“Le stanze dei giardini segreti”, un romanzo che si presterebbe a un adattamento cinematografico

Articolo di Gordiano Lupi

Le stanze dei giardini segreti parte da uno spunto bergmaniano, l’idea del ritorno ai luoghi del passato per lasciarsi andare alla sinfonia dei ricordi. La struttura è quella del romanzo contenitore, in definitiva una raccolta di racconti, di sogni, di illusioni che un ex professore universitario coltiva nelle sue stanze. Una storia felliniana, ma anche nelle corde di Tonino Guerra, una storia che si abbevera alla fonte di tante storie. Romanzo scritto con uno stile classico, descrittivo e sognante, delicato e intriso di ricordi, popolato da personaggi che sembrano usciti da uno spaccato onirico. Nevio Casadio è un giornalista che sa usare la macchina da presa, predilige lo strumento visivo per narrare, infatti ha girato molti documentari per la Rai, alla ricerca di nuove storie da raccontare. In questo lavoro compie un viaggio da visionario, tra le Marche e la Romagna, prese a simbolo di tutta la provincia italiana, si sposta verso Parigi, vola verso la Russia e l’Honduras, ma il centro della narrazione resta un vecchio mulino sul Torbello. Tutto parte da un’idea di Tonino Guerra (amico di Casadio) con la storia di un professore universitario che torna al mulino dov’era nato per creare – tra le stanze in abbandono – dei giardini fantastici. Un’idea per un film, da girare con la macchina da presa di un visionario, intriso di poesia, da scrivere in un luogo fertile di idee, vero e proprio “fieno per la fantasia”. Il romanzo scaturisce dalla bozza di un’opera teatrale, scritta a quattro mani, si trasforma in un contenitore di storie immaginate, alcune inventate e altre vere, ma poco importa, perché – come diceva Fellini – “nulla si sa, tutto si immagina”. La prefazione è di Carlo Verdelli, grande giornalista, che invita a “vedere quel che ogni giorno capita di avere sotto gli occhi e non vediamo”. Il romanzo di Casadio, avverte Verdelli, è “un itinerario insolito e fantastico, dove il confine tra il magico e il vero è sfumato, intrecciato, a volte capovolto, come nei sogni”. Il vecchio professore torna nella casa dell’infanzia e il vecchio mulino abbandonato prende vita tra giardini segreti che diventano regni dell’immaginazione, del dolore, della malinconia, del rimpianto. Al passo del Furlo una volta si faceva il pane, adesso si fabbricano stanze che ospitano sogni perché non vadano dispersi nel vento. Adriano Menconi, il professore, è il protagonista delle vicende narrate, accanto a lui ci fanno compagnia il mite Dario e la focosa Anna. Prende il via un romanzo che è la raccolta di tante storie, scoprirete un bordello tra i boschi e la banda del Birro, viaggerete con la fantasia a bordo di Harley Davidson e scassate moto Guzzi, assaggerete le lasagne al tartufo della cuoca Orsolina, soffrirete per la violenza subita da Gelsomina e conoscerete il segreto erotico delle molliche di pane. Un romanzo che si presterebbe a un adattamento cinematografico – come suggerisce Verdelli – ma che avrebbe bisogno di un regista come Fellini o Tonino Guerra (maestri e amici dell’autore del libro), capace di trasformare i sogni raccontati in immagini dal grande impatto visivo. Bene ha fatto la fiorentina Vallecchi a pubblicare un’opera di grande valore letterario che merita di incontrare molti lettori.

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