Ironia e sovversione delle certezze in Robert Musil

Articolo di Ivan Pozzoni

Il congiuntivo contro il destino: pragmatica dell’identità e ironia della realtà

In Der Mann ohne Eigenschaften, Robert Musil trasforma la crisi dell’identità moderna in un problema di logica, linguaggio e organizzazione sociale. Ulrich, il protagonista, vive in una società che pretende di ricavare dalle qualità individuali identità stabili, comportamenti prevedibili e posizioni riconoscibili. Il romanzo incrina tale pretesa attraverso una formula destinata a diventare il suo principio epistemologico: «Wenn es Wirklichkeitssinn gibt, muß es auch Möglichkeitssinn geben» («Se esiste un senso della realtà, deve esistere anche un senso della possibilità») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, 16). Il Wirklichkeitssinn riconosce le condizioni effettive dell’esperienza; il Möglichkeitssinn interroga le alternative che quelle condizioni non hanno realizzato. La realtà perde il privilegio di presentarsi come conclusione definitiva della storia. L’immagine iniziale delle porte chiarisce la relazione fra necessità e convenzione: «Wenn man gut durch geöffnete Türen kommen will, muß man die Tatsache achten, daß sie einen festen Rahmen haben» («Se si vuole passare agevolmente attraverso porte aperte, bisogna rispettare il fatto che esse hanno una cornice solida») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, 16]. La cornice rappresenta il vincolo materiale, istituzionale e linguistico entro cui agisce il soggetto. La critica musiliana non richiede di negare l’esistenza dei vincoli: richiede di distinguere la loro consistenza dalla pretesa che essi esauriscano ogni possibilità di vita. Il pensiero critico comincia quando la descrizione del limite smette di funzionare come giustificazione della sua eternità. Musil precisa che chi possiede il senso della possibilità non afferma semplicemente «Hier ist dies oder das geschehen, wird geschehen, muß geschehen» («Qui è accaduto, accadrà o deve accadere questo o quello»), formula alternative: «Hier könnte, sollte oder müßte geschehn» («Qui potrebbe, dovrebbe o dovrebbe necessariamente accadere») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, 16). Il passaggio dall’indicativo al congiuntivo modifica la forza pragmatica dell’enunciato. L’indicativo presenta una configurazione come fatto; il modale könnte apre uno spazio di possibilità; sollte introduce una valutazione normativa; müßte mette in gioco una necessità condizionale. La grammatica diventa un dispositivo di critica sociale perché rende distinguibili l’esistenza, il desiderio e l’obbligo. La frase successiva concentra il procedimento: «Nun, es könnte wahrscheinlich auch anders sein» («Ebbene, probabilmente potrebbe anche essere altrimenti») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, 16]. L’avverbio wahrscheinlich attenua la certezza; könnte sospende l’obbligatorietà; anders dischiude l’alternativa. In termini di pragmatica linguistica, l’enunciato interviene sul common ground, l’insieme delle assunzioni condivise dagli interlocutori. Una credenza considerata ovvia torna negoziabile: l’ironia non si limita a contraddire un’affermazione, ne rende visibili le premesse nascoste. Il senso della possibilità viene infine definito come capacità di «alles, was ebensogut sein könnte, zu denken und das, was ist, nicht wichtiger zu nehmen als das, was nicht ist» («pensare tutto ciò che potrebbe altrettanto bene esistere e non considerare ciò che esiste più importante di ciò che non esiste») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, 16). L’operazione è insieme cognitiva e politica: il soggetto confronta il mondo esistente con ciò che è stato escluso dalla sua organizzazione. Il possibile non equivale a una fantasia arbitraria; diventa uno strumento utile a individuare la contingenza delle istituzioni, dei valori e delle identità. Questa indeterminatezza investe direttamente la persona. Il titolo del capitolo trentanove, «Ein Mann ohne Eigenschaften besteht aus Eigenschaften ohne Mann» («Un uomo senza qualità è composto da qualità senza uomo»), rovescia la convinzione secondo cui la somma delle caratteristiche descriva integralmente un individuo (Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, XXXIX). Le qualità sembrano essersi emancipate dal soggetto, circolando come attributi socialmente riconoscibili. La persona viene letta attraverso professione, reputazione, competenza e appartenenza; la sua singolarità eccede le classificazioni che ne organizzano il riconoscimento. Il problema assume una forma esplicitamente morale quando Ulrich riflette: «Man kommt gerade dann immer einen Schritt vorwärts, wenn man lügt» («Si fa sempre un passo avanti proprio quando si mente») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, XXXIX). La menzogna è una diagnosi del funzionamento sociale: l’inautenticità risulta vantaggiosa quando le istituzioni premiano l’apparenza di coerenza più della verità. La frase non formula una legge universale della condotta; espone sarcasticamente un meccanismo di selezione sociale nel quale il successo dipende dalla capacità di offrire agli altri una rappresentazione accettabile di sé.

