“La moglie è uguale per tutti”, un film del ’55 in cui l’autore non prende posizione sul divorzio, ma lascia intuire che una legge precisa servirebbe

Articolo di Gordiano Lupi

Giorgio Simonelli (1901-1966) è il regista preferito da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Le pellicole comiche che l’autore romano – anche sceneggiatore e montatore – dirige nei primi anni Sessanta con protagonista la famosa coppia comica sono ben dodici. Oltre sessanta i film diretti in carriera (da Melodramma, 1934 a I due figli di Ringo, 1967 e il film di montaggio postumo Amici più di prima, 1976) per lo più di genere comico, la sua cifra stilistica, senza mai rinunciare a calarsi nella realtà del quotidiano. Abbiamo rivisto – grazie al ciclo Capolavori del Cinema Italiano programmato in estate dalla toscana RTV38 – La moglie è uguale per tutti, una sorta di film a episodi strutturato secondo il meccanismo del prologo contenitore, visto che l’azione si svolge nello studio di un avvocato divorzista e i vari segmenti narrativi sono i racconti dei mariti e delle mogli che vorrebbero separarsi. L’elemento politico di questa deliziosa farsa è che nel periodo storico in Italia non esiste una legge sul divorzio, il solo modo per sciogliere un vincolo coniugale consiste nel rivolgersi a un legale esperto di Sacra Rota che deve lavorare su elementi certi per convincere il tribunale ecclesiastico. Nino Taranto è il protagonista indiscusso nei panni dell’avvocato intransigente che non si rende conto dell’amore che prova per lui la sua segretaria e che pare refrattario al matrimonio. In un rocambolesco finale l’avvocato Antonio De Papis lotta contro i genitori riluttanti di una ragazza promessa sposa al nipote e riesce a convincerli che il ragazzo è un buon partito. Non solo, pure il legale dal cuore arido finisce accalappiato dalla bella segretaria che gli regala ben sei figli. L’ultima sequenza vede la coppia a passeggio per le strade di Roma con l’avvocato che spinge una carrozzina, a braccetto con la moglie, accanto a cinque ragazzini. Tutto il film parte dall’idea che l’avvocato De Papis vorrebbe far capire al nipote che non sarebbe il caso di sposarsi, per far questo lo fa assistere a una tipica giornata di lavoro da avvocato divorzista. Gli episodi narrati dai personaggi che si alternano nello studio vedono mariti vessati da mogli apprensive, coniugi siculi eccessivamente gelosi, mariti costretti a dimagrire, matrimoni in crisi per figli che compaiono all’improvviso, compagni interessati al denaro di anziane concubine, mariti che si fingono sordi perché non sopportano le mogli, fantasmi di coniugi defunti che tormentano nuovi matrimoni…

Il messaggio della pellicola resta sempre indeciso. Forse perché Simonelli e i suoi sceneggiatori vogliono solo far ridere. Non siamo in un film di Pietro Germi. L’autore non prende posizione sul divorzio, lascia intuire che una legge precisa servirebbe, ma inserisce momenti in cui sembra dire che con la buona volontà tutto si aggiusterebbe. Non è sempre così vero, ma anche certe considerazioni fanno parte dei numerosi luoghi comuni di cui è costellato il film e che sono utilizzati in chiave comica, dai siciliani gelosi alle mogli apprensive, passando per le donne che comandano a bacchetta i loro uomini e per i mariti vessati da compagne logorroiche.

Cast davvero eccellente. Vediamo Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello (doppiati da Carlo Romano e Stefano Sibaldi) rispettivamente nella parte del nuovo marito e del fantasma del vecchio coniuge in uno degli episodi più esilaranti, di taglio fantastico, ricco di effetti speciali in sovraimpressione per la parte del fantasma. Carlo Dapporto è Porfirio Della Noce, il perfido amante che circuisce una donna anziana per derubarla e fare la bella vita. Riccardo Billi e Mario Riva danno vita al segmento comico in cui il marito è costretto a dimagrire per tenersi in forma mentre il fratello della moglie fa la bella vita. Un episodio ricco di malintesi e giochi di parole che anticipano il cinema di Franco e Ciccio. Piccole parti per Bice Valori e Paolo Panelli (buffo segretario del legale), senza dimenticare Alberto Bonucci. Nel cast femminile molte bellezze anni Cinquanta, da Yvonne Sanson a Nadia Gray, passando per Lea Padovani, Liliana Bonfatti, Tina Pica, Hélène Rémy. Un film ben sceneggiato da alcune grandi firme della commedia all’italiana come Vittorio Metz, Ruggero Maccari, Francesco Cipriani Marinelli, Mario Mangini e Giovanni Grimaldi. Fotografia in bianco e nero di Mario Montuori; montaggio serrato, ben definito in 92’ da Nino Baragli. Musiche ritmate di Carlo Innocenzi. Scenografia d’epoca di Saverio D’Eugenio. Inutile dire che la regista di Giorgio Simonelli gode di un’esperienza ventennale in simili lavori comici che ricordano la pochade, inseriti in un contesto teatrale e interpretati da attori che si trovano a loro agio sul palcoscenico. Le parti migliori della pellicola sono i dialoghi che godono di tempi comici perfetti. Una piacevole riscoperta.

Regia: Giorgio Simonelli. Soggetto e Sceneggiatura: Vittorio Metz, Ruggero Maccari, Francesco Cipriani Marinelli, Mario Mangini, Giovanni Grimaldi. Fotografia: (B/N) Mario Montuori. Montaggio: Nino Baragli. Musiche: Carlo Innocenzi. Scenografia: Saverio D’Eugenio. Produttore: Ferruccio De Martino, Federico Teti. Casa di Produzione: O.S.C.A.R. Film. Genere: Commedia. Durata: 92’. Paese di Produzione: Italia, 1955. Interpreti: Nino Taranto (Antonio De Papis), Nadia Gray (Lea), Lea Padovani (Cristina Ferretti), Yvonne Sanson (Yvonne Micucci), Mario Riva (Mario Rivetti), Riccardo Billi (Mimì Pasquali), Hélène Rèmy (Giulietta), Fulvia Franco (Agatina Cuccurullo), Pina Renzi (Margherita Cardelli), Liliana Bonfatti (Elsa Pasquali), Bice Valori (Cesira), Linda Tur (moglie dello zio Michele), Tina Pica (Tina Beretta), Roberto Risso (Michele), Carlo Dapporto (Porfirio Della Noce), Ugo Tognazzi (Ugo), Alberto Bonucci (Leopoldo Rossi), Turi Pandolfini (sig. Beretta), Mimmo De Ninno (Ciccino Cuccurullo), Ettore Jannetti (zio Michele), Carlo Bellini (cognato di Giulietta), Paolo Panelli (Vincenzo), Renato Vicario (Aldo De Papis), Raimondo Vianello (Giorgio), Ignazio Balsamo (siciliano galante), Carlo Micheluzzi (colonnello Bepi Ridolfi), Checco Durante (padrone della trattoria), Eva Vanicek (Lucia Ridolfi), Agnese Dubbini (Maria Rosa), Gina Rovere (vicina di casa dei Pasquali), Gigi Reder (passeggero dell’autobus), Mario Passante (Tiburzio cameriere di Margherita Cardelli).

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