Apprendo con stupore che I racconti della domenica è stato distribuito anche nei cinema, cosa incredibile visti i tempi compassati, la recitazione dilettantesca e la fotografia monocorde. A parte un corredo di buone intenzioni non resta molto dopo la visione – su Rai 5 (reperibile anche su Rai Play) -, perché la storia avrebbe la pretesa di raccontare la Seconda Guerra Mondiale e la presa di coscienza di Francesco, un ragazzo che nel dopoguerra s’impegna in politica e diventa sindaco del paese natale. Forse sceglie il partito sbagliato, perché la Democrazia Cristiana ha tradito gli ideali di Don Sturzo e si è data al malaffare, quindi, dopo alcuni anni di benevole concessioni, presenta il conto al sindaco idealista. Troppe cose non tornano in questa pellicola e ci pare strano che la critica accorta non le abbia ravvisate. Prima di tutto si racconta la vita di un sindaco che resta al potere per circa trent’anni – impossibile per legge -, prima di rifiutare la carica di deputato. In secondo luogo si presenta un’Italia ai tempi del Presidente Leone e – in seguito – del delitto Moro con arredamenti casalinghi stile anni Sessanta, vediamo persino le radio a valvole e i televisori posizionati sopra carrelli di legno. Non solo, il regista fa dire al personaggio principale che al paese nessuno possiede la televisione in bianco e nero (alla portata di tutti, dal 1965 almeno), mentre nel 1978 in Italia arrivò persino la televisione a colori (in occasione dei Mondiali di Argentina) e non se ne fa parola. Altra stranezza un padre che va a lavorare in America e che non si fa mai vivo, in compenso conserva le lettere che il figlio scrive, in un raccoglitore intitolato “I Racconti della Domenica”. Alla morte del padre è la sorella americana – figlia del genitore con altra donna – a far avere il ricordo in Sicilia nelle mani di un commosso Francesco. Personaggi monodimensionali. Francesco è un uomo troppo perfetto per essere vero, la moglie Maria è una donna tutta casa e chiesa da racconto d’altri tempi, i politicanti democristiani sono delle figurine senz’anima. Tra gli attori salviamo Nino Frassica, custode tutto cuore del collegio dove il piccolo Francesco viene mandato a studiare e che per primo insegna al ragazzino a scrivere al padre. Il giudizio finale è di netta insufficienza, soprattutto per la ricostruzione storica carente – dovuta a mancanza di studio – e per una storia che mostra il fianco di tempi troppo lunghi (101’) per le cose da dire. Materiale ce ne sarebbe stato, visto che il regista-sceneggiatore avrebbe l’ambizione di raccontare quarant’anni di storia sicula, ma il film è realizzato in maniera così pedestre che nel finale si vede costretto a fare un riassunto per immagini dei fatti accaduti. Ispirato alla storia vera del nonno del regista, Francesco Gurgone, uno dei sindaci più giovani del dopoguerra, forse troppo idealizzata. Giovanni Virgilio è nato nel 1983, sono consapevole che non abbia contezza di cosa fosse l’Italia negli anni Settanta, ma esistono i libri di storia per documentarsi. Le ultime sequenze sono la cosa peggiore del film perché costruiscono un finale convenzionale come pochi. Da evitare con cura, anche se gratuito, su Rai Play.
Regia: Giovanni Virgilio. Soggetto e Sceneggiatura: Luca Arcidiacono, Manuela Gurgone, Marco Spagnoli, Giovanni Virgilio. Fotografia: Giovanni Mammolotti. Montaggio: Emiliano Bellardini, Luca Carrera. Musiche: Michele Josia. Costumi: Laura Costantini. Produttore: Jacopo Genuardi, Giulia Zappalà. Case di Produzione: Movieside, Rai Cinema, contributo Ministero della cultura, sostegno della Sicilia Film Commission. Distribuzione (Italia): Movieside Distribution. Durata: 101’. Genere: Storico, Drammatico. Paese di Produzione: Italia, 2022. Interpreti: Alessio Vassallo (Francesco Giuffrida), Nino Frassica (Don Peppino), Emmanuele Aita (Ture), Nico Birnbaum (sergente Albert Meier), Paolo Briguglia (Don Antonio), Stella Egitto (Maria), Francescvo Foti (padre di Maria), Francesca Della Ragione (Francesca), Rita De Donato (Angelica), Vincent Riotta (onorevole Di Nardo), Gabriele Finocchiaro (Ture da giovane), Simone Raffaele Cordiano (Francesco).
