Quel giorno che conobbi il Boss mafioso Nitto Santapaola, morto a 87 anni nel carcere di Opera in regime di 41 bis

Articolo di Franco Lannino

Trenta anni fa come ieri veniva catturato a Mazzarrone in provincia di Catania il boss latitante Nitto Santapaola. Era il momento della riscossa dello Stato contro l’offensiva mafiosa portata avanti dall’ala stragista di “cosa nostra”, e Santapaola per il territorio catanese era considerato il Totò Riina del luogo, il numero uno. Logico che per noi era obbligo andare nella città etnea per documentare la cattura. Ci fiondammo in autostrada (allora, 30 anni fa, paradossalmente era in condizioni molto migliori di adesso) e ricordo che arrivammo in meno di un’ora e mezzo. Andammo in Questura da dove, sapemmo, stavano organizzando la classica uscita del boss in manette. All’arrivo trovammo una piazzetta gremita da centinaia di persona, gente del popolo e tanti agenti di polizia. Cori di approvazione e applausi all’indirizzo delle forze dell’ordine. Dovettero mettere delle transenne davanti il portone della squadra mobile per contenere la folla. Erano circa le 11 del mattino, e io, come gli altri colleghi studiavamo la strategia per cogliere le angolazioni migliori. Le transenne! quale posto migliore per sollevarsi un po’ da terra ed avere una visuale migliore? Scelsi quella più centrale rispetto al portone, mi ci misi a cavalcioni convinto che da un momento all’altro l’arrestato venisse portato in passerella. Purtroppo per me non fu così e nel frattempo i fotografi e gli operatori tv diventarono decine e decine. Dovete sapere che nel momento in cui prendi una posizione non la puoi abbandonare perché di sicuro ti verrebbe “soffiata” da un tuo collega – concorrente, ed io avevo la postazione migliore. Era un mestiere spietato il nostro, la concorrenza era agguerrita e non si facevano prigionieri. I minuti diventarono ore e io stavo sempre a cavalcioni sul tubo di quella transenna. Mi ricordo ancora oggi il dolore sempre più forte alle natiche e alla schiena. Senz’acqua per potersi dissetare ma soprattutto senza poter far pipì. Nove lunghe ora ho tenuto la posizione, nove ore di autentica sofferenza. Per che cosa? Per pochi secondi di passerella. Il Licantropo (o il cacciatore) – questi i nomigoli di Nitto Santapaola – fu fatto vedere in manette alle 20, che già faceva buio, tanto che dovetti montare il flash sulla mia Nikon. Gli scatti furono eseguiti, il servizio c’era. Potevamo affrontare il viaggio di ritorno verso Palermo per andare in agenzia , sviluppare le pellicole, stampare le foto ed andare nelle redazioni del giornali a venderle.

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