Non è un semplice manuale operativo. È un testo che invita a ripensare la progettazione come pratica culturale, come esercizio di responsabilità sociale e come atto politico nel senso più alto del termine. In un tempo segnato dall’automazione, dalla semplificazione e dalla velocità, l’autore ci ricorda che senza conoscenza del contesto, senza coerenza interna e senza visione strategica, nessun progetto può dirsi davvero sostenibile
Negli ultimi anni il Terzo Settore si è trovato al centro di una grande trasformazione, sospinto da mutamenti normativi, pressioni economiche, nuove aspettative sociali e da una crescente domanda di trasparenza e misurabilità dell’impatto. In questo scenario articolato, parlare di Business Plan e di Business Model Canvas non significa più “importare” schemi aziendalistici nel sociale, ma ridefinire il senso stesso dell’agire collettivo organizzato. È in questa cornice che si colloca il lavoro di Carmelo Antonio Cutrufello, che affronta il tema della pianificazione non come esercizio tecnico, bensì come pratica culturale, sociale e territoriale.
Dopo alcune necessarie premesse sul quadro di riferimento e sugli strumenti operativi, il volume entra nel cuore della questione, offrendo una riflessione che tiene insieme metodo, normativa, impatto sociale e responsabilità professionale.
Il saggio si intitola Business plan e business model canvas per gli Enti del Terzo Settore. Come strutturare un progetto vincente, edito da I Sogni Perduti Edizioni (2025), e rappresenta un contributo rilevante non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque voglia comprendere le dinamiche contemporanee della progettazione sociale.
Uno degli elementi più significativi di Cutrufello è il rifiuto implicito di una visione burocratica e meccanica della progettazione. L’autore chiarisce fin dalle prime pagine che il Business Plan, per gli Enti del Terzo Settore, non può essere una semplice trasposizione di modelli nati per il profitto. Scrive infatti che il testo “vaglia la struttura ottimale del business plan, creato sulla base di un efficace Business Model Canvas, proponendo un modello attualizzato alle necessità specifiche degli ETS”.
Qui emerge una prima chiave di lettura sociologica: il progetto non è un documento statico, ma un percorso dinamico. Non è un fine, ma un dispositivo interpretativo per leggere i bisogni, comprendere il territorio e costruire risposte sostenibili. Cutrufello insiste molto sulla necessità di una “cultura condivisa di raccolta delle informazioni e conseguente loro rielaborazione”, un passaggio che richiama direttamente le teorie dei processi comunicativi e della costruzione sociale della realtà.
Nel Terzo Settore, infatti, l’informazione non è mai neutra: selezionare dati, interpretare esigenze, definire priorità significa esercitare un potere simbolico e assumersi una responsabilità comune. Il Business Plan diventa così uno strumento di mediazione tra visione strategica, comunità e risorse disponibili.
Un altro elemento centrale del volume è l’attenzione al quadro normativo, descritto dall’autore come “in continua mutazione”. Il riferimento al Codice del Terzo Settore, alla Costituzione, alla Direttiva CSRD e alla rendicontazione non finanziaria non è mai puramente tecnico, ma serve a mostrare come gli ETS siano oggi collocati in uno spazio ibrido tra pubblico, privato e società civile.
Questa instabilità normativa riflette una trasformazione più importante: il Terzo Settore non è più soltanto il luogo della solidarietà spontanea, ma un aspetto cruciale delle politiche pubbliche, della governance territoriale e delle strategie ESG delle imprese. Cutrufello coglie bene questo punto chiave quando collega la programmazione economica alla valutazione dell’impatto sociale, sottolineando che la sostenibilità non può essere solo finanziaria, ma deve essere anche relazionale, culturale e comunitaria.
Il capitolo dedicato all’uso delle IA generative rappresenta, a mio avviso, uno degli snodi più determinanti e sociologicamente rilevanti del libro. Cutrufello affronta il tema senza demonizzazioni, ma con un realismo raro nel dibattito pubblico. Racconta di progetti “evidentemente realizzati dall’intelligenza artificiale”, formalmente impeccabili ma “assolutamente avulsi dalla realtà nella quale le attività devono essere implementate”.

Qui emerge una critica culturale netta: l’IA rischia di produrre testi eleganti ma privi di radicamento sociale. Sostiene l’autore che questi progetti, se approvati, diventano “una bomba ad orologeria che può scoppiare in faccia all’ente attuatore”. È una metafora potente, che richiama il tema della responsabilità professionale e dell’etica della progettazione.
