Per me non è mai stato un simbolo da prima pagina. Per me è sempre stato semplicemente Biagio. L’ho conosciuto all’inizio di tutto, quando era poco più che un ragazzo scappato da casa per seguire le orme di San Francesco. “Chi l’ha visto?” raccontava la sua scomparsa, mentre io e Sandro Tito, per il Giornale dell’Ora, seguimmo una traccia: si diceva che alla Stazione Centrale di Palermo ci fosse un ragazzo che gli somigliava.
Ci andai con la mia macchina fotografica. Nel mio archivio quel reportage si chiama ancora così: “Biagio Conte con gli accattoni alla stazione”. Lo ricorderò sempre: era solo, non aveva assistenti, non aveva nemmeno un bicchiere d’acqua da offrire. C’era lui e il suo cane, Libertà si chiamava. Si sedeva nelle sale d’attesa di seconda classe, ascoltava i poveracci e li confortava con la sola forza della sua presenza. Poi arrivò la 500 blu, le prime ronde notturne con un paio di volontari per portare un tè caldo e un biscotto a chi non aveva nulla. Poi il pulmino, poi l’occupazione dei locali di Via Archirafi per chiedere al Comune uno spazio per gli “ultimi”.
Biagio è cresciuto. È stato “scoperto” dalla Chiesa, dal Vaticano, ed è diventato il Fratel Biagio Conte che tutto il mondo conosce. Ha creato la prima Missione, poi la seconda, quella femminile, diventando una figura immensa. Ma per me, quasi coetaneo che l’aveva visto muovere i primi passi, rimaneva sempre quel ragazzo della stazione. Quando stava per lasciarci, ho fatto di tutto per andarlo a trovare un’ultima volta. C’è voluta fatica, ma alla fine sono riuscito a stargli accanto per trenta secondi. Lui non mi ha ricosciuto, purtroppo. . L’ho abbracciato e gli ho sussurrato all’orecchio: «Ciao Biagio, fai buon viaggio. Ci vediamo più in là».
Ho ancora tanta rabbia dentro per come la stampa, specialmente quella online ha rincorso la notizia della sua fine, facendo a gara a chi arrivava prima, speculando sugli ultimi giorni di un uomo Santo. Lo fecero morire sette giorni prima. Non è stato giusto. Oggi, anche grazie al bellissimo documentario di Costanza Quatriglio , la sua storia sta attraversando l’Italia. Sicuramente diventerà Beato, sicuramente lo faranno Santo. Ma per me, che l’ho fotografato quando non aveva niente se non il suo cuore, rimarrà sempre soltanto Biagio.