La società delle certezze: razionalità, conformismo e politica dell’arte

L’ironia di Musil acquista portata istituzionale nella descrizione di Kakania, l’Impero austro-ungarico trasformato in una macchina narrativa del compromesso. «Natürlich rollten auf diesen Straßen Automobile; aber nicht zuviel Automobile!» («Naturalmente su queste strade circolavano automobili, però non troppe automobili!») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978]. La ripetizione produce una contraddizione comica: il progresso viene ammesso, purché non alteri l’ordine esistente. La stessa logica governa il rapporto con la modernizzazione, l’ambizione politica e il prestigio nazionale. L’ironia nasce dal divario fra la dichiarazione di apertura e le condizioni che ne limitano l’efficacia. Musil osserva inoltre che «Es gibt nichts, was dem Geist so gefährlich wäre wie seine Verbindung mit großen Dingen» («Non c’è nulla di più pericoloso per lo spirito del suo legame con le grandi cose») [Der Mann ohne Eigenschaften, Rowohlt, 1978, XLVIII). La frase individua il rischio dell’intelligenza quando viene assorbita da progetti totalizzanti, retoriche nazionali e ambizioni di grandezza. Il pensiero diventa strumento di legittimazione e perde la capacità di esaminare le sue premesse. Nello stesso orizzonte si colloca la satira dei discorsi ufficiali, nei quali l’autorità sociale non garantisce la densità intellettuale. Il prestigio produce un effetto di credibilità che può sopravvivere al vuoto argomentativo. Il confronto con Judith Butler consente di comprendere come le classificazioni sociali contribuiscano a produrre le identità che sembrano limitarsi a descrivere. In Gender Trouble si legge: «There is no gender identity behind the expressions of gender; that identity is performatively constituted by the very “expressions” that are said to be its results» («Non esiste un’identità di genere dietro le espressioni del genere; quell’identità viene costituita performativamente proprio dalle “espressioni” considerate suoi risultati») [Routledge, 1999, 33]. Il concetto di performativity illumina, per analogia, il problema musiliano: le qualità attribuite al soggetto vengono reiterate nelle pratiche, nei giudizi e nelle aspettative fino a sembrare proprietà naturali. Il confronto non annulla le differenze teoriche fra gli autori; mostra come la stabilità identitaria dipenda da procedure di riconoscimento. La sociologia della razionalizzazione offre un secondo livello di lettura. Il conformismo non si manifesta come obbedienza: deve assumere la forma di una procedura, di un lessico professionale o di una sequenza di decisioni corrette. L’individuo impara a riprodurre le aspettative dell’ambiente perché il riconoscimento dipende dalla sua conformità. La critica letteraria analitica deve descrivere il processo distinguendo contenuto proposizionale, implicature e presuppositions: ciò che un discorso afferma esplicitamente è accompagnato da assunzioni che raramente vengono sottoposte a verifica. L’ironia rende queste assunzioni percepibili, facendo emergere le contraddizioni fra le dichiarazioni pubbliche e gli effetti concreti. Mark Fisher, in Capitalist Realism, descrive la riapertura dell’orizzonte politico con la frase: «From a situation in which nothing can happen, suddenly anything is possible again» («Da una situazione in cui non può accadere nulla, improvvisamente tutto torna