Indubbiamente, l’IA mette in discussione il valore dell’esperienza, della conoscenza del territorio e delle relazioni. Cutrufello è chiaro: “la bravura e la capacità del progettista sta nella sua coscienza e conoscenza del contesto territoriale e di implementazione”. L’Intelligenza Artificiale, quindi, può produrre risultati rilevanti solo se inserita in una cornice di senso umano, sociale e culturale.
In questa prospettiva, il ragionamento di Cutrufello dialoga idealmente con il pensiero del filosofo Luciano Floridi, uno dei massimi studiosi a livello internazionale dell’etica dell’informazione e dell’Intelligenza Artificiale. Floridi ci ricorda che viviamo ormai immersi in una “infosfera”, uno spazio ibrido in cui umano e digitale non sono più separabili, e in cui la responsabilità delle scelte non può essere delegata alle macchine.
Nel campo del Terzo Settore, questo significa che l’uso dell’IA nella progettazione deve rafforzare la capacità di prendersi cura dei contesti, delle persone e delle comunità, non appiattirle in modelli astratti e standardizzati.
L’IA, dunque, non è un soggetto decisionale, ma un ambiente cognitivo: e come tale richiede competenza, discernimento e responsabilità. È proprio questa consapevolezza etica che rende il capitolo di Cutrufello attuale e culturalmente solido.
Il libro non si limita alla critica, ma propone un utilizzo consapevole e strategico dell’IA. Viene mostrato come l’intelligenza artificiale possa supportare la raccolta di informazioni, il brainstorming, la strutturazione del Business Plan, le simulazioni finanziarie e la comunicazione verso gli stakeholder. Tuttavia, Cutrufello ribadisce che “l’IA venga utilizzata come supporto e non come sostituto del giudizio umano”.
Questa posizione è fortemente rilevante in un’epoca in cui la tecnologia tende a essere mitizzata.
L’IA diventa uno specchio delle nostre pratiche: se manca visione, anche lo strumento più avanzato produce risultati vuoti. Se invece esiste una chiara destinazione, per usare la citazione finale dell’autore, allora “esiste vento favorevole”.
Un ulteriore valore del volume è la capacità di parlare a pubblici diversi: operatori del Terzo Settore, docenti, famiglie, responsabili ESG. Questa pluralità riflette una visione sistemica della progettazione sociale, intesa come spazio di interazione tra attori diversi, portatori di interessi, valori e linguaggi differenti.
Dal mio punto di vista, questo approccio è particolarmente notevole: il libro diventa un dispositivo comunicativo che costruisce alleanze, produce fiducia e genera senso condiviso.
Il saggio di Carmelo Antonio Cutrufello non è un semplice manuale operativo. È un testo che invita a ripensare la progettazione come pratica culturale, come esercizio di responsabilità sociale e come atto politico nel senso più alto del termine. In un tempo segnato dall’automazione, dalla semplificazione e dalla velocità, l’autore ci ricorda che senza conoscenza del contesto, senza coerenza interna e senza visione strategica, nessun progetto può dirsi davvero sostenibile.
L’Intelligenza Artificiale può certamente fare grandi cose, ma – come emerge chiaramente da queste pagine – solo se guidata da competenza, esperienza e consapevolezza etica. In questo senso, le pagine di Business plan e business model canvas per gli Enti del Terzo Settore trattano anche il limite, il discernimento e la necessità di mantenere l’umano al centro dei processi decisionali.
Un testo utile e fondamentale, che contribuisce a rafforzare una cultura progettuale matura nel Terzo Settore e, più in generale, nella società contemporanea.
L’autore
Carmelo Antonio Cutrufello è project manager e consulente specializzato nella progettazione, gestione e rendicontazione di interventi finanziati, con esperienza su programmi e fondi europei, nazionali e regionali.  È presidente dell’Associazione Ulisse, realtà attiva in Sicilia su educazione, inclusione sociale e sviluppo delle comunità locali.  Nel lavoro associativo ha coordinato e supportato iniziative su autismo e capacity building degli operatori.  Ha curato la redazione di progetti su educazione ambientale e sensibilizzazione alle microplastiche in partenariati euro-mediterranei.  È autore di Business Plan e Business Model Canvas per gli Enti del Terzo Settore.
