L’umanità dentro la guerra: il viaggio di Andrea Iacomini nell’Ucraina dei bambini

Articolo di Francesco Pira

Un libro necessario quello del Portavoce Nazionale di Unicef, intenso e civile, che restituisce alla guerra il volto dell’infanzia e alla testimonianza il compito di spezzare l’indifferenza

Non tutti i libri sulla guerra parlano davvero dell’umano. Alcuni descrivono eventi, altri analizzano scenari, altri ancora denunciano orrori. I più rari, invece, riescono a portare il lettore dentro le ferite della storia senza mai smarrire il volto delle persone. “La forza sia con te. Cronaca di una missione in Ucraina!” di Andrea Iacomini, giornalista e portavoce nazionale dell’UNICEF Italia, è uno di questi.

È un libro che interroga, commuove e, soprattutto, costringe a restare. La sua recente presentazione al Taobuk – Taormina International Book Festival, in un incontro di alto profilo culturale e di forte impegno civile, ha confermato la statura di un’opera che va ben oltre il semplice racconto di viaggio. Ho avuto l’onore di moderarne la presentazione, mentre la giornalista Francesca Gullotta ne ha accompagnato il percorso pubblico con sensibilità e misura, contribuendo a restituire tutta la densità morale e culturale del volume. Non è un libro sulla guerra. È un libro sull’umanità dentro la guerra. Sono molto grato per questa opportunità a Carmelita Maricchiolo Responsabile Unicef di Taormina.

Entrare in queste pagine significa confrontarsi con una scrittura che ha scelto consapevolmente la strada della testimonianza. Iacomini non analizza il conflitto dall’esterno, non ne offre una lettura geopolitica in senso stretto, non cerca il commento astratto. Sceglie invece di entrare nei luoghi, nei volti, nelle voci, nei silenzi. E proprio in questa scelta risiede, a mio avviso, la sua forza più grande. Non siamo davanti a un saggio, né a un reportage nel senso tradizionale del termine, ma a una narrazione incarnata, capace di trasformare l’esperienza vissuta in responsabilità collettiva.

Nella prefazione, Nello Scavo individua subito il centro morale dell’opera quando scrive: “Questo libro nasce da una necessità, perciò è necessario. La necessità di non voltare lo sguardo, di non permettere che l’assuefazione diventi complicità”. È una frase chiave. L’assuefazione è infatti uno dei grandi rischi del nostro tempo mediatico: la sofferenza che scorre senza sedimentare, il dolore che si consuma dentro il flusso dell’informazione continua, il bambino che smette di essere volto e diventa cifra. Iacomini compie il gesto opposto: rallenta, entra, nomina, restituisce spessore umano là dove il sistema comunicativo tende a produrre saturazione emotiva e distanza.

Come sociologo dei processi culturali e comunicativi, considero questo uno degli elementi più interessanti del libro. Viviamo in un ecosistema informativo in cui vediamo troppo, troppo in fretta, senza tempo per la comprensione profonda. In questo contesto, la scelta narrativa di Iacomini è potente perché rifiuta la mediazione fredda dello storytelling confezionato e si espone alla vulnerabilità della testimonianza diretta.

Quando scrive che il suo è “il semplice racconto di un uomo normale, in missione in un contesto tutt’altro che normale”, ci offre un patto di lettura onesto e disarmato. E proprio per questo credibile.

Il titolo stesso, “La forza sia con te”, è una chiave straordinaria. Nasce da una frase pronunciata dall’app Air Alert, che segnala la fine degli attacchi missilistici: un’espressione che appartiene all’immaginario globale di Star Wars e che Iacomini trasforma in simbolo laico di resistenza, coraggio, presenza. È un’operazione comunicativa di grande intelligenza: prendere un frammento della cultura popolare universale e farne il segno di una speranza concreta, dentro il buio reale del conflitto. È un modo per dire al lettore: questa storia, apparentemente lontana, ti riguarda. È inscritta nello stesso universo simbolico con cui sei cresciuto, ma qui non c’è finzione. Qui il male ha il rumore dei droni, dei bunker, delle scuole bombardate.

Ed è proprio la scuola uno dei luoghi simbolici più forti del libro. Le pagine dedicate ai bambini di Kobzartsi, alla scuola semidistrutta di Mykolaïv, ai ragazzi che studiano nei rifugi, sono tra le più intense dell’intero volume. Le scuole, come osserva Scavo, “vengono bombardate per distruggere ogni speranza di futuro”. Non sono danni collaterali: sono obiettivi strategici. Distruggere una scuola significa spezzare una trasmissione culturale, interrompere un progetto di domani, colpire l’identità di un popolo. Eppure, in quelle aule ferite, continuano a risuonare voci, desideri, giochi, quaderni, saluti, piccole speranze ostinate. Qui il libro raggiunge uno dei suoi vertici: mostrare che la resilienza non è retorica, ma vita che resiste.

