Alessandro Blasetti (Roma, 1900 – 1987) è un critico cinematografico che sin dal 1927 si dedica alla produzione di film, ispirati ai capolavori sovietici (Sole), storico – politici (Nerone), melodrammatici (Resurrectio). La cena delle beffe interpretato da Clara Calamai resta negli annali come il primo seno nudo del cinema italiano. Altri piccoli capolavori sono Quattro passi tra le nuvole (1942), Fabiola (1947), Peccato che sia una canaglia (1954) e La fortuna di essere donna (1956). Gira l’ultimo film nel 1969 (Simon Bolivar), poi si dedica a insegnamento e critica del cinema. I due ultimi film citati sono molto importanti perché caratterizzati da un omaggio alla bellezza femminile e da una grande fisicità. Peccato che sia una canaglia – apprezzato da poco su RTV 38 – vede al centro della trama una stupenda Sophia Loren nei panni della figlia di un ladro gentiluomo (De Sica), che fa innamorare un ingenuo Marcello Mastroianni, dopo aver provato – con due maldestri complici – a rubargli il tassì (una Fiat 1100 nuova di zecca). La pellicola impone all’attenzione del pubblico una nuova coppia di attori che farà molta strada ed è tratta da Il fanatico di Alberto Moravia, contenuto nella raccolta Racconti romani. Una commedia di caratteri molto ben sceneggiata da Suso Cecchi d’Amico, Alessandro Continenza ed Ennio Flaiano, che sfrutta al meglio le doti degli attori e mette in mostra un grande Vittorio De Sica nei panni di un vecchio ladro galantuomo. La fortuna di essere donna (1956) è ancora una pellicola interpretata dalla coppia Loren – Mastroianni e fa della bellezza femminile il suo punto cardine. La Loren viene fotografata da Mastroianni a sua insaputa mentre si aggiusta una calza, finisce sulla copertina de Le ore e pensa di poter sfondare nel mondo del cinema grazie alle conoscenze del fotografo e di un conte trafficone (Charles Boyer). La ragazza – bella e affascinante quanto spregiudicata – ben presto si rende conto che la realtà non è semplice come il sogno. Sceneggiatori d’eccezione Suso Cecchi d’Amico, Ennio Flaiano e Sandro Continenza che sembrano ispirarsi alle disavventure private dello scrittore Ercole Patti e di una sua amica. Il regista mostra il prima e il dopo di un rapporto sessuale tra Loren e Mastroianni insistendo su considerazioni intime molto trasgressive per il periodo storico. In definitiva si tratta del lancio artistico di Sophia Loren.
Tornando a Peccato che sia una canaglia c’è da dire che viene girato a Cinecittà, nel comune di Castel Gandolfo e nella parte antica della città di Roma. Tutte le sequenze all’interno del tassì sono realizzate in studio con appositi sfondi per raffigurare gli esterni. Belle location del centro storico tra Colosseo, Circo Massimo, Palatino e piazza di Sant’Anastasia. Scenografie d’autore realizzate da Mario Chiari e Matteo Garbuglia. La regia di Blasetti è da scuola di cinema, a base di primi piani, campi e controcampi, brevi piani sequenza, recitazione sullo sfondo di comparse mentre si svolge un dialogo in primo piano, insomma, un vero gioiello di cinema teatrale. Il ritmo è intenso, conferito da un montaggio rapido di Mario Serandrei (95’ di cinema comico con battute rapide e ficcanti), che gode di una stupenda fotografia in bianco e nero di Aldo Giordani. Colonna sonora di Alessandro Cicognini che ha come motivo di fondo la popolarissima Bingo Bengo, di gran moda nel periodo storico, canticchiata da Sophia Loren sin dalle prime sequenze. Buon successo di pubblico in Italia, ma anche nel resto del mondo – soprattutto negli Stati Uniti – con il titolo internazionale Too bad she’s bad. Neorealismo rosa o commedia sentimentale, comunque si voglia definire, un buon lavoro cha dà risalto a uno spaccato storico tra povertà e voglia di riscatto. Blasetti riprende quartieri popolari romani, racconta la vita quotidiana, mostra ragazzini che rubano per sbarcare il lunario, inventa personaggi straordinari che rappresentano un mondo perduto. Inutile dire che Marcello Mastroianni, Sophia Loren e Vittorio De Sica sono straordinari nelle rispettive caratterizzazioni. Tra gli interpreti piccoli ruoli per Memmo Carotenuto, Gigi Reder e Pino Scaccia. Alcune sequenze al mare sono a rischio taglio censura, per non parlare del bacio in pubblico che chiude il film dopo i due schiaffoni inflitti alla canaglia che ha fatto innamorare il bel tassista. Tra le cose migliori le sequenze ambientate in casa Stroppiani con “il professore” che tenta di far funzionare un registratore rubato alla Rai e tutta la parte al commissariato, commedia degli equivoci di gran livello, degna di una pochade. Film da recuperare e da rivedere, pensando con nostalgia ai tempi in cui gli autori delle italiche commedie si chiamavano Blasetti, D’Amico, Flaiano e Continenza. Tempi che non torneranno.
Regia: Alessandro Blasetti. Soggetto: Alberto Moravia (racconto Il fanatico da Racconti romani). Sceneggiatura: Suso Cecchi d’Amico, Alessandro Continenza, Ennio Flaiano. Fotografia (B/N): Aldo Giordani. Montaggio: Mario Serandrei.
Scenografie: Mario Chiari. Costumi: Maria De Matteis. Musiche: Alessandro Cicognini. Casa di Produzione: Documento Film. Genere: Commedia: Durata: 95’. Paese di produzione: Italia, 1955. Interpreti: Sophia Loren (lina Stroppiani), Marcello Mastroianni (Paolo Silvestrelli, tassista), Vittorio De Sica (“il professore” Stroppiani), Mauro Sacripanti (Peppino), Michael Simone (Toto), Marcella Melnati (nonna di Lina), Umberto Melnati (derubato dal portafogli), Margherita Bagni (Elsa, moglie del derubato), Memmo Carotenuto (Cesare), Giacomo Furia (Luigi), Mario Passante (commissario), Giulio Calì (guardia notturna), Gigi Reder (controllore), Mario Scaccia (Carletto), Wanda Benedetti (Valeria), Nino Dal Fabbro (il meccanico), Manlio Busoni (funzionario Cassa del Mezzogiorno), Gianni Musy (un ladro), John Stacy (turista inglese), Maria Britneva (turista inglese), Amalia Pellegrini (vecchietta alla stazione), Giulio Paradisi (cameriere del bar).
