Conversazione con il professore e saggista che ricorda quanto i valori della Carta debbano essere trasmessi con forza alle nuove generazioni
Il 27 dicembre 1947 viene promulgata la nostra Costituzione che sarà in vigore dal 1°gennaio 1948. L’allora capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini e il guardasigilli Giuseppe Grassi, firmano la Carta Costituzionale, la legge fondamentale dello stato italiano. Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, lo stesso giorno della firma viene pubblicata nell’edizione speciale della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, la n° 298. La Costituzione entra in vigore il primo gennaio 1948.
Nella Costituzione, nelle pieghe delle parole (pace, libertà, uguaglianza, scuola, salute, lavoro, cultura, paesaggio) è incastonata la nostra storia, il nostro passato, presente e futuro. Pagine che definiscono la nostra (o meglio le nostre) identità. La Costituzione è la nostra carta d’identità, il nostro “album di famiglia” scritto da tante donne e uomini piene/i di sogni, di valori, di principi. Ricordiamo i loro nomi: Adele Bei, Teresa Noce, Lina Merlin, Nilde Iotti, Elettra Pollastrini, Teresa Mattei, Giorgio Amendola, Alcide De Gasperi, Luigi Longo, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Benedetto Croce, Tristano Codignola, Luigi Einaudi, Concetto Marchesi, Piero Calamandrei, Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira e tantissimi altri. Oggi, in occasione di questa data simbolo, parliamo con il professore Francesco Pira, Associato di Sociologia presso l’Università degli Studi di Messina, saggista e giornalista, della Costituzione come di un «bene dell’umanità», da conoscere, promuovere, rendere accessibile a tutti.

D.: La nostra Costituzione annuncia una rivoluzione, un programma che spetta a tutti noi di tradurre in fatti concreti. Come possiamo fare prendere vita, dare un corpo alle parole quali pace, uguaglianza, cultura?
R.: Mi piace iniziare questa nostra conversazione dalle parole della Senatrice a vita, Liliana Segre: “Anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata, ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un paese più giusto e anche più felice”. Come non condividere questa affermazione.
La Costituzione Italiana è un’arzilla vecchietta. Sta cercando di sopravvivere all’era terribile dell’emotivismo (parlare alla pancia della gente e farla indignare soprattutto sul web) e al cattivismo. La nostra Costituzione è tutto questo. La rappresentazione di un paese capace di rialzarsi dopo la guerra e che oggi sembra distratto, confuso e impaurito.
Una delle sfide più affascinanti di questa era di globalizzazione sembra essere proprio comprendere, nel rispetto delle diversità, quali elementi possiamo mettere a fattore comune con l’obiettivo di promuovere una crescita culturale e sociale di tutte le nazioni. Sono molteplici i valori che accomunano le diverse culture, e sopra ogni altro, il principio della responsabilità dell’individuo nei confronti della comunità cui appartiene ed il principio della solidarietà nei confronti degli altri che deve prevalere sull’interesse privato. Ritengo che, partendo da questi due principi, condivisi da tutte le democrazie, sia possibile vincere la sfida per l’attribuzione di un diverso significato al termine globalizzazione. Esso non rappresenterebbe più un mondo dove prevalgono solo le regole del profitto, ma diverrebbe espressione di un sistema di principi globalmente condivisi, finalizzati alla promozione di uno sviluppo armonioso e sostenibile dei popoli.
Oggi ci troviamo a dovere fronteggiare una realtà molto complessa ed in rapida evoluzione (le tensioni internazionali, la crisi economica, l’immigrazione, la diminuzione delle risorse mondiali). Questo rende urgente individuare quali azioni possano aumentare il livello di consapevolezza di tutti, in modo da assumere la responsabilità di essere parte della società e partecipare in modo attivo e positivo al necessario mutamento.
