Esattamente vent’anni fa – il 22 agosto del 2006 – venivo chiamato per una sparatoria nei pressi di un banchetto di frutta a Tommaso Natale, un quartere satellite di Palermo. Come fotoreporter il primo impulso, mentre prepari la macchina fotografica e cerchi di superare il nastro della polizia, è chiedere chi sia la vittima. La sensazione iniziale era quella di trovarsi davanti all’ennesimo regolamento di conti tra cosche.
L’asfalto bollente, le tute bianche della scientifica e i rilievi raccontavano però una storia ben diversa e ancora più drammatica.
A terra non c’era un capomafia, ma Giuseppe D’Angelo, un barista in pensione di 63 anni. La sua sola colpa era stata quella di essersi seduto a prendere un po’ d’ombra vicino al banco della frutta di un suo amico, ignaro di assomigliare in modo impressionante a Bartolomeo “Lino” Spatola, un vero mafioso che era poi il reale obiettivo del commando guidato dalle direttive dei boss di San Lorenzo, Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Lino Spatola sarebbe poi stato ucciso e fatto sparire con il metodo della lupara bianca poche settimane dopo, a settembre. Invitato a seguire i killer in un casolare con la scusa di un summit di mafia, una bella mangiata a base di carne di coniglio e vino e poi,a fine pasto, come da copione, strangolato con un laccio e seppellito sul posto.
Le ricostruzioni giudiziarie e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbero anni dopo ricostruito la dinamica di quel 22 agosto: l’arrivo dell’auto con Francesco Briguglio e Gaspare Pulizzi, la moto con Gaspare Di Maggio e Antonino Pipitone, i colpi di P. 38 sparati da Pulizzi e Pipitone contro un uomo del tutto estraneo alle dinamiche criminali.
E poi i processi che hanno portato alle condanne all’ergastolo per i Lo Piccolo, Pipitone e Di Maggio, e alle pene per i pentiti.
Nell archivio di Studio Camera conservo gli scatti di quel giorno.
Ricordare Giuseppe D’Angelo a vent’anni di distanza significa documentare la crudezza di una mafia che, per un semplice errore di persona o una tragica fatalità, non si è fatta scrupolo di spezzare la vita di un cittadino innocente.

