L’America agli americani e, forse, anche il Mondo

Articolo di Massimo Rossi

La cronaca di queste ore, di questi giorni, di questi mesi ci portano a riflettere su di un tema che i complottisti amano molto: il Governo del Mondo.

La riflessione da chi scrive era già stata iniziata con alcuni scritti sul tema, ma l’”impresa da sceriffo” di Trump e della sua amministrazione in Venezuela rappresenta qualcosa di nuovo che investe temi centrali per l’Occidente o, almeno, per l’Occidente uscito dalla seconda guerra mondiale (se ancora esiste in termini di principi).

La democrazia è figlia della libertà ed autodeterminazione dei popoli ed è figlia della pace e del confronto tra Stati su norme di diritto internazionale liberamente condivise.

L’America non è nuova ad atteggiamenti simili a quelli che abbiamo visto attuare in queste ore; la storia dei “falchi” americani si ripete.

Dobbiamo, come al solito, fare buona scorta della Storia (quella con la “S” maiuscola).

Fu il Presidente degli Stati Uniti James Monroe (si veda tra gli altri “L’America nell’Occidente” di Marco Mariano e Carocci Editore) che ebbe a teorizzare che gli Stati Uniti erano “naturalmente” lo Stato che si deve occupare del continente americano.

L’America, in tal modo, metteva un limite all’Europa e rappresentava che non gradiva interferenze in territorio considerato “americano”.

Negli anni ’70 il caso più eclatante di questa dottrina che viene dal 1800 si ebbe con l’intervento in Cile per deporre il Presidente Salvador Allende democraticamente eletto e favorire la ascesa al potere dei militari guidati dal generale Augusto Pinochet (sanguinario dittatore).

Stessa operazione in Argentina col governo di Jorge Rafael Videla (altro sanguinario dittatore).

L’America degli anni ’70 e ’80 ha conservato nel continente una egemonia a “stelle e strisce” anche con il lavoro “sporco” della CIA e degli apparati più o meno legali dei servizi di intelligence (coperti in genere).

Mai, però, l’America (USA) si era spinta come Stato a “catturare” un capo di Stato straniero e come Stato condurlo in carcere per reati specifici e comuni.

L’Amministrazione del secondo governo Trump (forse ignorando la filosofia di Monroe) ha, di fatto, compiuto un atto contro il diritto internazionale, contro la sovranità nazionale di un altro Paese, contro la autodeterminazione di ogni Stato riconosciuto.

Non vi è dubbio che il Venezuela, membro dell’ONU e Paese riconosciuto dal contesto internazione nella sua autonomia ed indipendenza è stato oggetto di una violazione grave sotto il profilo militare e di livello istituzionale.

Trump ed i suoi sodali non hanno, minimamente, compreso che operare nel modo come hanno operato mette a rischio la libertà e l’autodeterminazione di ogni Paese e di ogni popolo libero.

Cosa molto diversa da quanto fatto mai come Stato, ma con apparati di intelligence (spesso deviati ed isolati).

In Cile ed in Argentina non si è mai visto il volto istituzionale della amministrazione americana, ma solo delle figure di riferimento alla stessa, in verità lasciate a loro stesse.

I Presidenti dell’epoca non pensarono nemmeno lontanamente di agire per conto del popolo americano, ma dettero una mano, più o meno “sporca”, per ottenere un unico risultato: assicurarsi che quel Paese entrasse nella sfera politica degli USA e fosse sotto il controllo effettivo.

La questione che abbiamo cercato di delineare è molto chiara e “grossolana” l’attività posta in essere.

La potenza militare (Delta Force in campo) e la potenza politico-economica hanno decretato che Nicolàs Maduro (un dittatore senza dubbio alcuno) fosse un criminale comune dedito al narcotraffico e per questo “catturabile” e giudicabile in territorio statunitense e con leggi “made in USA”.

Maduro, per certo, è un dittatore (e dei peggiori) e ha costruito il potere piegando con la forza l’opposizione, non sappiamo dei legami con il narcotraffico internazionale, ma in ogni caso è un Capo di Stato e rappresenta l’unità nazionale del Venezuela.

Così operando e così ragionando si potrebbero rovesciare tutti quei Paesi che non sono in armonia con le idee e le opinioni degli USA.