possibile») [Zero Books, 2009, 80/81]. La diagnosi del realismo capitalistico converge con Musil sul problema della necessità: un sistema storico riesce a presentarsi come l’unico ordine praticabile, rendendo marginali le alternative prima ancora che siano discusse. Il Möglichkeitssinn interrompe tale chiusura e restituisce al presente la sua natura contingente. L’immaginazione letteraria assume una funzione politica, perché modifica il campo di ciò che una comunità riesce a considerare pensabile. Lauren Berlant introduce un’altra ambivalenza attraverso la formula «A relation of cruel optimism exists when something you desire is actually an obstacle to your flourishing» («Esiste una relazione di ottimismo crudele quando qualcosa che desideri costituisce in realtà un ostacolo al tuo fiorire») [Cruel Optimism, Duke University Press, 2011, 1]. La relazione descrive un attaccamento a oggetti, istituzioni o promesse che alimentano la speranza e contemporaneamente impediscono la realizzazione personale. Il parallelismo con Musil emerge dalla contraddizione fra appartenenza e autonomia: le strutture che promettono identità, sicurezza e riconoscimento sono idonee a restringere le possibilità dell’individuo. La critica deve esaminare i desideri attraverso cui l’ordine sociale viene interiorizzato. La dimensione estetica si chiarisce attraverso Sianne Ngai, che collega le proprie categorie estetiche alle dinamiche di «production», «circulation» e «consumption» («produzione», «circolazione» e «consumo») [Our Aesthetic Categories: Zany, Cute, Interesting, Harvard University Press, 2012, introduzione]. La forma artistica partecipa alla vita sociale attraverso la produzione di sensibilità e gerarchie, e riesce a mettere in crisi le classificazioni che rendono familiari determinate esperienze. La prosa musiliana opera in questa zona: il lettore incontra formule apparentemente normali, ne riconosce l’assurdità e torna a interrogare il suo modo di attribuire valore alle cose. L’effetto estetico modifica la percezione, rendendo visibili i meccanismi simbolici del conformismo. La neuroscienza cognitiva deve descrivere un aspetto di questa esperienza mediante il concetto di prediction error, l’errore di previsione. Il lettore costruisce aspettative sull’andamento di un discorso e deve aggiornarle quando incontra un’incongruenza ironica. Il procedimento offre un modello interpretativo della revisione cognitiva, senza autorizzare a ridurre l’ironia a un singolo meccanismo neurale. Nel romanzo, la discrepanza fra forma linguistica e situazione sociale sollecita una nuova interpretazione: la risata nasce quando la spiegazione convenzionale non riesce a sostenere ciò che pretendeva di chiarire. La politologia dell’arte permette di interrogare la distribuzione pubblica delle possibilità. Jacques Rancière definisce l’ordine sociale attraverso «cette distribution des places et des fonctions» («questa distribuzione dei posti e delle funzioni») [La Mésentente. Politique et philosophie, Galilée, 1995, 52]. Il concetto di partage du sensible indica il sistema che stabilisce chi deve parlare, che esperienze diventano visibili e che parole vengono riconosciute come significative. L’ironia musiliana interviene su questa soglia: rende udibile la contraddizione nascosta nelle formule del potere e mostra che la normalità dipende da una precisa organizzazione delle percezioni e dei discorsi.

