Il regista avventuriero Nicolas Vanier scrive e dirige una sorta di fiaba a lieto fine, stile Belle & Sebastien, condita di spettacolari riprese sul mondo animale e su capi di bestiame liberi di vivere allo stato brado in un’ampia riserva di caccia. Siamo nella Parigi di fine anni Venti, seguiamo la vita del piccolo Paul (Scandel) in orfanotrofio che un giorno viene affidato a Borel (Elmosnino) e Célestine (Karsenti), due domestici di un conte che vive in una grande tenuta di campagna. Il ragazzino conosce un mondo naturale, frequenta il conte di Fresnaye, uomo taciturno e segnato dal dolore della perdita di una figlia, che vive con un figlio inaffidabile. La fiaba ci fa scoprire poco a poco che Paul è il nipote del conte, sua madre è morta di parto, mentre lui è stato affidato a un orfanatrofio. Molti elementi risultano irreali nella trama, altri sono inseriti con forzature; difficile accettare la situazione di un ragazzino cresciuto in orfanatrofio, affidato per caso ai domestici del conte e a un certo punto il nobile si ricorda di lui, comprende di avere in casa il nipote. Qualcosa non torna a livello di sceneggiatura, pure la scrittura dei personaggi – che cambiano carattere e comportamenti nei 116 minuti di pellicola – non è del tutto coerente. Borel nelle prima sequenze imbastisce una guerra personale contro il bracconiere Totoche (Clouzet, amante della moglie) ma alla fine i due diventano – non si comprende perché – amici inseparabili. Dobbiamo lasciare da parte la correttezza della sceneggiatura per apprezzare un film girato benissimo, corredato da una fotografia splendida e da scenografie fantastiche, specchio di una natura incontaminata. Nicolas Vanier è interessato soprattutto a mostrare la vita di cervi, cinghiali, folaghe, aironi, anatre e fagiani, che vivono in un territorio senza recinzioni gestito da un padrone illuminato. Un incontro per la vita è un suo tipico film – come Il Grande Nord (2004), dove racconta la vita quotidiana dei cacciatori dello Yukon (2004) – dal taglio documentaristico, arricchito da una sceneggiatura che fa bene al cuore, edificante e munita di lieto fine. La congruenza della narrazione non sta di casa da queste parti, la credibilità dei personaggi neppure, tutti sono troppo buoni o troppo cattivi come in una fiaba che si rispetti, i caratteri sono monocordi, tagliati con l’accetta, veri e propri fumetti simbolici che incarnano il bene e il male. Detto questo Un incontro per la vita è il perfetto film di Natale, quello che una volta si chiamava “cinema per famiglie”, da far vedere ai ragazzi per illuderli su come dovrebbe essere il mondo e come (purtroppo) non sarà mai. Certo, di tanto in tanto fa piacere anche guardare una fiaba. Le immagini sono uno spettacolo per gli occhi, ed è già qualcosa, su piccolo schermo – Infinity Mediaset – perdono molto, ma se avete un televisore ultimo grido e un buon impianto stereo apprezzerete anche una suggestiva colonna sonora. Cinema francese calligrafico, commedia scritta con le migliori intenzioni, sceneggiatura debole, regia perfetta, un compiuto esercizio di stile. Tutto sommato una piacevole visione.
Regia: Nicolas Vanier. Soggetto e Sceneggiatura: Nicolas Vanier, Jérôme Tonnerre. Produttori: Clément Miserez, Matthieu Warter. Fotografia: Eric Guichard, Laurent Charbonnier. Montaggio: Raphaele Urtin. Musiche: Armand Amar. Interpreti: François Cluzet (Totoche), Jean Scandel (Paul), Eric Elmosnino (Borel), François Berléand, Valérie Karsenti (Célestine), Thomas Durand (Bertrand), Urbain Canceleir (Lucien), Carolina Jurckzack (Florence). Durata: 116’. Titolo originale: L’École buissonnière: Commedia. Lingua Originale: Francese. Paese di Produzione: Francia, 2017.
