stéphane Marsil, Clément Sentilhes. Produttore Esecutivo: Gaetan Rousseau. Case di Produzione: Hugo Productions,
Studio 37, TF1, France 2 Cenéma, Canal +, TPS Star, France Télévisions. Distribuzione (Italia): Lucky Red. Titolo Originale: Elle s’appellait Sarah. Lingua Originale: Inglese, Francese. Paese di Produzione: Francia, 2010. Durata: 98’. Genere: Drammatico. Interpreti: Kristin Scott Thomas (Julia Jarmond), Mélusine Mayance (Sarah Starzynski), Niels Arestrup (Jules Dufaure), Frédéric Pierrot (Bertrand Tézac), Michel Duchaussoy (Édouard Tézac),. Aidan Quinn (William Rainsferd), George Birt (Richard Rainsferd), Joanna Merlin (sig.ra Rainsferd), Dominique Frot (Genevieve Dufaure), Gisèle Casadeus (Mamè), Natasha Mashkevich (Mrs. Starzynski), Arben Bajraktaraj (Mr. Starzynski), Karina Hin (Zoe Tézac), James Gerard (Mike Bambers), Joseph Rezwin (Joshua), Kate Moran (Alexandra), Paul Mercier (Michel Starzynski), Vinciane Millereau (Nathalie Dufaure), Dan Herzberg (Jacques), Nancy Tate (Alice), Charlotte Poutrel (Sarah adulta), Matthiuas Kreb (tenente tedesco).
