Bob Thornton è più noto come attore che come regista, visto che ha girato solo cinque film – Passione ribelle è il terzo – nonostante tutto presenta uno stile interessante e una grande capacità tecnica nelle riprese, che sono la cosa migliore di una pellicola tratta dal romanzo Cavalli selvaggi di Cormac McCarty. La sceneggiatura, invece, risulta fiacca e caratterizzata da un andamento lento a tratti poco sostenibile, visto che realizza un modesto film da un buon materiale narrativo, complice anche un montaggio compassato. La trama in estrema sintesi. John Grady Cole è un cow-boy abile con i cavalli che vive in Texas nel ranch di famiglia. Alla morte del nonno, la madre decide di vendere la proprietà e lui abbandona gli Stati Uniti insieme al fido amico Lacey, attraversando il Rio Bravo in cerca di lavoro presso qualche fattoria messicana. Un incontro con un ragazzino segna la loro vita, quindi i due trovano impiego in un grande ranch dove John s’innamora della figlia del proprietario. Il destino si rivolta contro i due ragazzi che finiscono in galera e devono superare prove molto dure. Film che comincia come un western di frontiera dai toni crepuscolari, dotato di una fotografia stupenda delle grandi praterie texane, prosegue come un’epopea dell’amicizia compresa fuga in Messico, si trasforma in romanzone d’amore e in pellicola carceraria dai toni crudi per finire con la poetica del ritorno a casa, al termine di alcune prove da affrontare. Un’Odissea dei tempi moderni questo All the Pretty Horses che prende una buona storia in formato romanzo ma non riesce a interessare lo spettatore trasformandola in immagini. La pellicola resta un ottimo esperimento calligrafico, una buona prova di stile, perché da un punto di vista formale il film non fa una piega, si ricorda per scenografie sontuose e grandi spazi immortalati da riprese sempre azzeccate. Il regista passa dai primi piani al taglio degli occhi, allarga l’obiettivo verso la prateria e il Rio Bravo, racchiude nello spazio di suggestive riprese il meglio che sa fare. Ted Tally non sceneggia al meglio la storia, conferisce un ritmo blando al film, montato a ritmi lenti da Sally Menke (troppi 116’ per come scorrono), ma fotografato benissimo da Barry Markowitz. Ottima la colonna sonora a base di musica folk e brani romantici, stupende le scenografie texane e messicane, di fatto le cose migliori di una pellicola che può definirsi irrisolta. Fiasco totale al botteghino, nonostante la presenza di un buon cast, da un giovane Matt Damon a una bellissima Penelope Cruz. Visto su Rai Movie, lo trovate su Rai Play. Tutto sommato merita la visione, se non altro per la grande cura formale con cui è stato realizzato.
Regia: Billy Bob Thornton. Soggetto: Cormac McCarthy (romanzo Cavalli selvaggi). Sceneggiatura: Ted Tally. Fotografia: Barry Markowitz. Montaggio: Sally Menke. Musiche: Larry Paxton, Marty Stuart, Kristin Wilkinson. Scenografia: Clark Hunter, Max Biscoe, Richard L. Johnson. Case di Produzione: Columbia Pictures, Miramax Films. Titolo Originale: All the Pretty Horses. Lingue Originali: Inglese, Spagnolo. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 2000. Durata: 116’. Genere: Western, Drammatico. Interpreti: Matt Damon (John Grady Cole), Henry Thomas (Lacey Rawlins), Penélope Cruz (Alejandra de la Rocha), Lucas Black (Jimmy Blevins), Miríam Colón (Doña Alfonsa), Ruben Blades (Don Hector de la Rocha), Julio Oscar Mechoso (il capitano Raul), Sam Shepard (J.C. Franklin), Robert Patrick (Cole), Marc Miles (vicesceriffo Smith), J. D. Young (il nonno), Bruce Dern (il giudice), Frederick Lopez (il sergente), Vincente Ramos (comandante), J. D. Garfield (Carlos), Lonnie Rodriguez (Esteban), Angelina C. Torres (Luisa), Jo Harvey Allen (moglie del giudice), Julio Cedillo (contadino messicano), Raul Malo (il cantante).