In Italia i temi della solidarietà e della responsabilità sociale hanno radici molto profonde. La Costituzione Italiana rappresenta infatti l’espressione migliore del confronto culturale e politico delle diverse anime del Paese all’uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, uno sforzo di modernità ed equilibrio che vede sanciti principi importanti:
Cito, ad esempio, l’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia nelle formazioni sociali ove svolga la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Ed ancora l’articolo 41: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
I valori della responsabilità e della solidarietà nelle sue diverse espressioni, il diritto/dovere di ciascun cittadino a partecipare alla crescita della società, così come il diritto di fare impresa e il dovere di indirizzarla a fini sociali, rappresentano alcuni dei fondamenti su quali è organizzata la società italiana.
Certo la storia italiana dal Dopoguerra ad oggi, ci ha mostrato che non sempre i principi trovano reale e completa applicazione, i tentativi di fare venire meno il primato della legalità (terrorismo di diversa matrice, delinquenza organizzata) hanno prodotto in alcuni casi una forma di scollamento tra società e Stato, e hanno dato luogo ad una crescita del paese non omogenea, complessa, generando delle differenze che ancora oggi sopravvivono in termini di sviluppo tra Nord e Sud della nostra penisola.
Oggi il nostro Paese ma anche l’Unione Europea, e non solo, non sono e non appaiono ai più credibili. Una mancanza di credibilità che la crisi economica, la crisi del pensiero e della parola, il caos mediorientale, la guerra tra Russia e Ucraina, alimentano sempre di più.
Il nostro Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella ricorda costantemente che: “La Costituzione, ieri come oggi, riguarda tutti da vicino. I suoi principi indicano modi di vivere che vanno realizzati, messi in pratica con l’esercizio della propria libertà e per il presente e il futuro comune di quella che viene chiamata, appunto, comunità nazionale.
Chi opera nell’ambito della cittadinanza attiva e solidale, giorno per giorno verifica il valore dell’attenzione alle necessità delle persone, si rende conto di quanto i valori della nostra Carta siano alla base del vivere insieme”.
L’Italia deve ripartire, mettendo in campo quei valori che sono andati perduti come: l’altruismo, l’amore, la carità e la generosità verso gli altri. I giorni che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, non vanno dimenticati, ma vanno custoditi come un insegnamento che duri per tutta la vita. Iniziamo a riappropriarci di quella resilienza che abbiamo, forse, perduto.
Nel 2008 l’allora Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, mi conferì l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Sento ancora più forti da quel momento i valori della Costituzione. In molti incontri dell’UNIMRI (Unione Nazionale Insigniti al Merito della Repubblica Italiana) Associazione di cui mi onoro di essere Vice Presidente Vicario nazionale, parliamo sempre dei valori della Repubblica e della Costituzione. È un nostro impegno e un nostro dovere, trasmettere questi valori alle nuove generazioni.
Ho aperto citando all’inizio la Senatrice Segre e con lei concludo la risposta alla sua domanda:“La Costituzione, come disse Calamandrei, non è un pezzo di carta ma il testamento di 100 mila morti caduti nella lotta per la libertà”.

D.: Accanto alla Costituzione quali sono gli altri libri fondanti che regolano, indirizzano i passi del cammino della sua vita?
È difficile rispondere a questa domanda perché la lettura è qualcosa di intimo. Ma ci provo. La Bibbia sicuramente. E poi è chiaro che il mio interesse di ricerca mi ha portato ad esplorare i padri della sociologia, i testi di comunicazione e giornalismo, e grandi pensatori contemporanei come Zigmunt Bauman e Byung-Chul Han, giusto per citare due professori di cui ho nella mia libreria tutte le loro pubblicazioni. Da ragazzo ho letto tantissimo: libri di avventura (Salgari il mio preferito) ma anche romanzi sui grandi temi. Mi piace leggere tutto quello che mi interessa e mi piace avere una casa piena di libri. Mi piace molto una affermazione di Francesco Petrarca: “Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso”. È questo il mio rapporto. Mi piace scoprire dai libri e nei libri orizzonti nuovi. Vorrei concludere con un pensiero di Jorge Luis Borges: “Il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini”. È verissimo.