L’etica dell’incompiuto: la letteratura come riapertura del mondo

La riflessione critica su Musil conferma che il romanzo non deve essere ridotto alla rappresentazione di una crisi individuale. Stijn De Cauwer, in Ideology Critique and Utopianism in the Work of Robert Musil, definisce il progetto utopico del romanzo attraverso «the conditions of possibility» («le condizioni della possibilità»). La formula è decisiva: l’utopia musiliana non richiede un modello conclusivo di società perfetta, perché si concentra sulle condizioni che permettono di immaginare e sottoporre a critica ordini differenti. Il possibile assume una funzione metodologica: mantiene aperta la ricerca, impedendo che un’ipotesi si trasformi in dogma. Thomas Harrison, nel saggio The Essayistic Novel and Mode of Life: Robert Musil’s The Man without Qualities, individua due risultati centrali dell’opera musiliana: «his transformation of that literary genre or mode into a novel» e «his existentializing of the form, elevating it to a paradigm for ethical action» («la trasformazione di quel genere o modo letterario in un romanzo» e «la sua trasformazione esistenziale della forma, elevandola a paradigma dell’azione etica»). L’Essayismus, l’essayismo musiliano, non consiste nell’accumulare opinioni: è un metodo che esamina un problema da prospettive diverse, senza imporre prematuramente una sintesi. La forma del romanzo riproduce questa apertura attraverso digressioni, ipotesi e variazioni del punto di vista. Anche la critica di Robert Musil’s Literary Ethics: The Man without Qualities Reconsidered interpreta il protagonista come un «moral experimenter» («sperimentatore morale») e descrive la sua ricerca come una «salvation of singularity» («salvezza della singolarità»). L’identità senza qualità non equivale a un vuoto privo di conseguenze: rappresenta il tentativo di sottrarre l’esistenza a una morale irrigidita in classificazioni e comportamenti automatici. La sperimentazione etica consiste nel verificare come vivere, invece di assumere come definitiva una risposta ereditata. L’interpretazione di Seitz, in Political Imagination in Crisis, offre un’ulteriore precisazione: «The sense of possibility discloses contingency and otherness» («Il senso della possibilità dischiude la contingenza e l’alterità»). La contingenza indica che le cose avrebbero potuto assumere una configurazione differente; l’alterità segnala la presenza di esperienze e soggetti che l’ordine dominante non riesce a comprendere. Il senso della possibilità ha valore politico: costringe a considerare che la distribuzione attuale dei ruoli e delle opportunità non esaurisce ciò che una società può diventare. Una prospettiva affine emerge nello studio di Robert Musil’s Other Postmodernism: Essayismus, Textual Subjectivity, and the Philosophical Discourse of Modernity. Il contributo definisce l’Essayismus come «the condition of a subjectivity suspended amid a network of determining forces» («la condizione di una soggettività sospesa in una rete di forze determinanti»). La soggettività appare come il risultato provvisorio di relazioni, linguaggi e circostanze, non come una sostanza isolata. Musil non elimina la responsabilità individuale: mostra quanto sia difficile esercitarla quando le forze sociali hanno predisposto le forme attraverso cui una persona può riconoscersi. La convergenza fra queste letture chiarisce il significato della grammatica del possibile. La pragmatica mostra come le parole regolino le aspettative; la critica analitica ricostruisce le inferenze che sostengono le convenzioni; la sociologia individua i meccanismi di conformità; la neuroscienza aiuta a comprendere come l’incongruenza possa sollecitare una revisione interpretativa; l’antropologia e la politologia dell’arte esaminano le condizioni attraverso cui esperienze e soggetti diventano visibili. Questi approcci non coincidono e non devono essere forzati in un’unica teoria. Si incontrano nell’idea che la realtà sociale sia un prodotto di pratiche interpretative, istituzioni e abitudini. La conclusione, in termini semplici, è che Musil ci invita a diffidare delle definizioni che pretendono di esaurire una persona e delle istituzioni che presentano le loro regole come inevitabili. Ulrich non possiede una formula definitiva di vivere: conserva la possibilità di mettere alla prova quelle disponibili. È questa incompiutezza a renderlo interessante. Quando una società confonde ciò che esiste con ciò che deve esistere, il pensiero critico riapre la questione. L’ironia rende visibile l’assurdo, la letteratura permette di immaginare alternative e la responsabilità individuale comincia dalla capacità di chiedersi se il mondo debba continuare a essere così.

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