“La vita invisibile di Euridice Gusmão”, un buon lavoro melodrammatico

Articolo di Gordiano Lupi

La cinematografia brasiliana puntava molto su questo film, presentato agli Oscar 2020 come miglior film straniero, ma si è dovuta accontentare (si fa per dire) del prestigioso Premio Un certain regard, ottenuto a Cannes. In realtà La vita invisibile di Euridice Gusmão è un buon lavoro melodrammatico ma risente di un’impostazione da telenovela brasiliana che condiziona il giudizio finale. Ambientazione perfetta (ma patinata) in una Rio de Janeiro anni Cinquanta. Euridice e Guida sono due sorelle che crescono in una famiglia borghese e si vogliono un gran bene, entrambe hanno sogni importanti, la prima vorrebbe diventare pianista, la seconda cerca il grande amore. Sono due donne libere e indipendenti che vivono in una società patriarcale, ma a un certo punto delle loro esistenze si perdono di vista, forse definitivamente, conservando un grande desiderio di ricongiungersi. Il film analizza molto bene i caratteri delle protagoniste, presentando in maniera alternata le rispettive vite, passando dalla delusione per il mancato conservatorio di Euridice al matrimonio fallito di Guida che cresce il suo bambino con l’aiuto di un’amica. Euridice si sposa e mette al mondo due bambini ma rinuncia al sogno del conservatorio, mentre Guida perde la sua identità per continuare a esistere in una favela di periferia. Fotografia anticata dai toni ocra, opera di Louvart, sceneggiatura del regista – che sviluppa la storia contenuta nel romanzo di Martha Batalha – con l’aiuto dei bravi Hauser e Bortagaray. Il montaggio di Parplies diluisce in 139 minuti l’azione, che risulta compassata e da melodramma televisivo, secondo la moda brasiliana della soap opera. Gli interpreti sono bravi, soprattutto Carol Duarte e Julia Stocker, ben guidate da un regista che per i movimenti di macchina indulge su riprese da cartolina di una Rio De Janiero troppo convenzionale, persino quando ambienta le scene nei quartieri popolari. La vita invisibile di Euridice Gusmão è un film interessante che aiuta a capire la cultura di un Brasile patriarcale e il cambiamento dei tempi, perché nel finale vediamo la differenza con l’epoca contemporanea, quando Euridice ritrova le lettere della sorella e conosce i nipoti. Visibile su Rai Play, si è visto su Rai 5, per fortuna senza interruzioni pubblicitarie, vista la lunghezza che supera le due ore.

Regia: Karim Aïnouz. Soggetto: Martha Batalha (romanzo). Sceneggiatura: Murilo Hauser, Inés Bortagaray, Karim Aïnouz. Fotografia: Hélène Louvart. Montaggio: Heike Parplies. Musiche: Benedikt Schiefer. Scenografia: Rodrigo Martirena. Costumi: Marina Franco. Trucco: Rosemary Paiva. Produttori: Rodrigo Teixeira, Michael Weber, Viola Fügen. Case di Produzione: RT Features, Pola Pandora Filmproduktions, Canal Brasil, Naymar. Distribuzione (Italia): Officine UBU. Genere: Drammatico. Paese di Produzione: Brasile – Germania, 2019. Durata: 139 minuti. Titolo originale: A Vida Invisível. Lingua Originale: Portoghese. Interpreti: Carol Duarte (Euridice),

Julia Stockler (Guida), Fernanda Montenegro (Older Euridice), Gregório Duvivier (Antenor), Bárbara Santos (Filomena), Flávia Gusmão (Ana), Maria Manoella (Zélia), Cristina Pereira (Cecilia), Nikolas Antunes (Iorgus), Claudio Gabriel (Tonico), Flavio Bauraqui (detective Macedo), Gillray Coutinho (Afonso), Alexander Paz (Moisés), Andressa Cabral (Amira), Eduardo Tornaghi (Douglas), Fernardo Ceylão (Laerte).

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