Una ipotesi non più del tutto inverosimile dopo l’operazione portata a termini con la forza dell’esercito più addestrato al Mondo in Venezuela.

Quindi, ripetiamo, il vero tema di rilevanza internazionale è che gli USA, come amministrazione che rappresenta lo Stato, si sono mossi in qualità di “sceriffi” per “eliminare” il Presidente di uno Stato Sovrano.

Di fatto, hanno compiuto un Golpe dall’esterno del Paese.

Ma non vi è solo questo.

Non vi è solo che Trump e sodali hanno operato come USA a tutto tondo, ma che hanno fatto ciò senza preventivamente avvisare il Congresso (organo parlamentare ed espressione della democrazia) che si è trovato di fronte all’arresto di Maduro a cose fatte.

Quindi, l’atto in piena regola può definirsi un Golpe (colpo di Stato) non conosciuto e tantomeno autorizzato dal Congresso.

L’atto è ed appartiene solo alla amministrazione Trump intera come apparato governativo decisionale e non al popolo americano.

Tale atto potrebbe, altresì, essere letto come un atto di guerra contro il Venezuela ed innescare una contro-offensiva nei confronti dei beni USA sul suolo del Venezuela.

Atto da notare che non ha rimosso l’amministrazione in carica, ma ha solo “arrestato” il Presidente.

Lasciando il Paese latino americano sempre in mano alla medesima amministrazione che ha lavorato e governato con il dittatore prelevato con la forza.

Politicamente, l’operazione non è stata un successo, ma uno spot per Trump che è durata lo spazio di un mattino.

Quanto compiuto dalla amministrazione Trump e non dal popolo statunitense non ha uguali nella storia recente e deve considerarsi un deliberato atto contrario alle leggi internazionali ed alla indipendenza ed autonomia degli Stati.

Ragionare come è stato fatto dalla amministrazione americana porta a conseguenze in termini di futuro dei popoli e di futuro della democrazia occidentale molto fragile per non dire assente.

L’atto non è stato votato da alcuna democrazia e non ha avuto il benestare di organi internazionali per la tutela dell’equilibrio in quell’area geopolitica.

La cattura di Maduro nasce e si esaurisce come una azione di polizia”internazionale” che ha come risultato il vedere violati quei principi che più volte abbiamo citato.

Detto ciò, dobbiamo confinare quanto compiuto come un atto contrario alla pace internazionale e per questo perseguibile a tutti gli effetti (ne avessero la forza gli altri Stati).

Non si sta difendendo Maduro che è e resta un dittatore sanguinario e criminale, ma si sta stigmatizzando che quanto avvenuto è illegale e contrario alle leggi internazionali condivise dai paesi democratici.

Peraltro, tutto ciò è contro il principio secondo cui ogni persona accusata deve essere considerata innocente sino a sentenza passata in giudicato.

Quindi, l’azione di polizia è una azione che doveva essere evitata perché nessun Paese è lo “sceriffo” del Mondo e chi viola le leggi internazionali deve essere sanzionato.

Ci sono, però, profili che fanno pensare ad altro.

Le ricchezze del Venezuela sono note e su tutte ci sono le riserve petrolifere.

Ovvio che poter mettere le mani con le compagnie di estrazione su detti giacimenti rende il Paese che lo fa (USA) molto più forte sulle energie ed autonomo economicamente.

La logica con cui l’amministrazione di Trump si sta muovendo è quella di “arraffare” il più possibile le ricchezze dei vari Paesi.

Ovvio che una amministrazione che si muovesse con questa finalità sarebbe fuori dal contesto internazione ed andrebbe fermata.

Non è certo tollerabile che un fatto del genere sia sottovalutato dai Paesi europei e democratici.

Ma non vediamo reazioni adeguate, tempestive, ergo credibili.

Il profilo politico-diplomatico ed il profilo giuridico appaiono cose ignote ai politici europei che si sono limitati ad osservare e non commentare.

La ragione di una tale debolezza è figlia della incapacità per l’Europa di avere una voce autorevole e della consapevolezza che il potere economico di USA, Russia e Cina è schiacciante e, di fatto (e di pseudo diritto), guida il Mondo.

Fino a qui quanto accaduto e da ciò la nostra analisi.

Ma proviamo a portare il ragionamento sul dopo – Venezuela.