Non meno importante è il ruolo che Iacomini assegna ai bambini come soggetti e non come semplici oggetti della narrazione. Il XII Rapporto dell’associazione Carta di Roma, richiamato nella prefazione, segnala che la voce dei minori stranieri non accompagnati viene raccolta in meno del 14 per cento dei casi. I bambini sono spesso raccontati, ma raramente ascoltati. Questo libro rompe quella logica. I bambini non sono un fondale emotivo: hanno nomi, gesti, sguardi, scritture, paure, gratitudini. Katrina, Volodimir, i ragazzi che corrono incontro gridando “Benvenuti, Italia!” diventano persone, non statistiche. Ed è questo, narrativamente e moralmente, il gesto più importante: dare volto a ciò che il sistema dell’informazione tende a comprimere in dato.

Molto intensa è anche la riflessione sull’eroismo. Iacomini si chiede chi siano davvero gli eroi del nostro tempo e indica due figure che parlano direttamente al cuore del libro: Papa Francesco e Malala. Il primo per la sua capacità di fare della parola una forma alta di presenza morale nei drammi del mondo; la seconda perché rappresenta il diritto all’istruzione come diritto alla dignità, alla libertà, alla vita. In entrambi i casi il libro propone una definizione di eroismo che condivido profondamente: non l’eccezione spettacolare, ma la scelta quotidiana di stare dalla parte dell’umano.

Un altro elemento di grande bellezza è la presenza delle canzoni che aprono i capitoli: Sting, Battisti, Rino Gaetano, U2, Tracy Chapman, Vasco Rossi, Simply Red. Questa scelta è una precisa strategia comunicativa che merita di essere analizzata.

Le canzoni funzionano come memoria collettiva, attivano nel lettore una partecipazione immediata, costruiscono ponti tra l’esperienza individuale e l’universo simbolico condiviso. Quando nel taxi a Chisinau risuona “Fragile” di Sting, quella canzone non è più solo una

colonna sonora: diventa una chiave di accesso emotivo alla scena, una soglia di immedesimazione, una forma di prossimità culturale.

Questo volume ha anche un altro merito fondamentale: si sottrae alla logica della propaganda in un contesto, quello della guerra in Ucraina, attraversato da una violentissima battaglia narrativa. Ho scritto e studiato molto sulla comunicazione del conflitto, sulle strategie di Putin e Zelensky, sulle fake news, sui deepfake, sui bot, sull’intelligenza artificiale che amplifica e distorce. In un simile scenario, la testimonianza umana è una delle forme più preziose e sovversive di comunicazione. Perché non semplifica, non manipola, non recita. Si fa presenza.

Il libro si chiude con un’appendice di dati che pesa come una pietra: milioni di sfollati, rifugiati, minori bisognosi di aiuto, civili feriti o uccisi. Ma dopo aver attraversato le storie, quei numeri non sono più numeri. Ogni cifra porta il peso di un volto. Ogni statistica diventa insostenibile nella sua verità. Ed è proprio questa la grande lezione del libro: la narrazione, quando è autentica, non sostituisce i dati, ma li rende finalmente comprensibili nella loro dimensione umana.

Andrea Iacomini scrive che non ha salvato nessuno, non ha fermato la guerra, non ha restituito le gambe a Katrina. Ma ha fatto qualcosa che, nel tempo della distrazione globale, vale immensamente: ha reso impossibile l’indifferenza. E in un’epoca in cui l’indifferenza è una delle forme più pericolose di resa morale, questo libro è un atto di resistenza. Un libro alla volta, una storia alla volta, un lettore alla volta: è anche così che si costruisce la pace.

“La forza sia con te” è, in definitiva, un libro necessario, commovente, lucido, profondamente umano. Un libro che non cerca il clamore della denuncia, ma la determinazione della testimonianza.

Grazie ad Andrea Iacomini per aver avuto il coraggio di andare, il coraggio di guardare, e soprattutto il coraggio di tornare e raccontare. Grazie ad Andrea per aver scelto di sussurrare invece di urlare, di testimoniare invece di giudicare, di restare accanto invece di passare oltre.

“Che la Forza sia con te”, Andrea. E con tutti i bambini coinvolti nelle guerre.

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