“La presidentessa”, nonostante tutto è un lavoro abbastanza riuscito

Articolo di Gordiano Lupi

La presidentessa (1977) è un remake di un remake, nonostante tutto è un lavoro abbastanza riuscito. Il primo film con questo titolo è datato 1938 (La présidente) e lo firma il francese Fernad Rivers; il secondo è del 1952 e lo dirige Pietro Germi, con Silvana Pampanini nel ruolo principale, ma entrambi adattano per il cinema la stessa pochade di Maurice Hennequin e Pierre Veber. Grande cast con Johnny Dorelli, Mariangela Melato, Gianrico Tedeschi, Laura Trotter, Vittorio Caprioli e lo stesso regista in un ruolo divertente. Si tratta ancora una volta – dopo L’anatra all’arancia (1975) con Tognazzi, Vitti e Bouchet – di una pochade francese portata al cinema con grande cura formale. Salce non si fa pregare per seguire la moda imperante della commedia erotica, realizza diverse scene piccanti e fotografa alcuni nudi parziali della Melato. In questo periodo Salce interpreta molti ruoli come attore comico della commedia sexy, si tratta di parti consistenti e di rapidi cammei dove realizza la caricatura dell’italiano medio pieno di difetti e con in testa solo il sesso. La presidentessa è ambientato in Veneto e vede protagonista la ballerina di avanspettacolo Yvette (Melato), scambiata dal Ministro della Giustizia (Dorelli) per la moglie di un magistrato (Tedeschi). Il Ministro vorrebbe promuovere il magistrato e farlo lavorare a Roma per avere la presunta moglie sempre a sua disposizione. Commedia degli equivoci allo stato puro che coinvolge la vera consorte del magistrato (Vazzoler), il segretario del Ministro (sempre Dorelli), la moglie del Ministro (De Simone) e un gruppo di amici del magistrato (Bologna, Salce, Caprioli…). Lieto fine assicurato. Non è il miglior lavoro di Salce, ma la lingua batte dove il dente duole, si affronta con il sorriso sulle labbra l’endemica piaga della corruzione italiana, ci sono accenni di femminismo e liberazione sessuale, non manca il sesso, sempre in primo piano, che prevarica il dovere. Impianto teatrale di Ottavio Jemma che scrive i dialoghi e sceneggia la pochade di Hennequin e Veber, rendendola divertente e ricca di colpi di scena. Il montaggio di Antonio Siciliano è rapido, la confezione di 105’ è la misura giusta per alternare le diverse parti in gioco e per presentare l’azione sia nella villa di campagna del magistrato, sia a Roma nel Ministero di Grazia e Giustizia. Scenografie teatrali niente meno che di Dante Ferretti; colonna sonora con toni di jazz e avanspettacolo

curata da Lelio Luttazzi; fotografia anticata di Ennio Guarnieri. Un buon film, divertente e scanzonato, che si rivede volentieri a distanza di quasi cinquant’anni. Una piacevole riscoperta televisiva.

Regia: Luciano Salce. Soggetto: Maurice Hennequin e Pierre Veber (pièce teratrale). Sceneggiatura: Ottavio Jemma. Fotografia: Ennio Guarnieri. Montaggio: Antonio Siciliano. Musiche: Lelio Luttazzi. Scenografia: Dante Ferretti. Produttore: Mario Cecchi Gori. Casa di Produzione: Capital Film. Distribuzione (Italia): Gold Film. Genere: Commedia. Durata: 105’. Paese di Produzione: Italia, 1977. Interpreti: Mariangela Melato (Yvette Jolifleur), Johnny Dorelli (Tony Beghin / Ottavio), Vittorio Caprioli (Ginepro), Luciano Salce (Daniele), Gianrico Tedeschi (Agostino Trecanti), Marco Tulli (Salvatore), Fernando Cerulli (Tony), Elsa Vazzoler (Egle Trecanti), Renzo Marignano (Nino), Ugo Bologna (Roberto), Lucio Montanaro (Fulgenzio), Laura Trotter (Dionisia Trecanti), Luciano Bonanni (ufficiale), Ria De Simone (Angelina Beghin).

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