I 90 anni di Mogol: quell’incontro con un grande Maestro della Musica Italiana

Articolo di Francesco Pira

Mogol è stato un autore profondamente sociale. Ha narrato l’intimità individuale trasformandola però in materia collettiva. Le sue canzoni hanno funzionato come specchi emotivi, capaci di mettere in relazione il vissuto del singolo con quello di un’intera comunità. È anche questo uno degli elementi che spiegano la sua straordinaria qualità artistica: la sua scrittura non si è limitata a inseguire il gusto del momento, ma ha intercettato bisogni profondi e permanenti

Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha compiuto 90 anni. Non è stato soltanto il compleanno di uno dei più grandi autori della musica italiana, ma anche un’occasione per riflettere sul valore culturale della sua opera e sull’impronta che ha lasciato nell’immaginario collettivo del nostro Paese. Mogol non ha semplicemente scritto canzoni: ha saputo dare forma, per decenni, al vocabolario sentimentale degli italiani.

Chiamarlo semplicemente autore di testi non basta a restituirne la statura. Mogol è stato, e continua a essere, un interprete finissimo dell’esistenza quotidiana, dei desideri, delle inquietudini, delle fragilità e delle speranze di intere generazioni. Le sue parole hanno attraversato la memoria condivisa, trasformando la musica leggera in uno spazio di riconoscimento emotivo e culturale.

Da più parti è stato definito, Mogol è il “paroliere che ha rivoluzionato la canzone d’autore”. In realtà, la sua grandezza artistica risiede proprio nell’aver introdotto nella canzone italiana una profondità nuova, una capacità rara di raccontare l’amore, la solitudine, la nostalgia, la libertà e la vita di ogni giorno con intensità e naturalezza.

Il Professor Francesco Pira e il Maestro Giulio Rapetti in arte Mogol

Il suo nome resterà indissolubilmente legato a quello di Lucio Battisti, in uno dei sodalizi più alti e fecondi della nostra storia musicale. Da quell’incontro è nata una sequenza di brani che ancora oggi rappresentano un patrimonio affettivo nazionale. Canzoni come Emozioni, Pensieri e parole, I giardini di marzo, Il mio canto libero, Acqua azzurra, acqua chiara non appartengono soltanto al repertorio della musica italiana: fanno parte della biografia interiore di milioni di persone.

Sono stato più volte nella sua Scuola internazionale nel cuore dell’Umbria ad Avigliano. Lì ha creato un Centro (CET) per aiutare i giovani artisti. Giulio Rapetti è un uomo straordinario, che nonostante i novanta anni, ha ancora voglia di fare progetti ed è pieno di energia. L’ho conosciuto proprio ad Avigliano nel suo quartier generale. L’occasione nasce da una mia docenza in occasione del Seminario di Lingua e Cultura Italiana rivolto agli insegnanti e ai professori delle scuole elementari e medie superiori italiane della Slovenia e della Croazia organizzato dall’Università Popolare di Trieste in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Capodistria.

In realtà lo avevo già conosciuto un bel po’ di anni fa quando lavoravo a Video Music. Con l’editore, Marialina Marcucci, l’avevamo incontrato per parlare di progetti comuni. Già allora avevo compreso quanto era straordinario questo uomo, con degli occhi bellissimi, capaci di trasmetterti il suo amore per la vita. A lui basta un foglio di carta ed una penna per buttare giù in pochissimo tempo i testi di una canzone. Nel libro, edito da Rizzoli “Il mio mestiere è vivere la vita” si racconta e lo raccontano, nella prefazione Clemente J. Mimun, Direttore del Tg5 Mediaset storico giornalista, e il produttore americano Tony Renis passato alla storia per l’intramontabile brano “Quando, quando, quando”.

“Mogol è un uomo straordinario – scrive Mimun -molto al di là della sua stranota capacità di tradurrei sentimenti in testi che sono stati, sono e saranno la colonna sonora della vita di tutti noi. Certo ci si avvicina a Giulio, si diventa suoi fan, lo si vive come un gigante, soprattutto per le emozioni che ci ha donato con Lucio Battisti, Celentano, Mina, Mango, Cocciante, Zero”.

E Tony Renis narra le sue doti umane oltre che professionali: “Ammiravo la persona, generosa, leale, disponibile, così come si sarebbe dimostrato anche nel seguito della sua vita, in ogni occasione in cui ci siamo trovati affianco, sempre pronto a spendersi per te senza chiedere in cambio nulla. Più di un amico, Giulio, un fratello”.

