Il peso di un cognome: Domingo Buscetta e il volto di una vittima trasversale

Articolo di Franco Lannino

Questa non è solo una fotografia, è un frammento di storia del giornalismo. È la foto tratta dalla patente di guida di Domingo Buscetta, ucciso a Palermo nel marzo del 1995. La sua colpa? Portare un cognome pesante, quello dello zio “Don Masino”, il primo grande collaboratore di giustizia. Una vittima della vendetta trasversale, uccisa solo per ritorsione.

​Ma questa stampa racconta anche come facevamo informazione prima dell’era digitale:

​L’invio con il Belinografo, la macchina delle telefoto il “Tamburello” : Per mandare questa foto alle agenzie di stampa ed ai giornali non bastava un “tap”. La fotografia dopo essere stata stampata e preparata con la didascalia (vergata con la macchina da scrivere manuale) veniva fissata su un cilindro rotante che un lettore ottico scansionava riga dopo riga. ​Per ottenere una foto a colori, il segnale doveva passare tre volte per i colori fondamentali (ciano, magenta, giallo) colori che erano “suggeriti alla macchina con la scala cromatica che vedete accanto a destra.

​Servivano più di 30 minuti di trasmissione via cavo per una singola immagine, oggi con whatsapp basta un attimo…

​Un lavoro fatto di attese estenuanti, telefoni che fischiavano e la pressione di trasmettere il prima possibile le immagini di una Palermo ferita. Un’evoluzione tecnologica enorme, che però non deve farci dimenticare il peso delle storie che scorrevano su quel tamburo.

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