“Finché notte non ci separi”, un film discreto

Articolo di Gordiano Lupi

Prima notte di nozze in un albergo romano di gran lusso (il Grand Hotel de Rome), in una camera dove hanno dormito attori famosi e uomini politici – come ripete un solerte cameriere (De Razza) – per una giovane coppia che si accinge a consumare un rapporto d’amore. A un certo punto Eleonora (Fogliati) scopre una busta nelle tasche di Valerio (Scicchitano) contenente un assegno e un anello, regalo della ex fidanzata del marito. Inizia una notte on the road per una Roma deserta e spettrale, fotografata con toni ocra, alla ricerca di Francesca (Bilello) e del motivo per uno strano regalo.

Film ispirato alla commedia israeliana Honeymood di Talya Lavie – ben sceneggiato da Cimpanelli, Martinez e Paratore, diretto da Antonaroli – per raccontare una generazione irrisolta che fatica ad affrontare la vita e a prendersi delle responsabilità. Siamo diventati davvero quel che il film racconta? Triste ammetterlo. Forse per questo motivo uno spettatore come me (nato nel 1960) fatica ad accettare certe soluzioni narrative e a farsi coinvolgere da una trama sin troppo grottesca. Finché notte non ci separi resta un film girato molto bene, a base di soggettive, primi piani e piani sequenza, ambientato in maniera suggestiva in una Roma notturna e tra le stanze del Grand Hotel de Rome. Fotografia suggestiva (Annichiarico) e montaggio (Calabria) adeguato in 87 minuti per niente eccessivi. Purtroppo in fase di sceneggiatura i personaggi non sono caratterizzati al meglio, si resta sempre in superficie, si cerca la leggerezza a ogni costo, seguendo i canoni della commedia sentimentale sofisticata. Finché morte non ci separi ha il pregio di tentare un approccio originale rispetto alla media delle commedie italiane contemporanee che sembrano scritte con la fotocopiatrice. Protagonisti bravi, sia una schizzatissima Pilar Fogliati nei panni di Eleonora, sia Filippo Scicchitano come marito che rincorre la moglie per le strade di Roma. Francesco Pannofino regala una partecipazione straordinaria da tassista romano crumiro e tifoso juventino, incisiva e divertente. Il padre e la madre di Valerio sono Lucia Ocone e Giorgio Tirabassi, coppia che strappa il sorriso in alcune occasioni, per merito della madre impicciona. Armando De Razza interpreta un surreale cameriere sempre pronto a elencare nomi di personaggi che hanno soggiornato nelle stanze dell’albergo, persino Pamela Prati. Buona (mai invasiva) la colonna sonora di Nicola Piovani. Un film discreto, apprezzato in Prima Tv su Rai Uno, a parte le riserve del caso sulla poca profondità psicologica e sulla trama abbastanza improbabile. Buono per una visione da piccolo schermo.

Regia: Riccardo Antonaroli. Soggetto: Talya Lavie (Honeymood). Sceneggiatura: Roberto Cimpanelli, Giulia Martinez, Susanna Paratore. Fotografia: Federico Annichiarico. Montaggio: Esmeralda Calabria. Musiche: Nicola Piovani. Produttori: Francesco Cimpanelli, Marco Poccioni,

Marco Valsania. Case di Produzione: Rodeo Drive, Life Cinema, Rai Cinema con il contributo del Ministero della Cultura. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Durata: 87’. Genere: Commedia. Paese di Produzione: Italia, 2024. Interpreti: Pilar Fogliati (Eleonora Bollori), Filippo Scicchitano (Valerio Di Castro), Valeria Bilello (Francesca), Claudio Colica (Michele), Francesco Pannofino (tassista), Lucia Ocone (Anna, madre di Valerio), Armando De Razza (cameriere), Neva Leoni (Ester/Sara), Giorgio Tirabassi (Davide, padre di Valerio), Grazia Schiavo (Patricia), Giuseppe Ragone (coinquilino di Michele), Marco Giuliani (brigadiere Bruni)

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