Se il metodo Venezuela viene “digerito” e “sdoganato” sarà possibile ad ogni Paese c.d. potente del Mondo agire indisturbato violando il diritto internazionale.

Si potrebbe arrivare ad una ipotesi fantasiosa (forse fantastica), ma non del tutto irrealizzabile che i tre Paesi più potenti economicamente si spartiscano il Mondo.

Stati Uniti d’America, Russia e Cina sono le tre economie trainanti e diversamente potenti.

Il Giappone, i Paesi dell’Asia, l’India e la “sparpagliata” Europa non sono assolutamente in grado di reggere il confronto.

Il vero dilemma attuale è se nei decenni che seguono prevarranno gli equilibri economico-finanziari o se l’antica (ma sempre valida) democrazia occidentale resisterà all’impatto di una coesa forza che ci vorrebbe tutti “sudditi” economici se non, addirittura, schiavi.

Il vero disequilibrio che potrebbe anche essere a favore della democrazia poggia sul continente più antico e da cui l’uomo proviene: l’Africa.

L’Africa è un bacino di ricchezze, ma è anche un crogiolo di culture e di etnie molto diverse e distinte tra loro.

Una dittatura economica ha bisogno di stabilità per prosperare e di “consenso” dei c.d. “sudditi-schiavi”.

Non saprei quanto l’Africa che è un Paese in fermento costante e continuo sia disponibile a tutto ciò.

Sta all’Occidente democratico fermare una deriva dirigistica e di mera “polizia” del Mondo.

Sta all’Occidente democratico comprendere che il tasso di democrazia non può piegarsi alle logiche economico-finanziarie.

La dignità di un popolo prescinde dal suo pil o dalla sua economia (più o meno prospera).

Se non ristabiliamo questo equilibrio si rischia di finire in un imbuto, in cui valgono solo i rapporti di forza.

Forse, senza che noi ce ne stiamo accorgendo si sta scrivendo un nuovo ordine del Mondo ed un nuovo assetto di rapporti che somigliano molto a quelli della fine dell’Impero Romano d’Occidente.

Vi sono altri fattori che dovrebbero essere valutati, ma quelli sin qui individuati sono i principali.

Nuovo assetto del Mondo, nuovi rapporti tra i diversi Paesi e la caccia alle ricchezze che rendono più forti ancora.

Occorre, seriamente, riflettere su tutto ciò e ripensare da europei (o, almeno, secondo la geografia politica) il ruolo dell’Europa come culla di quei valori che hanno fatto nascere e crescere la civiltà e che ora vediamo, gravemente, messi in pericolo.

L’idea di Occidente e di democrazia è in lenta erosione ed il trascinamento dei rapporti di forza sono l’esempio lampante della barbarie concettuale in corso.

Dopo il Venezuela Trump ha, addirittura, additato la possibilità di “annientare” in qualsiasi modo la Groenlandia.

L’isola di ghiaccio è territorio della Danimarca ed è territorio di uno Stato aderente alla Nato.

La pretesa è tanto impossibile da ottenere quanto bislacca.

La Groenlandia non può essere annessa agli USA e non può essere conquistata (ciò determinerebbe una guerra tra Paesi aderenti alla NATO).

Ecco, questo modo di procedere della amministrazione Trump denota una grave anomalia nel quadro internazionale.

Non è solo il metodo che deve essere contestato, ma l’idea in se.

Se passa l’idea che basta volere per ottenere per il solo fatto che siamo più forti il Mondo è sotto il rischio reale ed attuale di una possibile dittatura globale.

Intravediamo una sfida tra la democrazia come intesta sino ad oggi ed i puri rapporti di forza: forza economica, forza finanziaria e forza militare (dove la guerra cibernetica potrebbe farla da padrona).

Si potrebbero aprire scenari politici-sociali-economici-militari del tutto inediti e spaventosi.

Si potrebbe piombare in un nuovo medioevo o in una conquista dell’”West”, dove soggetti deboli vengono fagocitati e ridotti a servi se non a schiavi da Paesi economicamente più forti.

Un quadro apocalittico che solo una concreta rivisitazione del concetto di democrazia può fermare.

Oggi, l’impianto democratico uscito dalla seconda guerra mondiale è vecchio e sorpassato.

Occorre una nuova nemesi della democrazia che deve includere l’Africa, culla del Mondo.

Related Articles