Basta questo per comprendere che incontrarlo, sentirlo parlare della storia della musica recente italiana, ascoltare già episodi bellissimi della sua vita è una lezione che rimane impressa per sempre. Basta guardarlo per ripensare ai testi delle sue canzoni. O basta guardarlo all’opera con giovani cantanti che nella sua scuola vanno a formarsi per cercare la via del successo.

Sentirlo parlare di amore, sentimenti e passioni è un arricchimento infinito: “se le passioni mi hanno sconvolto, gli affetti hanno invece messo le radici dentro di me. Amarsi un po’ è il mio sguardo sull’amore, e anche se l’ho scritta anni fa oggi la riscriverei uguale, perché il mio punto di vista non è cambiato: l’amore vero è quello che dura una vita, è quello quieto, è il soccorso reciproco”.

Il Professor Francesco Pira al CET, la scuola di Mogol

La forza di Mogol sta nell’essere riuscito a parlare a tutti senza cedere mai alla banalità. In una società attraversata da cambiamenti profondi, tra modernizzazione, trasformazioni dei legami familiari, nuove sensibilità e forme sempre più marcate di individualismo, i suoi testi hanno accompagnato gli italiani offrendo parole immediate ma mai superficiali. Ed è proprio qui che la sua scrittura assume anche un rilievo sociologico.

Il sociologo Zygmunt Bauman ha descritto la contemporaneità come il tempo della fragilità dei legami, degli “amori liquidi”, dei rapporti esposti all’incertezza e alla provvisorietà. Rileggere oggi Mogol significa quasi imbattersi nel tentativo opposto: attribuire spessore, intensità e continuità all’esperienza umana dei sentimenti. Nei suoi versi l’amore non è mai consumo rapido dell’altro, ma esperienza che coinvolge identità, memoria, attesa, mancanza, desiderio e reciprocità.

In questo senso Mogol è stato un autore profondamente sociale. Ha narrato l’intimità individuale trasformandola però in materia collettiva. Le sue canzoni hanno funzionato come specchi emotivi, capaci di mettere in relazione il vissuto del singolo con quello di un’intera comunità. È anche questo uno degli elementi che spiegano la sua straordinaria qualità artistica: la sua scrittura non si è limitata a inseguire il gusto del momento, ma ha intercettato bisogni profondi e permanenti.

Anche il sociologo Francesco Alberoni, che ha dedicato pagine importanti all’innamoramento e ai sentimenti, ha mostrato come l’amore rappresenti una forza capace di trasformare la percezione di sé e del mondo. Le canzoni di Mogol hanno spesso raccontato proprio questo passaggio: il momento in cui la vita cambia tonalità, si illumina oppure si ferisce, e le parole diventano necessarie per dare un nome a ciò che si prova. Da questo punto di vista, Mogol non è stato soltanto un autore di successo: è stato un vero mediatore culturale delle emozioni.

Mogol e Lucio Battisti: amici inseparabili

Hanno spiegato in vari servizi televisivi che dietro il nome Mogol vivono “sei decenni di storia della musica italiana”. Ma dentro questa lunga traiettoria c’è anche molto di più: c’è una pedagogia dei sentimenti, una grammatica del ricordo, una forma di educazione affettiva che ha accompagnato generazioni differenti. Le sue canzoni hanno insegnato a dichiarare l’amore, a raccontare l’abbandono, ad attraversare la malinconia, a custodire la speranza.

In un’epoca segnata dalla fretta comunicativa, dalla semplificazione estrema e da un progressivo impoverimento del linguaggio, l’opera di Mogol ci ricorda che la parola può essere ancora uno strumento di profondità, di cura e di verità. E che la musica, quando incontra la poesia, non si limita a intrattenere: educa, consola, unisce.

Per questo i suoi 90 anni non rappresentano soltanto un anniversario importante, ma anche l’occasione per riconoscere il debito culturale e affettivo che l’Italia ha nei confronti di un autore che ha saputo trasformare i sentimenti in patrimonio condiviso.

Auguri al Maestro Mogol, che ha insegnato a generazioni intere che le emozioni, quando trovano le parole giuste, diventano parte della storia personale e culturale di un’intera nazione.

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